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PARLA MARCO TRAVAGLIO

Parole chiave (tag): "PASSAPAROLA"

"PASSAPAROLA" si trasferisce

A partire dal 29 giugno 2010,http://conoscilitalia.altervista.org/blog/ ospiterà

 “PASSAPAROLA”,il programma di Beppe grillo e Marco travaglio,in onda ogni lunedì.

Fino ad oggi,”RETE ITALIA” ha ospitato “PASSAPAROLA” su http://politicaitaliana.blogitaly.net/Travaglio-in-diretta-b2.htm

A partire da domani,in questa saranno pubblicati solo link che ricollegheranno al blog http://conoscilitalia.altervista.org/blog/.

 

 

 

“RETE ITALIA”:

http://www.politicaitaliana.blogitaly.net

http://perunaitaliamigliore.ilcannocchiale.it

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28 Giu 2010

Dell'Utri,assoluzione ad personam?




Testo:
Buongiorno a tutti, questa settimana si chiuderà probabilmente in appello davanti alla Corte d’Appello di Palermo, il processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, è un processo che all’inizio in primo grado aveva due imputati: Marcello Dell'Utri e Gaetano Cinà, furono condannati entrambi nel dicembre 2004, Dell'Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Cinà a una pena lievemente inferiore per partecipazione a associazione mafiosa.

Dell'Utri, una sentenza "politica" (espandi | comprimi)
Cinà è uno dei tanti personaggi che secondo i giudici di Palermo sono mafiosi, Cinà era della famiglia mafiosa di Malaspina imparentato tramite la moglie con i vecchi boss, poi deposti dai corleonesi nei primi anni 80 e cioè Stefano Bontate e Mimmo Teresi, Cinà poi è morto e quindi non compare più nel processo di appello dove è rimasto soltanto Dell'Utri che è accusato di concorso esterno.
L’appello lo ha fatto lui chiedendo di essere assolto e l’appello lo ha fatto anche la Procura generale di Palermo, dove il Procuratore generale Nino Gatto ha chiesto che la piena gli sia aumentata da 9 a 11 anni, ritenendo proprio lieve quella inflittagli in primo grado.
Con ogni probabilità giovedì ci sarà l’ultima udienza con le ultime dichiarazioni di Dell'Utri dove la requisitoria del PM e dopo l’arringa dei suoi difensori e poi la Corte d’Appello si ritirerà in Camera di Consiglio. E' una sentenza che ovviamente è importante, molto importante, è importante dal punto di vista giudiziario, ma soprattutto importante dal punto di vista politico perché Dell’Utri a differenza di Scajola e di pochissimi altri non è stato scaricato da Berlusconi, anzi è stato continuamente difeso anche in pubblico da Berlusconi, viene continuamente difeso dai giornali del centro-destra, viene difeso dalla maggioranza con decisioni che vedremo anche tra poco e che condizionano questo processo e quindi il suo ruolo politico non è soltanto archeologia, non stiamo parlando soltanto del padre fondatore, del partito Forza Italia, ma stiamo parlando di uno dei personaggi più importanti e più influenti di questo stesso partito. Anche se questo partito in Sicilia si è sdoppiato, c’è chi vede la mano di Dell'Utri dietro le manovre di Miccichè insieme al Governatore Lombardo per creare un centro-destra diverso in Sicilia, quindi c’è chi dice che addirittura il Pdl a Palermo è diventato un altro rispetto al Pdl a Roma e c’è uno scontro molto duro tra il Pdl che si riconosce nelle posizioni di Renato Schifani e del Ministro Alfano e il Pdl che invece si riconosce nelle posizioni di Miccichè, dietro Miccichè di Dell'Utri, Alfano e Schifani sono ostilissimi alla Giunta Lombardo, mentre invece si è creata questa curiosa alleanza che va dagli amici di Dell'Utri e Micciché ai finiani, al PD che sostengono invece la Giunta Lombardo che si propone come l’alfiere del partito del sud in contrapposizione con il partito del nord che è il blocco d’ordine che comanda il governo centrale con l’asse Berlusconi – Bossi.
Dato che Dell'Utri è sempre lì e non è stato scaricato, le conseguenze di una sua condanna o di una sua assoluzione saranno anche conseguenze politiche, visto anche il ruolo politico che tutt’oggi Dell'Utri ricopre. Non riepiloghiamo ovviamente perché l’abbiamo già fatto tante altre volte il percorso del processo, le accuse, basta ricordare che le accuse non sono frutto delle parole dei pentiti, il processo Dell'Utri è un raro caso di processo per concorso esterno in associazione mafiosa che si farebbe ugualmente anche se non esistesse nessun pentito, perché esistono prove documentali di suoi rapporti con mafiosi nel corso degli ultimi, almeno, 30 anni, intanto le prove sono state dalle dichiarazioni dello stesso Dell'Utri che ammette di avere frequentato con rapporti di amicizia e anche oltre, che di amicizia mafiosi conclamati come Mangano, come Cinà, come tanti altri. Recentemente ci siamo occupati del caso Garraffa, quando addirittura risulta che il boss di Trapani, Virga, andò a chiedere dei soldi a questo imprenditore Garraffa perché Dell'Utri reclamava da lui dei soldi addirittura in nero, usare un boss per il recupero crediti evidentemente non è una cosa normalissima e è un fatto notorio, ci sono le agende di Dell'Utri che dimostrano la sua frequentazione con Mangano ancora nel novembre 1993 mentre stava nascendo Forza Italia alla vigilia delle elezioni del 1994, ci sono gli appunti ritrovati nel libro mastro della famiglia mafiosa di San Lorenzo, capeggiata da Salvatore Biondino, l’autista tutto fare di Totò Riina, in quel libro mastro erano segnate le entrate della famiglia di San Lorenzo e erano da una parte le entrate dovute alle estorsioni, al pizzo pagato dai commercianti alla cosca e dall’altra parte, in un’altra colonna c’erano i regali e di regalo ne era segnato soltanto uno e era scritto in quella colonna “Can 5 1990” e poi una cifra che era evidentemente un quantum che veniva versato per esigenze del gruppo Fininvest, ci sono le intercettazioni telefoniche che documentano come i mafiosi si attivassero, gli amici di Provenzano, per fare eleggere Dell'Utri nel 1999 alle elezioni europee dopo che la Camera aveva appena respinto la richiesta di autorizzazione all’arresto spiccata dai giudici di Palermo, proprio per l’affare Garraffa, ci sono le intercettazioni telefoniche tra il boss Guttadauro ed il mafioso Aragona che parlano a casa di Guttadauro di come Dell'Utri abbia preso i voti della mafia dopo avere fatto un accordo con il boss Gioacchino Capizzi nel 1999 e poi non si sia più fatto vivo e quindi l’esigenza di tornare a parlare con lui, c’è Aragona che dice di essere stato addirittura invitato, Aragona è il medico mafioso che Procura un alibi falso a brusca e per questo è stato condannato per mafia, e che dice di essere stato invitato da Dell'Utri nella sua biblioteca a Milano in Via Senato per la presentazione del libro di Contrada.
Ci sono altri riscontri oggettivi su questo e poi ci sono le parole di Ciancimino che però come vedremo tra un attimo non sono entrate nel processo Dell'Utri per una molto discutibile decisione della Corte d’Appello. E’ un processo molto solido, basta leggersi la sentenza di primo grado, eppure è un processo che naturalmente è suscettibile di essere riformato, addirittura ribaltato tant’è che gli Avvocati di Dell'Utri non fanno mistero di una certa fiducia nella Corte d’Appello di Palermo per un’assoluzione, vedremo, naturalmente non siamo qui a fare i pronostici, devo dire che i segnali che vengono da quel processo vanno nella direzione delle aspettative di Dell'Utri e cioè la Corte non ha fatto mistero di una certa insofferenza nei confronti degli argomenti dell’accusa e quindi ha autorizzato queste aspettative positive per Dell'Utri e negative per la Procura generale.


Chi sono i giudici di Dell'Utri (espandi | comprimi)
Questa sentenza sta arrivando naturalmente in un clima surriscaldato perché ci sono tentativi di condizionamento, ci sono tentativi di condizionamento che sempre ovviamente si verificano quando si è alla vigilia di una sentenza così importante.
Basterà ricordare che nel dicembre 2004, quando i giudici erano appena entrati in Camera di Consiglio a Palermo, i giudici del Tribunale, Pierferdinando Casini, allora Presidente della Camera, si sentì in dovere di telefonare a Dell'Utri la sua amicizia e la sua solidarietà e poi di farlo sapere con un comunicato su carta intestata della Presidenza della Camera in cui diramava a urbi ed orbi la notizia che il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, aveva fatto gli auguri e aveva dato solidarietà e amicizia a un signore che di lì a poco sarebbe stato giudicato per mafia e che sarebbe stato poi, questo non si poteva ancora sapere, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fu un’interferenza gravissima alla vigilia della sentenza sui giudici, i giudici quando uscirono con la sentenza seppero che non stavano soltanto condannato , l’amico di Berlusconi, ma stavano anche condannando Dell'Utri l’amico di Casini, la presi non ebbe seguito naturalmente perché ci fu ugualmente la condanna, ma la pressione comunque ci fu, adesso le pressioni sono ricominciate.
Tra quelli che sono accusati di avere fatto pressione ci siamo anche noi de Il Fatto quotidiano e io per un articolo che ho fatto su L’Espresso, cosa ho scritto? Ho scritto una cosa che mi sembrava ovvia e cioè che era abbastanza arduo motivare una sentenza di assoluzione dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che due anni fa aveva derubricato da estorsione tentata a minacce gravi l’episodio Garraffa, Dell'Utri che manda il boss Virga a riscuotere un credito in nero per conto di Dell'Utri e quindi essendo stato derubricato a un reato meno grave il reato era stato dichiarato coperto da prescrizione, la Corte di Cassazione ha detto: no, quell’episodio non può essere configurato come minacce gravi o le minacce non ci sono state, ma nel processo si è dimostrato che c’erano, se c’erano quelle minacce erano finalizzate a un’estorsione, a ottenere un vantaggio indebito con l’intimidazione e quella si chiama “tentata estorsione” tentata perché poi i soldi Garraffa non li ha pagati e quindi i giudici di appello, dice la Cassazione, devono rifare il processo, tenendo conto che o non ci sono minacce o se si ritiene che ci siano minacce e la corte ha già ritenuto che fossero dimostrate, allora quelle minacce si chiamano tentata estorsione e la tentata estorsione non è prescritta e quindi ovviamente invece della prescrizione ci dovrebbe essere una condanna, dicevo che sarà difficile motivare una sentenza di assoluzione, visto che la Cassazione che è il Tribunale più alto rispetto alla Corte d’Appello, ha già stabilito che Dell'Utri ha commesso un’estorsione mafiosa tramite il boss Virga nel 1990/1991 quindi meno di 20 anni fa, quindi se già fosse stabilito che ancora nel 1990/91 aveva questi rapporti di scambio di favori con la mafia, il reato di associazione mafiosa in concorso esterno non potrebbe essere dichiarato neanche prescritto, non solo non ci potrebbe essere l’assoluzione, quindi avevo semplicemente detto che questa area di assoluzione che tira in appello, poteva essere ribaltata da questo macigno che è il pronunciamento recentemente emesso dalla Corte Suprema di Cassazione, questa è una pressione sui giudici? No, è semplicemente un giornalista che fa il suo lavoro e analizza i fatti leggendo le carte.
Un’altra presunta pressione, pensate che siamo stati addirittura accusati da Belpietro di fare delle minacce mafiose ai giudici della Corte d’Appello, “Pizzini del Fatto ai giudici di Dell'Utri, Travaglio & C. sentono odore di assoluzione per Dell'Utri e gettano ombre sui magistrati” il tono è quello mafioso del dire e non dire del mascariare, dello sfigurare le persone. In realtà a cosa si riferisce oltre che a quel mio articolo su L’Espresso? Belpietro si riferisce a un articolo pubblicato da due giornalisti molto in gamba, tra i più informati che abbiamo a Palermo e che lavorano fortunatamente per Il Fatto quotidiano Peppino Lo Bianco e Sandra Rizza che molti di voi conoscono perché sono autori del libro “L’agenda Rossa di Borsellino” e appena da pochi giorni, di un altro libro meraviglioso che sto leggendo e che vi consiglio, ma ne sapete qualcosa perché il blog di Grillo lo ha già presentato questo libro che si intitola “L’Agenda nera della seconda Repubblica” e in questo libro Sandra e Peppino raccontano tutti i retroscena delle stragi, delle trattative e quindi i depistaggi dello Stato e che stanno venendo fuori finalmente grazie alle rivelazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza.
Cosa hanno scritto Lo Bianco e Sandra Rizza su Il Fatto quotidiano l’altro giorno? Quello che a Palermo circola e che nessuno ha avuto il coraggio di scrivere tranne Lirio Abbate che ne ha parlato su L’Espresso, Lirio Abbate sapete chi è, un giornalista valoroso che vive sotto scorta dopo avere pubblicato insieme a Peter Gomez il libro “I complici” in cui si parla di rapporti mafia – politica. Cosa gira in questi giorni a Palermo? Girano voci su tutti e 3 i giudici della Corte d’Appello di Palermo, noi non abbiamo dato sfogo alle voci, non abbiamo dato sfogo ai pettegolezzi, non abbiamo fatto ricorso all’insinuazione come scrive Belpietro dire e non dire, no, noi abbiamo detto quelle che sono non le voci ma i fatti, poi le voci ciascuno se le giudica come vuole, i fatti riguardano i 3 giudici della Corte d’Appello, nella riforma delle intercettazioni vogliono vietare ai giornalisti di pubblicare i nomi e le facce dei giudici e dei pubblici Ministeri, perché? Perché non tutti i giudici e i pubblici Ministeri sono uguali, ci sono quelli buoni, quelli cattivi, quelli così e così, i giornali hanno il compito di fare le pulci ai potenti, compresi i magistrati, se c’è qualcosa da dire la si dice, perché? Perché la giustizia è amministrata del popolo e il popolo deve sapere, a nome del popolo e il popolo deve sapere da chi viene amministrata, non sono cose gravissime naturalmente quelle che sono state scritte su questi 3 giudici, sono delle cose che fra un attimo vi spiegherò perché potrebbero essere importanti.
A titolo di cronaca si dice che uno dei 3 componenti del Collegio, Sergio La Commare era stato censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura perché una quindicina di anni fa era stato sorpreso a mandare un bigliettino a un Pubblico Ministero, lui era giudicante, l’altro era il requirente, in cui dovendo fare una lunga camera di Consiglio e leggersi una montagna di carte, aveva chiesto al PM di fargli un riassunto perché non voleva affogare nelle carte, questo fu visto come un atto di non terzietà ma di rapporto troppo vicino al Pubblico Ministero da parte del giudice, quindi si ritenne che questo magistrato, magistrato naturalmente onesto, non stiamo parlando di disonestà o incapacità, una leggerezza fu, se vogliamo, però la leggerezza fu censurata dal Csm perché si ritenne che con quel bigliettino il giudice avesse mancato ai propri doveri di imparzialità e quindi da Palermo fu trasferito a Trapani.
L’altro giudice a latere di questo processo si chiama Salvatore Barresi, quest’ultimo era componente del Consiglio giudicante in primo grado al Tribunale, adesso è in Appello, Andreotti e c’è chi ritiene che sia stato decisivo per la sentenza di primo grado che assolveva Andreotti per insufficienza di prove, sentenza poi fatta a pezzi dalla Corte d’Appello di Palermo che la ribaltò, dichiarando prescritto e non invece inesistente il reato fino al 1980, conferma poi in Cassazione.
Perché si è parlato di questo Barresi, non certamente perché abbia assolto Andreotti è un suo diritto – dovere se riteneva fosse giusto, poi processualmente si è verificato che era sbagliato assolverlo ma di errori giudiziari ce ne sono tanti, anche le assoluzioni dei colpevoli sono errori giudiziari, non soltanto le condanne degli innocenti, anzi l’esperienza insegna che sono molto più frequenti gli errori giudiziari di questo tipo, le assoluzioni dei colpevoli, ma in ogni caso l’ha fatto in coscienza, quindi se riteneva che fosse giusto ha fatto bene anche se poi è stato smentito.
Qui si parla di Barresi perché il figlio di Ciancimino tra le mille cose che ha raccontato su suo padre, ha raccontato anche che da giovane prima di diventare magistrato questo Barresi frequentava il tavolo da poker di casa Ciancimino perché era compagno di scuola di uno dei figli di Vito Ciancimino, l’altro, quello che adesso credo faccia l’Avvocato e si chiama Giovanni. C’è qualcosa di male nel fatto che andava a casa di un suo compagno di scuola anche se era la casa di Ciancimino? E’ vero che si sapeva chi era Ciancimino ma evidentemente il giovane Barresi non immaginava che un giorno sarebbe diventato magistrato e che quindi quella frequentazione gli sarebbe stata contestata, anche lì non c’è nessun reato, nessun illecito, nulla che pregiudichi la sua correttezza e la sua immagine etc..
Tra un attimo vi dico perché è interessante scriverla questa cosa, vi dico nel frattempo però quello che si è detto e scritto in questi giorni sul Presidente della Corte d’Appello che sta giudicando Dell'Utri e cioè Claudio Dall’Acqua è un magistrato importante, assolutamente al di sopra di ogni sospetto, ha due figli però, le colpe dei padri non possono ricadere sui figli e viceversa naturalmente, però uno dei figli lavorava nell’azienda Abitalia che era collegata all’Edilia Venusta, una società che è stata espulsa per mafia dalla Confindustria siciliana perché il titolare, tale Rizzacasa è stato arrestato pochi giorni fa per riciclaggio, il figlio del giudice si è subito dimesso da questa azienda.


Strani movimenti a Palermo (espandi | comprimi)
L’altro figlio, Fabrizio è diventato qualche tempo fa, quando già il padre stava giudicando , Segretario Generale del Comune di Palermo, si dirà un iter automatico di carriera?
No, è stato chiamato fiduciariamente in quell’incarico, Segretario Generale del comune capoluogo della Sicilia dal Sindaco Cammarata, Cammarata è un fedelissimo di Micciché, quindi naturalmente molto legato alla parte dellutriana del Popolo della Libertà che ha chiamato il figlio del giudice che sta giudicando Dell'Utri a fare il Segretario Generale del suo comune e questa è la cosa interessante per cui se ne è parlato, scavalcando altri pretendenti a quella carica che erano considerati più anziani e esperti di lui e quindi questa cosa ha fatto molto discutere, del resto noi non sappiamo per quale motivo naturalmente ci sia stata questa chiamata diretta, può darsi che il figlio del giudice sia il più bravo tra i segretari comunali del mondo, certamente questo episodio non è che sia molto simpatico, anche perché viene dopo qualche mese da un’altra decisione della maggioranza di centro-destra nei confronti non del figlio, ma proprio del giudice, e stava giudicando anche lì in Appello Dell'Utri in un altro processo, il Presidente della Corte d’Appello di Palermo l’anno scorso ha abbandonato il processo di appello per la calunnia aggravata da finalità mafiose, Dell'Utri era imputato di avere orchestrato un complotto di falsi pentiti che incontrava anche personalmente per screditare i veri pentiti che accusano lui e non solo lui, accusano anche tutto il gota di Cosa Nostra in tanti altri processi, il reato era calunnia aggravata, è stato assolto in primo grado, la sentenza non è che fosse granché, infatti la Procura l’ha appellata e in appello si è ritrovata di fronte a questo Presidente che era noto per la sua severità, tant’è che aveva riformato in peggio la sentenza Andreotti e aveva anche condannato Contrada nel secondo appello, quindi era considerato un duro.
Sono riusciti a liberarsi di questo giudice come? Promuovendolo consulente della Commissione parlamentare antimafia, infatti poco prima della fine di questo processo di appello il giudice ha lasciato il processo e il processo ha dovuto ricominciare da zero, quindi questi interventi durante i processi a Dell'Utri sui giudici o su loro familiari non sono interventi isolati e è per questo che qualcuno ha storto il naso per questa promozione del figlio del Giudice Dall’Acqua che stava giudicando Dell'Utri, il che naturalmente non vuole dire che il Giudice Dall’Acqua non sia imparziale, ci mancherebbe altro noi siamo sicuri che lo sarà come anche i due giudici a latere, però conoscere i giudici e sapere da dove vengono, è importante soprattutto quando ci sono interessi politici che si intrecciano.
Perché è interessante che si parli soprattutto a proposito di questa antica e giovanile frequentazione di cui parla il figlio di Ciancimino? Noi non conosciamo la versione del giudice Barresi, è importante perché la Corte d’Appello di Palermo nel processo Dell'Utri ha rifiutato di sentire il figlio di Ciancimino, quindi inevitabilmente a qualcuno è venuto di pensare che uno dei 3 giudici frequentava casa Ciancimino, poi improvvisamente il figlio di Ciancimino diventa un testimone potenziale nel processo Dell'Utri, il giudice insieme agli altri due gli dicono: no, tu no, tu non vieni a testimoniare in questo processo.
L’altro giorno sdegnati da quelle che ritengono delle accuse che mettono in dubbio la loro correttezza, i 3 giudici di appello sono usciti dalla Camera di Consiglio con un comunicato, una cosa che non era mai successa in processo, ma ho visto che non ha destato la minima discussione eppure è una cosa meno inusuale, non so se sia una cosa che si può fare, però l’hanno fatta e non ricordo precedenti, sono usciti dalla Camera di Consiglio e aprendo l’udienza hanno letto questo comunicato che diceva “Siamo indifferenti alle pressioni mediatiche e rispondiamo solo di fronte alla legge e alla nostra coscienza” credo che anche l’opinione pubblica abbia diritto naturalmente a qualche risposta e quindi credo che se qualcuno riterrà di doverla dare, la dovrà dare immediatamente naturalmente i 3 giudici del processo Dell'Utri sono stati difesi dal membro laico del Csm di stretta osservanza berlusconiana, Gianfranco Anedda, è uno che si rifiuta sempre di votare i documenti a tutela di magistrati insultati da Berlusconi o da altri esponenti del Polo, invece questa volta ha proposto di fare una pratica a tutela dei magistrati della Corte d’Appello perché ha detto: ci sono in giro insinuazioni che gettano discredito sulla magistratura giudicante, finalmente visto che le hanno fatte i giornali e le hanno fatte nei confronti di giudici che evidentemente Dell'Utri spera favorevoli a sé, allora il polista Anedda finalmente è pronto a votare una dichiarazione di solidarietà a 3 giudici, meno male su 9 mila giudici italiani ne ha trovati 3 che gli piacciono, il problema è che questa volta non hanno subito nessun attacco politico, nessun insulto, nessuno li ha pedinati per vedere di che colore hanno i calzini, abbiamo semplicemente raccontato 3 circostanze vere, quindi né insinuazioni né altro, che infatti neanche nel comunicato dei giudici sono state minimamente smentite, il comunicato dei giudici si limita a dire che loro sono imparziali e non si fanno condizionare e noi ne siamo felici, ci mancherebbe altro del resto!
Non mi pare ci sia da vantarsi di essere imparziali visto che è il dovere di ogni magistrato. Le vere pressioni, le vere intimidazioni nei confronti dei giudici del processo Dell'Utri vengono da altre parti, da parti politiche e dalla parte politica di Dell'Utri, dai suoi giornali e dai suoi colleghi parlamentari e Ministri; la prima intimidazione è quella che ha coinvolto, massacrato Massimo Ciancimino per avere osato parlare. Tra qualche giorno ve lo raccomando, l’ho visto ieri e mi ha molto colpito, uscirà insieme a Il Fatto quotidiano in edicola, un Dvd che si intitola “Sotto scacco” l’hanno curato due giornalisti Marco Lillo e Udo Gumpel e riguarda i temi di cui stiamo parlando: stragi, trattative, Ciancimino, Spatuzza, ci sono molte cose inedite, interessanti, si fa un po’ il punto della situazione, è una bella sintesi un po’ di meno di due ore di quello di cui stiamo parlando, naturalmente con interviste inedite, documenti, è veramente importante per certi versi e anche agghiacciante, in questo Dvd c’è una lunga intervista a Massimo Ciancimino che racconta tutti gli incontri di suo padre con Provenzano, con il Generale Mori etc., fa vedere la casa, i luoghi e a un certo punto dice: è strano questo paese perché continuamente mi sento ripetere: perché hai deciso di parlare? E quando non parlavo, prima, fino a due anni fa, nessuno mi aveva mai chiesto: perché non parli?
Strano un paese dove si chiede a uno: perché fai il suo dovere di cittadino testimone? Perché quando un Magistrato gli fa una domanda lui risponde? E porta documenti? E’ considerato strano chi non è omertoso in Italia, siamo un paese dove evidentemente la mafia ha già vinto perché la regola dell’omertà è considerata normalità, addirittura abbiamo Mangano definito eroe perché non ha parlato, mentre Ciancimino che non è un pentito ma che parla, è un testimone oculare, viene continuamente perseguitato da questa domanda: perché parli? Ciancimino parla, parla e per questo viene massacrato mediaticamente e politicamente, però i giudici non solo non lo massacrano ma lo ritengono attendibile, tant’è che qualche mese fa, il 27 gennaio la seconda sezione del Tribunale di Palermo ha consacrato, stiamo parlando del Tribunale di Palermo, non della Procura, non dell’accusa, i giudicanti stiamo dicendo, ha condannato a 10 anni e 8 mesi per mafia uno dei tanti deputati regionali di Forza Italia, Mercadante e tra gli accusatori attendibili c’era il figlio di Ciancimino, ha scritto il Tribunale di Palermo “ritiene il Tribunale di poter esprimere un giudizio di alta credibilità su quanto dichiarato da Massimo Ciancimino per il suo racconto fluido e coerente, senza contraddizioni di sorta e poi soprattutto perché ogni circostanza riferita ha trovato ulteriori precisazioni e argomentazioni a riscontro. Quello che è certo e può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli (il figlio di Ciancimino) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano che parlavano di affari, appalti, mafia e politica. La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre ha fatto di lui un testimone, se non un protagonista di riflesso di incontri e episodi oggi al centro di interesse investigativo in quanto utile a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni, alleanze e accordi politico – istituzionali che fece dei corleonesi un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli capaci di condizionare la storia politico – sociale e economica della Sicilia e in parte della Repubblica agli anni 70 a buona parte dei 90” questo scrive un Tribunale che ha giudicato già in primo grado le parole di Ciancimino.


Testimoni che non possono testimoniare (espandi | comprimi)
La Procura di Palermo ha chiesto di sentire Ciancimino nel processo Dell'Utri, i 3 giudici Dall’Acqua, La Commare e Barresi hanno detto di no e hanno detto di no perché?
E’ legittimo, è il giudice che decide quali testimoni entrano e quali no nel processo, le parti chiedono, il giudice decide, però bisogna vedere come decide e come motiva la sua decisione perché poi la decisione è ovviamente opinabile, la si può commentare se la si conosce. In questa ordinanza fiume di 9 pagine i giudici del processo Dell'Utri dicono che non si può sentire Ciancimino per la progressione, l’irrisolta contraddittorietà e la genericità delle sue dichiarazioni, come conoscono le dichiarazioni di Ciancimino i giudici di appello se non le hanno mai ascoltate in aula? Le giudicano da quello che hanno letto sui giornali? Da quello che hanno saputo in televisione? Dai sentito dire? Come fai a giudicare inattendibile o contraddittorio o generico un testimone se non lo senti? Chi te l’ha detto che è generico? Giudichi i verbali raccolti dal PM che ti sono stati trasmessi per chiedere di sentirlo? I verbali davanti un PM non hanno mica nessun valore di prova nei processi, da quando abbiamo il 111 della Costituzione nuova versione, dal 1999/2000 tutto ciò che non avviene dentro l’aula del Tribunale non vale, quindi le dichiarazioni di Ciancimino avranno un valore soltanto quando saranno rese sul banco dei testimoni nel processo Dell'Utri, solo lì i giudici potranno decidere se è attendibile, inattendibile, generico o processo, contraddittorio o coerente, progressivo o immediato, gli facciano le domande giuste, vedono le risposte e poi giudicano, come fanno a saperlo prima? Prima di sentirlo? Come fai a giudicare un testimone se non l’hai mai visto in faccia a parte eventualmente quando andavi a giocare a carte?
Questa è la domanda che ci si pone, quindi non è solo una decisione opinabilità, ma una decisione sconcertante quella di tenere fuori un testimone che peraltro il Tribunale ha già ritenuto attendibile in un altro processo, ma quando parlava dello stesso contesto di cui parla anche a proposito dei rapporti politici di suo padre e dei corleonesi, questa è la ragione fondamentale per cui è utile andare a vedere chi sono i giudici della Corte d’Appello, per capire perché hanno preso una decisione così sconcertante non bisogna ovviamente tralasciare nulla, bisogna andare a vedere chi sono per magari capire cosa dicono, queste non sono insinuazioni o pizzini o messaggi o condizionamenti, si chiama diritto di cronaca, dovere di cronaca, se avessero sentito Ciancimino e l’avessero dichiarato inattendibile nella sentenza ne avremmo preso atto, come abbiamo preso atto del fatto che invece il Tribunale l’ha ritenuto attendibile, ma se non lo senti come fai a sapere che è inattendibile? E’ per questo che qualcuno si è fatto l’idea che questa Corte sia più incline all’assoluzione che non alla condanna, per questo forse si è fatto questa idea, poi magari è un’idea sbagliata, intendiamoci, il processo si saprà come finisce quando verrà letta la sentenza, però certamente una dichiarazione così stravagante, strampalata merita attenzione, i giornali sono qua per criticarla anche la Magistratura quando prende delle decisioni o espone delle tesi balzane come quella che abbiamo appena letto.
L’altro condizionamento oltre alle accuse infondate peraltro finora a Ciancimino figlio, è la decisione del Ministero dell’Interno, della Commissione che si occupa dei programmi di protezione per i pentiti e per i testimoni di mafia, di non concedere il programma di protezione pentiti a Gaspare Spatuzza, è una decise che arriva un anno dopo la richiesta della Procura di Firenze, qualche mese dopo le richieste analoghe delle procure di Caltanissetta, della superprocura nazionale antimafia.
Tutte ritengono che Spatuzza sia un pentito vero, che finora non è stato mai smentito, anzi ogni volta che si sono trovati dei riscontri, quei riscontri hanno confermato e non smentito le dichiarazioni di Spatuzza, poi ci sono delle dichiarazioni che magari non possono essere né confermate né smentite, se uno racconta quello che gli ha detto un altro, o quell’altro conferma o altrimenti è la parola di Spatuzza che non vuole dire che non è vera soltanto perché non è stata riscontrata, ma naturalmente se non sarà riscontrata non potrà essere utilizzata nel processo, noi non sappiamo se è vero che Graviano Giuseppe gli ha detto che Dell'Utri e Berlusconi stavano mettendo lo stato nelle mani della mafia, Graviano purtroppo non parla, il fratello di Graviano dice che non ha mai sentito parlare di queste cose, Giuseppe ha preso tempo, ha detto vedremo, in futuro forse potrei parlare, adesso non sono in condizioni, prima mi levate il 41 bis, chi l’ha detto che quella dichiarazione di Spatuzza è falsa? Al massimo non potrà essere usata se non verrà riscontrata, ma per dire che è falsa ci vorrebbe la prova del contrario ovviamente.
Perché Spatuzza viene lasciato senza programma di protezione? Dice il sottosegretario che se ne occupa Alfredo Mantovano che ha fatto delle dichiarazioni tardive quelle su Dell'Utri, Berlusconi, la mafia e le stragi, rispetto ai 6 che la legge del 2001 assegna come tempo massimo per dire tutto, la legge fu fatta dal centro-sinistra, il padre vero di quella legge fu Napolitano che come Ministro dell’Interno nel 1996/97 del primo Governo Prodi disse che erano troppi i pentiti di mafia, in un paese dove ci sono 30 mila mafiosi lui disse che erano troppi i pentiti che erano un migliaio, non troppi i mafiosi che mafiano e che tacciono, erano troppi i pentiti che parlavano e quindi cominciarono a lavorare, poi ci impiegarono un po’ di tempo, la legge fu poi tradotta in pratica dal Ministro Fassino nel 2001 e votata da un’amplissima a maggioranza di centro-destra e centro-sinistra, è una legge orrenda che ha dissuaso dalla collaborazione centinaia di mafiosi, non si è più pentito praticamente nessuno, a parte Spatuzza che non è un pentito di connivenza, perché ormai ai mafiosi non conviene più pentirsi perché la legge gli ha tolto tutti i benefici e gli ha dato pure questo timer di 6 mesi e non un minuto di più, per raccontare magari 40/50/60 anni di vita mafiosa, come fa uno a ricordarsi tutto quello che ha fatto in 60 anni in 6 mesi?
Spatuzza non è un pentito per convenienza, Spatuzza è un pentito che ha avuto la folgorazione mistica, ha avuto un lungo percorso religioso con il Vescovo de L’Aquila etc., quindi è una cosa molto diversa dagli altri pentiti, l’hanno tenuto fuori perché dicono che ha parlato di Berlusconi e di Dell'Utri oltre i 6 mesi, ma le 3 procure, più la Procura nazionale antimafia conoscono la legge, lo sanno benissimo che certe cose Spatuzza le ha dette dopo i 6 mesi, perché hanno chiesto lo stesso di dargli la protezione? Perché visto che è assolutamente impossibile perché in 6 mesi uno dica tutto, c’è un’interpretazione della Cassazione che fa testo di quella legge che dice che nei 6 mesi il mafioso deve sviluppare le cose che ha fatto lui e che sa lui di sua scienza, all’inizio della collaborazione fa una dichiarazione di intenti dove descrive gli argomenti, i punti, l’indice di quello che dirà e poi deve cominciare a parlare delle cose che ha fatto lui o ha saputo lui direttamente. Per le cose che ha saputo da altri, può anche continuare a parlarne dopo, l’importante è che facciano parte, almeno nell’indice delle cose che ha detto all’inizio nella dichiarazione di intenti.
Spatuzza cosa ha fatto? Spatuzza, scrivono i giudici di Firenze, ha compiutamente delineato lo scenario fin dai suoi primi interrogatori e non ha mai revocato l’intenzione di parlarne, le successive indicazioni circostanziali dallo stesso formulate, i nomi di Berlusconi e Dell'Utri, appaiono quale completamento e sviluppo di un tema già ampiamente annunciato, tant’è che il 16 giugno, Spatuzza inizia a collaborare all’inizio del 2009, del 2009, quasi allo scadere dei 6 mesi, Spatuzza dice: rivelerò nomi di politici o di altre personalità, ma dice: non volevo rendere più importanti e interessanti le mie dichiarazioni prima di una valutazione favorevole, lui ha detto: non volevo fare subito i nomi di Dell'Utri… perché altrimenti diranno che ho dato in pasto questi nomi ai magistrati per conquistarmi la protezione, quindi dico prima le cose che ho fatto io, tipo la strage di Via D’Amelio al posto di Scarantino che si è autoaccusato e che invece non c’entra niente e sono stati trovati riscontri e adesso verrà revisionato quel processo, anche se è ormai approdato a sentenza definitiva, perché abbiamo il galera gente che non c’entra niente perché? Perché è stata condannata per avere fatto le cose che invece ha fatto Spatuzza, quindi i giudici di Firenze chiedono al governo, alla Commissione dei programmi di protezione di dare la protezione a Spatuzza il 28 aprile 2009, Spatuzza stava aspettando che gli dicessero ok, per poi dettagliare quei nomi di quei politici affinché nessuno potesse dire che stava mercanteggiando la protezione in cambio di, perché se lo diceva prima dicevano: eh, vedi che questi l’hanno voluto premiare per avere fatto i nomi di Dell'Utri e di Berlusconi? Invece lui ha prima voluto che si valutasse la serietà della sua collaborazione per le cose che aveva fatto lui, la strage di Via D’Amelio e tanti altri delitti che nessuno aveva mai risolto e che lui ha aiutato a risolvere dicendo: li ho fatti io!
Quindi una mossa che lui ha fatto ritardando questi nomi, ma dicendo che li avrebbe fatti per dimostrare la sua assoluta buonafede e la sua assenza di interessi biechi, allontanare il sospetto di possibili strumentalizzazioni, gli è costata questa bocciatura perché dicono: non li ha fatti subito, naturalmente se li avesse fatti subito avrebbero detto che li aveva fatti subito per conquistarsi la protezione, mentre in realtà la protezione è stata chiesta prima che lui facesse quei nomi, quando i magistrati non sapevano ancora quali erano quei nomi e quindi negare la protezione perché lui ha fatto i nomi dopo, è un assurdo logico, oltre che giuridico perché la protezione è stata chiesta prima che lui facesse quei nomi e che i magistrati sapessero quali erano quei nomi, comunque è una decisione che come spiega l’Avvocato Li Gotti che è un parlamentare dell’Italia dei Valori ma è soprattutto il più famoso Avvocato di pentiti, è una decisione che non sta né in cielo e né in terra perché non si è mai visto che il governo si sostituisce alla Magistratura per decidere quale pentito è attendibile e quale no e soprattutto quale pentito merita la protezione e quale no, ci mancherebbe altro, stiamo parlando oltretutto del governo presieduto dalla persona di cui Spatuzza fa il nome a proposito di quello che successe nella stagione delle stragi.
Quindi il conflitto di interessi è un apoteosi, una volta il pentito parlava, i giudici lo riscontravano, il governo lo proteggeva e la mafia lo minacciava, adesso è tutto più veloce perché la mafia non ha neanche bisogno di minacciare Spatuzza in quanto lo minaccia già il governo presieduto da colui che Spatuzza chiama in causa, non so se mi spiego, queste sono le intimidazioni pesantissime che vengono fatte su un testimone chiave dei processi di mafia, su un testimone importante del processo Dell'Utri, non decisivo perché comunque Spatuzza dice quello che hanno già detto altri 30 pentiti e è già stato riscontrato da vari elementi oggettivi, ma in ogni caso immaginate un giudice in Camera di consiglio che già sa che se riterrà attendibile Spatuzza, si attirerà dietro le ire non solo di Dell'Utri, ma dell’intero governo che è arrivato al punto di fare una mossa così azzardata, lasciare senza programma di protezione un pentito che sta scardinando addirittura i processi definitivamente chiusi per la strage di Via D’Amelio e per le stragi del 1993, per fortuna questa decisione del Ministero può essere impugnata davanti al Tar e credo che è quello che o faranno i difensori di Gaspare Spatuzza.
Quindi staremo a vedere, la sulla settimana probabilmente ci ritroveremo, se la Camera di Consiglio non durerà molto, a commentare la sentenza d’appello, confermando ancora una volta che fino a prova contraria la fiducia nell’imparzialità dei giudici deve essere assoluta e che quindi le cose che abbiamo scritto, che erano doverose, non mettono minimamente in dubbio la loro buonafede e la loro imparzialità, semmai è quella decisione di dire di no a un testimone come Ciancimino che fa dubitare della serenità del giudizio dei giudici molto più che non le loro vicende personali che non hanno nessun rilievo se non dal punto di vista della curiosità e della cronaca.


Vi saluto, raccomandandovi una cosa, questa settimana, è questione di ore ormai, parte il sito de Il Fatto quotidiano, ilfattoquotidiano.it. Forse avete già visto la campagna di pubblicità virale che abbiamo fatto, ci tengo molto, mi permetto di suggerirvelo: il vostro primo sito, soprattutto quelli che seguono il blog di Grillo continuerà a essere il blog di Beppe, mi auguro che questo diventi il vostro secondo sito perché non è più un luogo dove mettiamo qualche articolo uscito su Il Fatto quotidiano, diventa una cosa completamente diversa. Diventa un vero e proprio giornale on line che informa in presa diretta sui fatti del giorno, non del giorno prima, e che ospiterà una piattaforma di blog di personaggi che penso vi stupiranno e vi faranno piacere, magari qualcuno vi farà pure incazzare. Ma soprattutto avrà delle rubriche alle quali si potrà partecipare e interagire, per esempio vedrete come faremo i controtelegiornali, smonteremo quasi in diretta i telegiornali per smascherare ogni giorno le palle le raccontano e le cose che nascondono. Questo è un piccolo assaggio di tante altre cose che troverete proprio dalle prossime ore su ilfattoquotidiano.it, passate parola!


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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
24 Giu 2010

IL POMPIERE DELLA SERA

Testo:

Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano, tra quelle che si collegano in diretta e quelle che se lo vedono registrato o se lo rivedono magari addirittura più volte, perversione che non riesco a capire ma che pare sia abbastanza diffusa.

Internet sotto attacco (espandi | comprimi)
E abbiamo toccato addirittura punte di 600/700 mila quando grazie alla collaborazione straordinaria di Bruno Vespa abbiamo avuto l’onore di una citazione a Porta a Porta.
Vi ricordate forse la puntata due giorni dopo l’attentato di Piazza Duomo a Berlusconi, quando parlammo dell’odio e dicemmo che l’odio non può essere una categoria applicabile alla politica e quindi tutti hanno il diritto di amare, odiare chi vogliono, se vogliono, anche se, forse a un politico non bisognerebbe chiedere di farsi amare o di farsi odiare, ma semplicemente di svolgere un servizio tecnico per i cittadini. Quella puntata fu vista, soprattutto dopo la citazione a Porta a Porta da quasi 700 mila persone che sono tante!  
Non stiamo a fare dei paragoni, ma sono parecchie. Non voglio incensarmi, lodarmi e imbrodarmi, volevo soltanto dire che a nome del blog di Grillo che ha organizzato - inventato questo appuntamento, mi ha messo questo spazio a disposizione, che cercheremo nei prossimi mesi, forse già dalla fine dell’estate, di sviluppare degli strumenti di interazione, credo si dica così, per migliorare la diffusione del nostro appuntamento e anche per migliorare la qualità dell’audio – video con dei marchingegni che non sono capace a spiegarvi, ma che vi assicuro che stanno per essere messi in funzione.  
Fine delle ciance, delle autocelebrazioni, e parliamo come sempre di cose delle quali gli altri non parlano.  
Intanto vi segnalo una notizia che sicuramente il popolo di Internet forse ha orecchiato e cioè che una settimana fa il Senato ha approvato nel pacchetto sicurezza, uno dei tanti, un emendamento del Senatore Giampiero Dalia, Udc, Art. 50 bis, repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet, questa settimana il testo approda alla Camera e questo articolo è il N. 60. Il Senatore non fa parte della maggioranza di governo, ma la maggioranza del centro-destra è stata ben felice di approvare il suo emendamento perché quando si tratta di comprimere la libertà, soprattutto in rete, il trasversalismo abbonda più ancora che sul resto. In base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire a una qualche legge che ritiene ingiusta, e non ce ne manca l’occasione, ne vediamo approvare uno al giorno, abbiamo addirittura la legge sulle intercettazioni che noi abbiamo già detto da diversi mesi che violeremo, inviteremo i colleghi a violare per garantire ai cittadini l’informazione, quindi noi facciamo apologia e istigazione a violare delle leggi ingiuste come obiezione di coscienza. Naturalmente, non stiamo parlando di istigare qualcuno a sparare o a andare a rubare o a commettere dei reati contro delle altre persone, stiamo parlando di disobbedienza civile per dare più informazioni anche quando ci sarà vietato darle.  
Questo, che naturalmente poi non si sa bene se non sconfini addirittura nel diritto di critica di una legge ingiusta, sarà sanzionato con il blocco dei blog o dei siti: i provider avranno l’obbligo di bloccare i blog e i siti che faranno questa attività eversiva di istigare a non rispettare una legge ingiusta, questo provvedimento, leggo dal sito perlapace.it coordinamento per gli enti locali per la pace e i diritti umani, questo provvedimento può fare oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi anche se all’estero, basta che il Ministero dell’interno disponga con un proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete Internet, l’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore, pena per il provider sanzioni da 50 mila a 250 mila Euro.  
Per i blogger è previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre a una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio tra le classi sociali. Morale: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la casta e per il potere, in pratica sarà possibile bloccare in Italia, come già in Iran, in Birmania e in Cina Facebook, You Tube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata o censurata, questo scrivono in questo sito: l’Italia è l’unico paese al mondo in una cui una media company e cioè Mediaset ha citato You Tube per danni chiedendo 500 milioni di Euro di risarcimento, con questa legge nulla sarà più ostacolo anche in termini preventivi, dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al pacchetto sicurezza di fatto rende esplicito il progetto del governo di normalizzare con leggi repressive Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.  
Mentre negli Stati Uniti Obama ha vinto le elezioni grazie a Internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata Punto informatico e il blog di Grillo, fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica, la democrazia diventa un concetto vuoto.  
Questo vi dovevo, so che chi segue con attenzione il blog di Grillo di questo emendamento aveva già sentito parlare, sappiate che è passato al Senato e adesso rischia di passare alla Camera. 


Il Pompiere incendia Di Pietro (espandi | comprimi)
Ha deciso di prendere una posizione politica esplicita, non soltanto in campagna elettorale quando è normale, forse anche giusto che i giornali dicano ai loro lettori cosa si augurano dalle elezioni.Il Corriere della sera in passato aveva invitato una volta a votare Prodi, una volta a votare Berlusconi, adesso non siamo sotto elezioni ma Il Corriere della sera ha deciso di scendere dal suo piedistallo di marmo e di entrare a piedi giunti nella contesa politica. E' una cosa legittima, però è una notizia interessante, ha deciso di scendere nell’agone politico con un attacco violentissimo a Di Pietro, approfittando dell’uscita sui giornali dei verbali di Zampolini, l’architetto factotum del costruttore Anemone, il quale aveva già raccontato di avere pagato 900 mila Euro per la casa di Scajola e poi i testimoni e le carte hanno dimostrato che era vero, ha raccontato di avere pagato l’affitto per un pied a terre di Bertolaso in Via Giulia a Roma, cosa che Bertolaso aveva taciuto e cosa che lo stesso padrone di casa ha confermato dicendo che a pagare l’affitto che lui ricordi era questo Zampolini che è il portatore di soldi di Anemone e non era invece Bertolaso che invece occupava quell’appartamento. Poi Zampolini ha detto di avere sentito dire da Balducci Angelo l’ex  provveditore alle opere pubbliche, che Balducci aveva procurato a Di Pietro due appartamenti di Propaganda Fide, di proprietà del Vaticano, perché Di Pietro era Ministro dei lavori pubblici e chiedeva di essere introdotto in ambienti Vaticani nei quali Balducci aveva ottime entrature essendo gentiluomo del Papa. Anche questa notizia, doverosamente pubblicata dai giornali - Zampolini dice che Di Pietro etc., - è stata verificata e per il momento si è rivelata falsa, nel senso che i due appartamenti: uno in Via della Vite e l’altro in Via Quattro Fontane a Roma Di Pietro non li ha mai abitati, nessun suo parente li ha mai  abitati, Di Pietro non li ha trattati, Di Pietro non ha stipulato contratti di affitto. Quei due appartamenti sono in qualche modo legati all’Italia dei Valori, adesso vi spiego perché.  
Quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service: un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale, chiede a questo service di farglielo. Qualche anno fa l’Italia dei Valori voleva farsi un giornale di partito che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque il giornale dell’Italia dei Valori durò poco, si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite, dopodiché quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò a avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori.  
Cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente, l’appartamento è del clero, questo editore paga l’affitto, pare che paghi un affitto normale, in ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro.  
L’altro appartamento è quello di Via Quattro Fontane, dove questo Zampolini aveva sentito dire che avrebbe dovuto andare a abitare la figlia di Di Pietro; in realtà poi la figlia di Di Pietro non andò a abitare né lì né a Roma perché decise di andare a fare un’altra università che non era a Roma. Quell’appartamento è stato affittato da Silvana Mura tesoriera dell’Italia dei Valori, l’ha avuto grazie ai buoni uffici di Di Pietro e di Balducci? Finora risulta di no, risulta che lo ha avuto perché il coordinatore del Lazio di quel partito, l’On. Pedica che ha uno zio Monsignore e una parente Badessa, aveva buoni rapporti con il mondo del clero e quando parlamentari neoeletti o rieletti venuti da fuori Roma gli hanno chiesto una mano essendo lui del posto per affittare un appartamento per essere in sede, in loco nella loro funzione di parlamentari, lui li ha messi in contatto. Così è avvenuto con la Mura, con propaganda Fide e la Mura ha stipulato un contratto per una casa di 70 metri quadrati paga 1800 Euro di affitto e 200 Euro sempre al mese di spese, è scandaloso un affitto di 2000 Euro al mese per un appartamento di una settantina di metri quadrati? Probabilmente no, probabilmente è un prezzo di mercato.  
C’è qualcosa di male a affittare un appartamento da un ente ecclesiastico? Tenete presente che 1/4 delle case di proprietà, il 22,5% del patrimonio immobiliare sparso sul territorio italiano, come ha dimostrato Report appartiene al clero, quindi è evidente che chi compra o chi affitta case, una volta su 4 si deve rivolgere al clero. C’è qualcosa di male in questo? Credo di no, l’importante è che uno paghi l’affitto e che paghi un affitto congruo. Questa è la storia del coinvolgimento, com’è stato chiamato dai giornali, di Di Pietro; naturalmente quando sono usciti i verbali di Zampolini altri hanno gridato al complotto come Bertolaso, come Scajola, poi sono stati smentiti, finora l’unico che ha dato delle spiegazioni immediate, mettendo a disposizione tutte le carte, poi non sto mica qui a ripetervi tutto, basta che andiate sul blog di Di Pietro e trovate i documenti, vedete voi se vi convincono o non vi convincono, credo che quello che ha detto Di Pietro taglia la testa al toro almeno fino a quando non sarà smentito da qualcuno.  
Certo è  che se qualcuno dovesse smentirlo e dimostrare che invece le cose non sono andate come ha detto lui, allora vorrebbe dire che Di Pietro si è messo la corda intorno al collo e ha cominciato a tirare, ma in ogni caso ha dato delle spiegazioni che esauriscono l’argomento. Se poi verranno smentite ne riparleremo, se non verranno smentite buona la prima!  
Agganciandosi a questa vicenda, che ancora non si capisce bene in quale modo riguardi Di Pietro visto che lui abita in un altro posto a Roma e non ha mai trattato quei due appartamenti né per sé né per i suoi, Il Corriere della sera è partito l’altro giorno con un titolo in prima pagina che diceva “I silenzi e le ambiguità dell’On. Di Pietro”. Nella pagina interna un intero paginone nel quale erano enucleati i pregressi. Naturalmente è legittimo, è giusto che un giornale chieda conto a un politico di eventuali zone d’ombra o zone grigie in modo che lui le possa illuminare, se vuole, sono anni che facciamo domande a Berlusconi, lui non risponde, sono anni che facciamo domande a molti altri politici e oli politici, non rispondono. Di Pietro ha risposto anche questa volta a Il Corriere della sera, sul suo blog troverete la sua replica: è una replica strapiena di carte, di documenti, sentenze, cause vinte, denunce, querele, rogiti, di tutto, ce ne sono da leggere per mesi, ma mi pare un’operazione piuttosto trasparente se si pensa alle famose 10 domande a Berlusconi alle quali non ha mai risposto se non nel confessionale di Bruno Vespa, non ha risposto, oppure se pensiamo alla domanda che gli fecero i giudici nel 2002, il Tribunale di Palermo che si scomodò fino a Palazzo Grazioli per chiedergli dove aveva preso i famosi soldi che qualcuno sospetta essere di provenienza mafiosa e lui invece di rispondere con il nome di chi glieli aveva dati o con qualche documento, rispose: mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Per fortuna almeno da questo punto di vista, pur avendone ovviamente facoltà, anzi pur non avendone facoltà perché non essendo indagato ovviamente deve testimoniare, deve dire la verità. Di Pietro non si è avvalso della facoltà di non rispondere e quindi ha rovesciato su Il Corriere della sera una vagonata di carte. La cosa interessante è che tutte le carte che gli ha rovesciato addosso a Il Corriere della sera erano già note prima che Il Corriere facesse le domande, quindi Il Corriere ha fatto le domande a un signore che aveva già dato le risposte. E va bene, lui ha fatto benissimo a ripeterle, poi loro hanno ancora aggiunto qualche dubbio e lui oggi di nuovo ha mandato una seconda replica con un’altra montagna di documenti.  
E’ interessante perché alcuni di quei misteri che secondo Il Corriere della sera Di Pietro non avrebbe illuminato, erano stati oggetto di alcuni nostri Passaparola e anche di alcuni nostri articoli de Il fatto quotidiano, a dimostrazione del fatto che basta mobilitare Google per vedere cosa ha detto Di Pietro su questo o quell’episodio, alcuni di questi li ricordate anche voi, erano 5 comunque i misteri di Di Pietro sui quali secondo Il Corriere lui avrebbe tentato di mistificare con silenzi e ambiguità: 1) laurea che Il Corriere della sera definisce a tempo di record, Di Pietro si è scritto all’università nel 1974 e si è laureato nel 1978, è a tempo di record? No, si è laureato in 4 anni, non è andato fuori corso, sono praticamente 15 anni che deve discolparsi dall’accusa di non essere andato fuori corso, non si capisce per quale motivo uno non potrebbe laurearsi in 4 anni, visto che la laurea era quadriennale.


Le intercettazioni di Berlusconi contro Di Pietro (espandi | comprimi)
Invece di fargli i complimenti perché si è laureato in tempo, tra l’altro da studente – lavoratore, continuano a dire che quella è una laurea falsa e ci sono tonnellate di interviste di professori, il professore che gli ha seguito la tesi, sentenze della Magistratura che condannano per diffamazione chi ha messo in dubbio quella laurea.Berlusconi, ormai è rimasto solo Berlusconi oltre a Il Corriere della sera a mettere in dubbio quella laurea, Di Pietro lo ha querelato e la Giunta Comunale per le autorizzazioni della Camera ha dichiarato Berlusconi insindacabile per evitare che un giudice stabilisca chi ha detto la verità e chi ha mentito. Vi lascio immaginare tra chi fa la denuncia e chi viene denunciato e poi chiede alla Camera di proteggerlo dalle conseguenze delle sue azioni, chi dei due può avere mentito. Prendete il secondo punto, i rapporti con il costruttore D’Adamo e con l’Avvocato Lucibello: erano dei suoi amici, non ne ha mai fatto mistero, gli sono costate queste amicizie varie processi a Brescia, sono finiti nel nulla, addirittura con archiviazioni, la Procura di Brescia non riuscì neanche a ottenere un rinvio a giudizio nonostante avesse aperto in tutto una sessantina di procedimenti penali e avesse chiesto il giudizio per una trentina di capi di imputazione, continuano a tirargli fuori questa storia di D’Adamo e di Lucibello. Uno fa il costruttore e l’altro fa l’Avvocato, lui li conosceva, purtroppo per lui D’Adamo poi quando finì in difficoltà finanziarie e penali si mise d’accordo con un altro suo amico che era Berlusconi, che era stato il suo datore di lavoro e come sapete ci fu una trattativa in cui Berlusconi addirittura cercò di costringere, registrandolo di nascosto D’Adamo a dire che Di Pietro era un magistrato corrotto dal banchiere Pacini Battaglia, registrò di nascosto, tagliuzzo insieme a un suo addetto la conversazione togliendo parti, modificandone e poi con quel nastro taroccato si presentò alla Procura di Brescia nella speranza di fornire alla Procura di Brescia la prova di quello che lui sperava di riuscire a dimostrare, Berlusconi voleva far arrestare Di Pietro perché Di Pietro era troppo popolare e gli dava ombra.  
Il problema è che poi D’Adamo fu chiamato a testimoniare nel procedimento contro Di Pietro dove Berlusconi aveva fornito quell’intercettazione fatta da lui e da un suo addetto e D’Adamo non confermò perché non poteva confermarle, perché erano false le cosa che aveva cercato di fargli dire Berlusconi, quindi anche quella volta Di Pietro fu prosciolto, ma vedete che non basta mai essere prosciolti perché ti prosciolgono da se sei Andreotti ti considerano assolto anche se sei prescritto per mafia, se sei Berlusconi ti considerano assolto anche se sei stato 6 volte prescritto per mafia, due volte amnistiato e 3 volte salvato da una legge che depenalizzava il suo falso in bilancio, fatta da te che avevi commesso il falso in bilancio, ma se si tratta di Di Pietro continuano a rinfacciargli cose come se fossero confuse, ambiguità e silenzi, anche se ci sono sterminate documentazioni che danno spiegazioni esaurienti, poi le spiegazioni possono essere buone o cattive, uno ci può credere o non credere ma non può dire che non sono state date le spiegazioni anche perché sui rapporti con D’Adamo e Lucibello Di Pietro ha riempito verbali per decine di ore di interrogatorio, una volta fu interrogato addirittura per un intero giorno e un’intera notte, quindi figuratevi se mancano le risposte, è che chi sta facendo le domande, Il Corriere della sera o non sa o finge di non sapere e quelle risposte ci sono e sono già state autenticate da un’ordinanza definitiva di archiviazione.  
Poi c’è il dossier Pazienza, questa è la cosa più divertente, sapete Francesco Pazienza questo faccendiere legato ai servizi segreti italiani e americani, in quel periodo era ricercato perché lo stavano indagando per vari depistaggi su vari vicende e misteri d’Italia, era scappato all’estero, Di Pietro va con la sua futura moglie, Susanna Mazzoleni in vacanza alle Seychelles e una sera si ritrova a cena con degli amici di quegli che li ospitavano e tra questi c’è un signore, il quale dice: ma voi lo sapete, lei è un Magistrato? Sì, lavorava a Bergamo Di Pietro all’epoca, credo fosse il 1984, 8 anni prima di mani pulite e dice: ma lei lo sa che qui vicino in un villaggio con un nome falso soggiorna un ricercato dalla Magistratura italiana? Un certo Pazienza? Di Pietro ovviamente che aveva letto sui giornali le gesta di questo pazienza che già all’epoca era famosissimo, incrociava tutti i grandi misteri d’Italia, prende informazioni con l’istinto del poliziotto, va a vedere quale falso nome usa, chi sono quelli che lo proteggono, si scopre addirittura che è protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles, allora cosa fa? Quando rientra in Procura a Bergamo, fa una relazione al può Procuratore per dire: ho scoperto durante la vacanza che c’è un latitante ricercato in Italia che soggiorna ospite protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles in quelle isole, il Procuratore manda queste carte ai magistrati che si stavano occupando della ricerca di pazienza e cosa deve fare un magistrato che viene a conoscenza di una notizia di reato? Che c’è uno che latita e dei funzionari italiani che lo proteggono? Se non denunciava commetteva un reato, perché il pubblico ufficiale che non denuncia un reato è considerato complice di quel reato secondo il Codice nostro e non solo il nostro.  
Invece gli chiedono conto e ragione del fatto che ha denunciato, se ha presentato quel rapporto al suo capo vuole dire che allora era legato ai servizi segreti, ma no, era Pazienza che era legato ai servizi segreti, Di Pietro lo ha cercato di smascherare, di far beccare alle Seychelles, tutto questo esce su Il Corriere della sera e non sul corriere dei piccoli o su un giornale umoristico, queste cose vengono scritte sul serio da Il Corriere della  sera.  
Il caso Contrada lo sapete meglio di me, Pietro fotografato con il numero due del Sisde che si è imbucato all’ultimo momento nel 1992, settembre credo, a una festa, una cena organizzava al Circolo ufficiali di Roma dal Comando Legione dei Carabinieri, ci sono colonnelli, generali e c’è pure Contrada che si è imbucato e poi c’è un investigatore dell’agenzia privata americana Krol che deve dare un premio, un fermacarte a Di Pietro per le sue doti investigative. Contrada in quel momento è come oggi Gianni De Gennaro, nel senso che è, anzi è meglio, perché Gianni De Gennaro è imputato per i fatti di Genova, Contrada in quel momento nessuno lo sospettava di nulla nel grande pubblico, naturalmente, chi viveva a Palermo qualcosa aveva sentito dire, ma immaginate il numero 2 del servizio segreto civile, è evidente che trovarlo a cena insieme a dei generali Di Pietro è ospito, buongiorno, buonasera, qualche settimana dopo Contrada viene arrestato e sarebbe stato grave se fosse stato beccato a cena con Di Pietro dopo che era stato arrestato e processato e poi condannato per mafia, 10 anni per concorso esterno. A Di Pietro invece rimproverano di averlo incontrato occasionalmente prima insieme ai Carabinieri in un’occasione pubblica davanti a centinaia di reclute e invece tutti quelli che l’hanno incontrato e l’hanno difeso dopo non devono risponderne, Il Corriere della sera è uno dei giornali che con alcuni dei suoi commentatori ha difeso Contrada dopo che è stato arrestato e dopo che è stato condannato, continuando a scrivere che era una povera vittima e rimprovera Di Pietro di averlo incontrato una volta prima che venisse sospettato, indagato e arrestato e poi condannato!  
Pensate anche la buonafede di questi giornali, l’ultimo caso è quello delle case che i giornali continuano a scrivere essere state procurate da Balducci a Di Pietro, mentre finora non risulta che Balducci sia intervenuto e soprattutto Di Pietro ha dimostrato di non averci mai messo piede come affittuario, come acquirente o come tentato affittuario o acquirente perché in una c’era una casa editrice che non ha niente a che fare con lui e in un’altra ci sta un’altra persona. 


Casini e Dell'Utri, amici per la pelle (espandi | comprimi
Vedete che dato che non capita niente a caso: a questo attacco de Il Corriere della sera che continua a rispondere nonostante che lui fornisca tutta la documentazione, continua a rispondere dicendo che comunque c’è ancora qualcosa da chiarire anche se non lo dice perché ogni volta che gli dicono: c’è questo da chiarire lui lo chiarisce, vedete che ci si attacca, a questo attacco de Il Corriere Pierferdinando Casini, Casini: Di Pietro Sciacallo leader dell’Udc.

O avete forse letto milioni di interviste anche su Il Corriere della sera in cui Dell'Utri viene interpellato ora come bibliofilo, ora come uomo di cultura, ora come fine politologo per chiedergli giudizi sulla storia d'Italia, su Mussolini di cui ha appena comprato i diari falsi? Sulla letteratura? Sugli incunaboli, sulle biblioteche? Oppure sull'attualità politica? Dato che non ve la ricorda nessuno questa storia ve l'ho raccontata io e del resto il Passaparola serve a questo, continuate a seguirci tutti i lunedì e a leggere Il Fatto quotidiano, grazie e buon compleanno anche a voi!

ERRATA CORRIGE
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. scampato pericolo, dunque, almeno per ora. ma conviene restare vigili. scusatemi per il "procurato allarme".
(m.trav.)

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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
09 Giu 2010

L'ORCHESTRINA DEL TITANIC





Testo:
Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.

Lacrime e sangue (espandi | comprimi)
Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.
Evidentemente, dopo aver citato il Duce, crede di essere già il Duce e invece ancora le forme vanno rispetto e quindi in teoria prima il Governo e il Parlamento fanno le leggi e poi il Capo dello Stato le firma, anche se va detto che con questa malabestia della cosiddetta moral suasion di cui abbiamo parlato infinite volte, il Presidente della Repubblica ha autorizzato il governo a pensare che in fondo si possa fare anche così e cioè che il Capo dello Stato viene consultato prima e non dopo l’approvazione delle leggi, partecipa, come pare stia facendo, con suggerimenti al confezionamento delle leggi medesime e così quando arrivano sul suo tavolo dovendo dire o sì o no, spesso non può dire no, si sente in imbarazzo a dire no perché ha partecipato al confezionamento delle leggi. E' una vecchia storia di cui continuiamo a occuparci, mi pare, praticamente soltanto noi.
Ma siamo alla puntata 99°, oggi, del Passaparola di quelle che ho fatto io, poi c’è quella che fece Peter Gomez sostituendomi durante l’assenza a causa della nube, quindi non è tempo di celebrazioni anche se, volendo montarsi un po’ la testa, potremmo anche ricordare che magari in questo spazio abbiamo detto, per qualche anno, che le stragi del 1992/1993 servivano a aprire la strada a un’entità politica. Anzi noi l’abbiamo chiamata con il suo nome e cognome Forza Italia, ben prima che se ne accorgessero Walter Veltroni, questo ritardatario permanente e il Procuratore Nazionale antimafia Piero Grasso che il giorno dopo la sua conferma per altri 4 anni in quella carica, all’improvviso è caduto dal pero e ci ha spiegato che forse le stragi di mafia furono fatte, anzi furono appaltate alla mafia in nome e per conto di misteriose entità politiche che stavano entrando in scena. E chissà di quali entità politiche si trattava, l’ha capito persino Cicchitto che ha detto che questo era un vergognoso e volgare attacco a Forza Italia. E' tutto giusto naturalmente quello che dicono in questi giorni Veltroni, Piero Grasso: l’unica cosa sbagliata è la data, perché chi lo voleva dire e chi lo voleva sapere non aveva che da leggere la sentenza Dell'Utri di Primo grado, non aveva che da leggere la sentenza sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, non aveva che da leggere le ordinanze di archiviazione dei procedimenti a carico di Berlusconi e Dell'Utri per concorso nelle stragi e lì avrebbe trovato non oggi, 10/12 anni fa di che parlare, di ciò di cui oggi all’improvviso si parla come se fosse una grande novità. Ricordo che c’era un libro che si chiamava “L’odore dei soldi”, scritto da Elio Veltri e dal sottoscritto, che parlava di queste cose, c’erano altri libri scritti da altri giornalisti che parlavano di queste cose, ben prima che se ne parlasse oggi. Nel 2001 andai a presentare “L’odore dei soldi” da Daniele Luttazzi e per avermi ospitato a parlare e a dire queste cose, Daniele Luttazzi non può lavorare in televisione da 9 anni, nonostante che tutte le denunce civili che sono state fatte nei nostri confronti, miei di Luttazzi, di Veltri, di Freccero e degli Editori Riuniti da Berlusconi, da Dell'Utri, da Fininvest, da Mediaset, da Forza Italia siano state tutte dalla prima all’ultima vinte da noi perché avevamo detto la pura e semplice verità.
Potremmo anche celebrarci ricordando di avere detto qua, in questa rubrica, che era impensabile che la security della Telecom agisse all’insaputa o addirittura contro gli interessi dei vertici Telecom quando al vertice c’era Marco Tronchetti Provera e che era impossibile che avessero accumulato decine di migliaia di dossier su giornalisti, calciatori, politici, magistrati, imprenditori senza che ne fosse a conoscenza il vertice dell’azienda. Adesso finalmente c’è una sentenza con rito abbreviato del G.I.P. di Milano che dice esattamente la stessa cosa e invita la Procura a domandarsi se non sia il caso di coinvolgere anche i vertici della Telecom dell’epoca. Ma lasciamo perdere queste rivendicazioni, c’è chi arriva prima e c’è chi arriva dopo e c’è anche chi non arriva mai, quindi meglio tardi che mai, comunque non è mai troppo tardi per dire le cose anche se sono passati nel frattempo 20 anni e certe cose si potevano dire già 10 anni fa.
Vediamo invece a questa manovra, questa manovra che taglia da tutte le parti. Berlusconi dice che non mette le mani in tasca agli italiani, certo le sta mettendo al collo agli italiani per strangolarli: sta facendo la stessa cosa che fece Giuliano Amato nel 1992 quando, corresponsabile dell’esplosione del debito pubblico che dal 1980 al 1992 gli anni del Caf era passato dal 60 al 118% del Pil, all’improvviso si trovò con lo Stato senza soldi e con la necessità di fare cassa e allora fece una legge finanziaria da 90 mila miliardi di tasse aggiuntive e di tagli. I tagli sono tasse aggiuntive perché sono servizi in meno, raramente si colpiscono gli sprechi, di solito si colpiscono i servizi.
Quel cocktail tra la manovra da 90 mila miliardi, lo shock dell’uscita della lira dal sistema monetario europeo, il prelievo del 6 per mille dai conti bancari di ogni risparmiatore italiano e lo scandalo di Tangentopoli fece fuori la classe politica della Prima Repubblica e spianò la strada a quella della seconda che era la stessa della prima travestita al seguito ovviamente di Berlusconi.
Berlusconi lo sa perché approfittò di quel vuoto che si era creato a causa di quel cocktail esplosivo e quindi oggi rivive ciò che visse nel 1992, soltanto che oggi al posto di Amato c’è lui, i tagli li deve fare lui, le nuove tasse le deve mettere lui e guarda caso la crisi che in Italia è più grave che altrove, al contrario di quello che lui ci aveva garantito. Fa cocktail con l’esplodere di nuovi scandali di malaffare e corruzione, esattamente come nel 1992, quindi teme di essere lui questa volta a dover scappare come Craxi nel 1992/1993, ecco perché è così nervoso, ecco perché fa finta che lui con questa manovra non c’entra, ecco perché cerca complici o corresponsabili nell’Europa, in Tremonti o in Napolitano, perché teme che quel cocktail - crisi più tagli e tasse, più scandali - faccia esplodere il suo di sistema, quello che lui ha messo in piedi nel 1994 subito dopo le stragi e la fine delle stragi.
Sapete che questa manovra del governo sedicente federalista, il governo che ha come perno la Lega Nord, è la manovra più antifederalista mai vista, tant’è che impone sacrifici per una minuscola parte ai Ministeri centrali e per un’enorme parte, addirittura il 50% alle regioni, tant’è che si è lamentato perfino Formigoni, è detto tutto e tra le regioni non fa alcuna differenza tra quelle più virtuose e quelle più scandalose, non fa differenze tra le cicale e le formiche. Ricolfi sulla stampa ha fatto un esempio per spiegare l’iniquità di questa riforma, di questa manovra.
Gli squilibri tra quello che un territorio dà e quello che riceve sono impressionanti - scrive Ricolfi - fatto 100 il reddito prodotto sul mercato, il cittadino della Lombardia consuma 50, il cittadino calabrese 113, l’intensità dell’evasione fiscale in Lombardia è pari al 12%, in Calabria l’85 %, le false pensioni di invalidità costano alla collettività 8 miliardi di Euro all’anno, parliamo di quelle false, i falsi invalidi ci derubano per 8 miliardi, 1/3 della manovra. I falsi invalidi da soli non nascono, ci vogliono dei politici e dei pubblici amministratori che li riconoscono invalidi e gli conferiscono la pensione indebita, ma nel Lombardo – Veneto rappresentano il 10% degli invalidi, mentre nelle 3 regioni di mafia superano il 50% degli invalidi: Campania, Calabria e Sicilia, un invalido su 2 è falso, in Lombardia 1 su 10 è falso, c’è qualcosa che non va. Scrive Ricolfi: se non si fanno differenze tra le regioni cicale e le regioni formica, il federalismo è morto prima ancora di cominciare e a seppellirlo non sono stati i suoi nemici storici, che peraltro non esistono più perché sono tutti partiti favorevoli a questa cavolata del federalismo, ma un governo di cui la Lega è una componente fondamentale e questo è il primo dato.
L’altro dato è che si va a pescare, sempre nelle solite tasche, si va a pescare nelle tasche di quelli che ovviamente soffrono di più, tagliando le regioni non tagliano stipendi, posti, sottogoverni, società miste etc., tagliano ovviamente gli stanziamenti alle regioni. Le regioni per stare in piedi non tagliano le proprie strutture per snellirle, tagliano i servizi ai cittadini: voi capite che chi ha l’autista o l’elicottero o la guardia privata o l’auto blu o l’auto aziendale non subisce danni se vengono tagliati i servizi di mobilità, chi ha possibilità di andare nella clinica privata non paga il danno dei tagli alla sanità. I tagli ai servizi vengono subito e pagati dalle fasce più deboli che guarda caso di solito sono anche le fasce dei lavoratori dipendenti che non possono evadere perché hanno ovviamente le tasse trattenute prima di ricevere lo stipendio.
Quindi ancora una volta si va a pescare in quel ristretto orticello di italiani che hanno sempre pagato le tasse e i contributi fino all’ultimo Euro, lo stesso fatto che si parli di sacrifici per i più ricchi, non bisogna mai dimenticarsi che i più ricchi non sono i più ricchi, sono quelli che dichiarano la loro ricchezza; i più ricchi sono quelli che non la dichiarano la loro ricchezza, quindi risultano più poveri. Sapete che c’è un’infima parte degli italiani che denunciato più di 100 mila Euro all’anno, credo siano 70 mila gli italiani che denunciato più di 100 mila Euro l’anno, immaginate quanti sono quelli che guadagnano ben più di 100 mila Euro l’anno e non lo denunciano.


Paghino i ladri (espandi | comprimi)
Ma quelli non li vogliono scovare, infatti sull’evasione fiscale stanno facendo ancora una volta a moina, ma andiamo con ordine perché naturalmente ogni volta che uno critica la manovra si sente dire dal Tremonti di turno, dal Berlusconi di turno: siamo obbligati, ci obbliga l’Europa, non ci sono soldi, dobbiamo farlo, altrimenti facciamo la fine della Grecia, l’ha detto Gianni Letta.
L’avessimo detto noi ad Annozero saremmo passati per dei disfattisti nemici della patria, l’ha detto Gianni Letta, il che significa che forse abbiamo già un piede nella Grecia se ha detto: evitare il rischio Grecia - perché questi le cose te le dicono sempre un pezzo per volta - è vero che siamo obbligati a fare la manovra, ma nessuno ci obbliga a prendere i soldi dove Tremonti e Berlusconi li vanno a prendere. Le leggi servono a questo, la politica serve a questo: a decidere come destinare i soldi pubblici e dove andarli a prendere per pagare i servizi pubblici; le scelte politiche sono poi queste, sono economiche in gran parte, sono morali ma sono economiche, dove vai a prendere i soldi per far funzionare lo Stato? A chi li vai a prendere? Con quali sistemi? Con quale equità? Questo naturalmente cambia, loro hanno deciso di prenderli dove sappiamo, nelle solite tasche dei soliti noti, vediamo se si poteva fare altrimenti. Faccio soltanto alcuni esempi perché non sono mica un economista: mi sono un po’ documentato, ho chiesto in giro e ho scoperto che i soldi si possono prendere in vari posti, si sarebbero potuti prendere in altri posti rispetto alle tasche dove invece li vogliono andare a prendere.
Per esempio nel programma di governo, anzi nelle promesse fatte da Berlusconi in televisione alla vigilia delle elezioni dell’aprile 2008 due anni fa - sono più importanti le promesse fatte in televisione perché i programmi dei partiti non li conosce nessuno, non li legge nessuno, quello che viene detto in televisione influenza il voto, 70% degli italiani vanno a votare influenzati esclusivamente da quello che hanno visto in televisione - Berlusconi andò in televisione e disse: aboliremo le province. Nessuno gli disse: non siamo d’accordo. Vinse le elezioni, le province sono rimaste esattamente le 110 che avevamo prima. Si dirà: eh ma le province hanno delle competenze sulla scuola, sulle strade, poi qualcun altro dovrà spendere i soldi per la scuola e per le strade. Certo, è ovvio, bisognerebbe spostare quelle competenze o sui comuni o sulle regioni se non ci fossero le province, ma le province non ci devono essere perché è dal 1970, quando furono istituite le regioni, che le province devono essere cancellate, perché? Perché è ampiamente sufficiente per un decentramento moderno avere la circoscrizione, il comune, dove c’è l’area metropolitana e la Regione, abbiamo province di 50 mila abitanti, province che hanno una popolazione inferiore a quella di un quartiere di una grande città e fanno provincia, credo l’Ogliastra per esempio in Sardegna.
Cosa fa questo governo per le province? Ne abolisce la bellezza di 9: Biella, Fermo, Isernia, Crotone, Vibo Valentia, Rieti e Matera, sai che risparmio? Perché non le aboliscono tutte visto che avevano detto che le abolivano tutte? Si oppone la Lega che governa molte province del nord e non vuole mollare le poltrone e i posti di governo e sottogoverno. Come ha scritto Michele Serra, Bossi si comporta ormai come un politico irpino o ceppalonico, ha detto se aboliscono la Provincia di Bergamo facciamo la rivoluzione! La rivoluzione delle cadreghe, delle poltrone, posti, prebende, quello che lui stesso rimproverava a Roma ladrona quando la Lega era ancora una cosa seria o semiseria.
Perché aboliscono solo 9 province? Perché hanno stabilito una serie di esclusioni che le escludono quasi tutte, per esempio non si possono toccare le province delle regioni a Statuto speciale, non si possono neanche toccare le province che confinano con stati esteri e poi hanno stabilito che comunque non si aboliscono le province con più di 220 mila abitanti. Noi abbiamo dei comuni che superano il milione di abitanti e lasciamo in piedi delle province che hanno 220 mila abitanti o poco più!
Quante sono le province? In tutto 110, erano 69 quando fu unificato il Regno d’Italia, 150 anni fa, dopo la Prima Guerra Mondiale entrarono il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia, quindi aumentarono un po’, il fascismo ne creò altre 17 e alla nascita della Repubblica italiana nel 1946 erano 91, dopodiché tra il 1968 e il 1974 quando dovevano abolirle ne inseriscono altre 3: Pordenone, Isernia, Oristano e poi nel 1992 ci fu proprio mentre si fingeva di scandalizzarsi per i costi elevati della politica, erano l’anno di Tangentopoli, un’altra infornata di 8/9 province: Verbano Cusi Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia e poi nel 2004 altra infornata, Governo Berlusconi con la Lega dentro: Monza e Brianza, Fermo, Barletta, Andria e Trani e poi dobbiamo aggiungere le 4 che la Sardegna, essendo a statuto speciale, si è autofabbricata negli ultimi anni.
Quanto costano le province? 13,5 miliardi di Euro sono i costi netti, puri, quelli che riguardano le spese per il personale e quelli che riguardano le spese per gli edifici che sono sedi di province e di uffici provinciali, i dipendenti e i collaboratori e i consulenti degli enti provinciali e delle società partecipate o miste, sono circa 70 mila. Il che significa che le province costano circa 17 miliardi, in quei 17 miliardi ce ne sono 13,5 che sarebbero immediatamente eliminabili abolendo l’ente Provincia e passando le sue competenze al Comune o all’area metropolitana o alla Regione e ricollocando questi dipendenti risparmiando sulle consulenze etc.
Poi ci sono naturalmente 3 o 4 miliardi che sono quelli che ogni anno spendono le province per mettere a posto le scuole e le strade, e quelli non sarebbero ovviamente eliminati perché comunque le scuole e le strade bisogna continuare a metterle a posto, ma risparmieremmo se venissero abolite le province, 13,5 miliardi di Euro. E sarebbe un risparmio strutturale, non una tantum, perché? Perché ogni anno non spenderemmo 13,5 miliardi. Con 13,5 miliardi è fatta più della metà della manovra e in più avrebbe il vantaggio di avere un risparmio strutturale, avremmo ogni anno 13,5 miliardi, quest’anno dovremmo risparmiarli, in anni di benessere o di normalità avremmo 13,5 miliardi in più da spendere per fare delle cose utili, anziché pagare dipendenti di un ente che è inutile, senza offesa per chi ci lavora. Chi ci lavora può andare a lavorare tranquillamente nel resto della pubblica amministrazione e poi ovviamente a esaurimento.
Le Province non le aboliscono, le resistenze maggiori vengono dalla Lega e così ci siamo fumati 13,5 miliardi all’anno. Si fa molto parlare, è chiaro che stiamo parlando di risparmi minimi anche se le spese sono scandalose dei costi degli stipendi dei parlamentari, degli Europarlamentari, delle auto blu, abbiamo almeno, ma non si sa esattamente se il calcolo sia sufficiente, 624 mila auto blu, stiamo parlando di cifre semplicemente incredibili. Pare che il Ministro Brunetta soltanto per sé stesso e il suo staff ne abbia 9, compresa una per la segretaria: vi pare che una segretaria debba avere o possa avere un’auto blu?
Ci sono paesi che hanno il quadruplo della popolazione come gli Stati Uniti che ne hanno 1/10 di auto blu. In Germania la Merkel va a lavorare a piedi, in Inghilterra il Premier Brown appena caduto, andava a lavorare in metropolitana, Cameron va in bici. 624 mila auto blu, è chiaro che la riduzione del numero dei parlamentari, delle auto blu etc. non inciderebbe su cifre di miliardi come quelle di cui stiamo parlando, sarebbe però un bel segnale di sacrifici visto che Berlusconi ha detto: siamo tutti sulla stessa barca. Forse si riferiva al suo yacht o a quello che ha appena inaugurato suo figlio Piersilvio.
I partiti ogni anno si beccano centinaia di milioni di Euro contro la legge, perché contro la legge? Perché noi abbiamo votato, se non erro nel 1993 con una maggioranza clamorosa, 90% l’abolizione del finanziario pubblico dei partiti. Loro se lo sono ridato, ne abbiamo già parlato, cambiandogli il nome e chiamandolo “rimborso elettorale” e poi sul rimborso fanno la cresta perché più della metà dei soldi che chiamano rimborsi elettorali, restano inutilizzati per le spese elettorali, perché le spese elettorali sono la metà dei soldi che i partiti si fanno rimborsare. E il resto dei soldi come li usano? Non si sa, c’è un’inchiesta, ma anche questa l’avevamo detta e scritta molto prima, che riguarda per esempio il fatto che Mastella si sarebbe comprato delle case con i soldi del Campanile, cioè il giornale dell’Udeur. L’Udeur praticamente non c’è più, in Parlamento non è più rappresentata ma il Campanile c’è ancora e gran parte lo paghiamo noi e parte di quei soldi che Mastella avrebbe usato per comprare delle case a Roma, sarebbero arrivati direttamente dai fondi del campanile. Questa è l’inchiesta che c’è a Napoli e l’ipotesi accusatoria, ma l’aveva già scritto L’Espresso e se ne stava occupando De Magistris pochi giorni prima che gli levassero l’inchiesta e che poi levassero lui direttamente da Catanzaro.


Loro mangiano, noi paghiamo (espandi | comprimi)
Bene, con i rimborsi elettorali 130 milioni all’anno, inizialmente la manovra doveva dimezzarli e portarli a 65, invece il risparmio si è fermato a 13. Se ne sono restituiti 52 dei 65 che dovevano tagliare. Poi abbiamo le pensioni degli ex parlamentari.
Gli ex parlamentari anche se hanno fatto una sola legislatura, anche se quella sola legislatura è durata soltanto pochi anni e non 5, percepiscono la pensione e tutte queste pensioni ci costano 219 milioni all’anno. Le pensioni, è ovvio, non si possono abolire, però si potrebbero tagliare, visto che tagliano qualsiasi cosa, tagliano addirittura gli aumenti già previsti dai contratti, bloccano i contratti nuovi, addirittura danno le liquidazioni a chi se ne va dal lavoro a rate, come se uno per comprarsi la casa potesse pagarla a rate al proprietario perché? Perché gli arriva la liquidazione a rate, quindi stanno toccando diritti acquisiti ai lavoratori veri e quindi potrebbero toccare anche i diritti acquisiti dei parlamentari o degli ex parlamentari che, non dimentichiamolo, oltre pensioni così facili, percepiscono anche, ogni volta che lasciano il Parlamento, una buona uscita di 100/200/300 mila Euro. Per non parlare dello stesso fenomeno che si verifica nelle regioni, dove anche lì ci sono stipendi clamorosi. Recentemente Edward Luttwak ha raccontato che il Presidente della Regione Molise guadagna più di Obama, l’uomo più potente del mondo, guadagna meno del Presidente della Regione Molise che dopo la Valle d’Aosta, se non erro, è la più piccola regione italiana.
Dice Tremonti: in altri paesi se tiri fuori una banconota ti mandano a casa l’FBI, vero, stiamo parlando degli Stati Uniti, infatti cosa hanno deciso? Hanno deciso di inserire nella manovra il divieto di pagamento in contanti oltre i 5 mila Euro e la tracciabilità dei pagamenti in assegni, Berlusconi ha spiegato che si può pagare in contanti fino a 5 mila Euro, perché le mignotte dobbiamo pagarle in contanti, è chiaro che quelle non rilasciano fattura e di solito non accettano assegni e il cliente raramente firma un assegno a una prostituta, il Presidente ha queste esigenze impellenti e quindi si è tenuto conto delle sue esigenze, anche perché poi tra l’altro le mignotte gliele pagava Tarantini com’è noto, evidentemente le pagava in contanti.
E’ divertente questa storia del divieto di pagare in contanti e della tracciabilità dei pagamenti in assegni, perché? Perché era una legge dello Stato l’aveva inserita 3 anni fa il famigerato Visco, che veniva dipinto come Dracula, perché? Perché voleva, illiberale qual è, impedire agli italiani di arrivare con le borsate di soldi in contanti per fare i pagamenti, perché? Perché se uno ha una borsata di soldi in contanti non la racconta giusta o comunque se la racconta giusta la racconti perché è strano quel comportamento.
Dopo avere spernacchiato questa misura, mi ricordo Tremonti che rideva a Annozero quando gli chiedevamo perché aveva abolito immediatamente, il primo atto di questo Governo fu l’abolizione di queste norme che sono proprio un brodino, sono il minimo che si deve fare per una lotta all’evasione fiscale, mi ricordo le risate, credevano di combattere l’evasione fiscale con la tracciabilità, con il divieto di contanti etc., caso strano adesso lo ripristinano, vuole dire che serviva, che serve, che servirà, perché in questi due anni l’hanno tolto, quanti soldi avremmo in più in cassa se quella norma fosse stata mantenuta? Ricordate la parola Tesoretto, con quelle piccole normine antievasione, Visco era riuscito a raccattare un tesoretto chi dice di 15 chi dice di 18 miliardi di Euro in due anni, tant’è che poi tutti i Ministeri ci volevano mettere le mani, solo con queste normine qua, se le avessero lasciate chissà quanti altri tesoretti avremmo accumulato, forse non dovremmo partire da zero, forse questa manovra non sarebbe da 25 miliardi, forse sarebbe da qualcosa in meno, invece le hanno tolta e adesso le rimettono e Berlusconi non ne voleva sapere, perché? Perché altrimenti diamo ragione a Prodi e Visco sull’unica cosa buona che avevano fatto insieme a un minimo di risanamento della finanza pubblica il Governo del centro-sinistra.
Ho fatto altre due o tre propostine su Il Fatto quotidiano che vari economisti e politici soprattutto dell’Idv ma anche alcuni del PD e della Sinistra radicale hanno ritenuto ragionevoli, fattibili, naturalmente il Governo non le ha neanche prese in considerazione, stiamo parlando sempre di soldi e di soldi grossi che si potrebbero recuperare non mettendo le tasche agli italiani, mettendo le tasche agli italiani ladri!
Prima norma: abbiamo fatto lo scudo fiscale, quest’ultimo consente a chi ha accumulato soldi sporchi all’estero o soldi evasi all’estero, di farli rientrare in Italia, depositarli in banca, ottenere della banca un certificato riservato da esibire alla finanza nel caso in cui ti chiedesse come hai guadagnato i soldi che hai in Italia in questo momento perché magari ti sei comprato 6 Ferrari, tutto ciò avviene in forma anonima, se tu paghi il 5% dell’importo che rimpatri o che dici di rimpatriare perché proprio vanno a controllare se li avevi sotto il materasso o li avevi su un conto estero, li porti alla banca, quest’ultima ti rilascia, non devi fare nessuna segnalazione, salvo che tu non sia un pezzente e depositi 100 milioni, allora è chiaro che la segnalazione la fanno, ma se il mafioso invece di mandare un barbone a consegnare i soldi in banca manda un colletto banco riciclatore di denaro che ha un suo bel reddito, nessuno deve fare segnalazioni.
Sono rientrati con questo sistema e lo Stato li ha sbiancati, riciclati 100 miliardi di Euro in un anno e lo Stato cosa ha incassato? Il 5%, 5 miliardi di Euro, non vi dico le banche quanto hanno guadagnato, un’ira di Dio, dato che Tremonti è Robin Hood e vuole fare il culo alle banche, un regalo alle banche, lo Stato si è accontentato delle briciole, del 5%, di 5 miliardi, quando questi signori che hanno riportato i capitali in Italia, non avendoci mai pagato una lira di tasse sopra, avrebbero dovuto pagare l’aliquota massima che per la parte finale del capitale è 43%, diciamo che su quel capitale di 100 miliardi lo Stato ha perso in evasione fiscale una quarantina di miliardi, 4 su 10 e si è accontentato, per farli rientrare, di incassarne 5.
Perché non chiamiamo questi signori e non gli chiediamo un altro 10% su quello che hanno portato in Italia? Sarebbe comunque niente rispetto a quello che avrebbero dovuto pagare il 43%, se avessero dovuto pagare adesso con lo scudo il 5 e con questa manovra un altro 10, pagherebbero il 15 anziché il 43, si potrà lamentare qualcuno perché non erano questi i patti, certo ma non erano questi i patti neanche con i lavoratori e i pensionati ai quali adesso vengono tolti dei diritti acquisiti e quindi meglio essere sleali con i ladri che essere sleali con le persone oneste e incasseremmo con questa tassa aggiuntiva allora 10%, esattamente 10 miliardi e avremmo fatto un bel pezzo di manovra.
Nel 2007 Mastella, una delle poche cose buone, forse l’unica che ha fatto, ha creato una Commissione al Ministero della Giustizia e ci ha messo dentro alcuni magistrati di mani pulite, Navigo, Greco, Paolo Ielo, hanno suggerito un Disegno di Legge che poi naturalmente non è mai stato approvato perché era buono, che metteva la cauzione sulle impugnazioni, dopo il primo grado chi fa appello deve emettere una cauzione, se vince l’appello se la riprende, se lo perde la lascia lì, così chi non è assolutamente sicuro di avere ragione, di avere motivi fondati per fare un appello, l’appello non lo fa, quelli che fanno appello per perdere tempo e raggiungere la prescrizione non lo fanno, perché? Perché rischiano di lasciarci la cauzione e sono soldi loro, idem per i ricorsi in Cassazione.
Tanto per dire la Cassazione esamina ogni anno 100 mila ricorsi tra processi penali e civili, la gran parte vengono respinti perché sono pretestuosi, infondati, fatti per perdere tempo, praticamente circa il 75% dei ricorsi sono respinti, sono 75 mila ricorsi inutili, sui quali il ricorrente dovrebbe pagare la cauzione, se si mettesse una cauzione di 2 mila Euro, salvo naturalmente i nullatenenti che avrebbero diritto a farlo gratis, voi capite che avremmo ogni anno 150 milioni di Euro solo per i ricorsi respinti in Cassazione, dopodiché pensate a tutti i ricorsi che si fanno al riesame, in Corte d’Appello, etc., avremmo cioè centinaia di milioni in cassa per finanziare la giustizia, facendo pagare un po’ quelli che ne inceppano il meccanismo, facendo girare a vuoto la macchina con ricorsi infondati e così i processi durerebbero anche molto meno perché non si perderebbe tempo con processi e ricorsi inutili e pretestuosi!
Perché non riprendono quel Disegno di Legge? E’ già pronto, lo trasforma in un Decreto e lo approvano domani mattina!
Terzo: l’evasione, evasione si mangia 120 miliardi di Euro all’anno, non è l’imponibile su cui si evade è l’imposta evasa, 120 miliardi di Euro, è chiaro che non si può recuperarli tutti subito, ma per cominciare a recuperarli in dimensioni sostanziose bisogna cambiare la legge, siamo l’unico paese dove in carcere non c’è nessun evasore fiscale, conoscete un altro strumento per spaventare gli evasori fiscali e costringerli a pagare le tasse? No, non ce ne è un altro, in America li buttano dentro e gettano la chiave, in altri paesi li buttano dentro e gettano la chiave, noi siamo l’unico paese dove l’evasore fiscale ha la certezza matematica di non finire in galera, adesso vi spiego perché e così vi spiego perché bisogna cambiare questa legge.


Lo Stato non recupera i soldi che trova (espandi | comprimi)
Intanto vediamo i soldi che vengono recuperati con l’attuale legge e con l’attuale sistema, abbiamo detto che sono 120 miliardi, per fare cifra fonda facciamo che ogni anno l’evasione è 100 miliardi. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, che devono combattere l’evasione fiscale, scoprire gli evasori e recuperare il bottino, accertano un’evasione per il 10% rispetto al suo importo reale.
Quindi su 100 miliardi ogni anno accertano 10, cioè: accertano chi ha evaso per un importo totale di 10 miliardi, denunciano i possibili evasori per 10 miliardi, vuole dire che mettiamo in tasca 10 miliardi? Assolutamente no, magari, saremmo a posto, solo l’8% di questo 10% di evasori viene condannato a pagare quello che non ha pagato di tasse, voi direte: quindi l’8% del 10% vuole dire che su 10 miliardi accertati, noi recuperiamo 800 milioni, magari, sarebbe già un miracolo!
Di quelli che vengono condannati a pagare quelli 800 milioni, solo pochissimi sono poi costretti materialmente a versarli, altri riescono a farla franca con ricorsi, prescrizioni etc., pensate lo Stato riesce a incassare solo il 2% di quell’8%, di quel 10% dei 100 miliardi di evasione annua, su 100 miliardi di evasione annua materialmente lo Stato entra in possesso di 16 milioni su 100 miliardi.
Il 2% dell’8% del 10%, non sempre chi evade le tasse finisce in Tribunale, perché? Perché i reati dell’evasore fiscale sono 2 sostanzialmente: dichiarazione infedele, il più grave, quando uno dichiara meno di quello che guadagna, non fa lo scontrino, non fa la fattura, non fa la ricevuta e la frode fiscale, se uno dichiara di spendere più di quello che spende, fa le fatture false in modo da pagare meno tasse.
Dichiarazione infedele, la prima è il reato più lieve, la frode fiscale, la dichiarazione fraudolenta è il reato più grave, infatti è il più raro, il più difficile da dimostrare e qui la pena massima è 6 anni, è possibile il carcere preventivo e sono possibili le intercettazioni, ma non si fanno quasi mai, perché? Perché è difficilissimo scoprire le fatture false e soprattutto in un paese che ha depenalizzato il falso in bilancio. Il caso più diffuso, più facilmente scopribile invece è quello della dichiarazione infedele, quando dichiari meno di quanto guadagni perché non fai gli scontrini, le ricevute e le fatture, qui la pena massima è 3 anni, quindi non c’è custodia cautelare, non ti possono arrestare subito, non possono intercettarti, non puoi matematicamente scontare la pena, perché? Perché la pena massima è di 3 anni, quindi è evidente che con le attenuanti prendi sempre meno di 2 anni e hai sempre la pena coperta della condizionale.
Attenzione, non commette nessun reato chi evade ogni anno meno di 103 mila Euro con la dichiarazione infedele o di 77 mila Euro con la frode, cosa vuole dire? Vuole dire che hanno stabilito delle soglie di non punibilità, per cui c’è una modica quantità di evasione che è enorme, perché uno per finire nel penale deve evadere più di 103 mila Euro, non evadere su un imponibile di 103 mila Euro, la sua imposta evasa deve essere di più di 103 mila Euro con la dichiarazione infedele, quando dichiari meno del tuo guadagno o più di 77 mila Euro con la frode, quando dichiari di spendere più di quello che spendi con le fatture false.
Quindi c’è un’area di franchigia enorme che copre quelli che guadagnano e nascondono 200/250 mila Euro perché? Perché hanno evaso meno di quelle due soglie che vi ho detto, figuratevi quanti pochi sono gli italiani che possono permettersi il lusso di evadere ogni anno 103 mila Euro o più.
Quindi hanno legalizzato l’evasione perché? Perché tutti quelli che non superano quelle soglie non vanno nel penale, ma restano nel provvedimento amministrativo, cioè rischiano una multa che è bassissima, tant’è che è pari a poco più di un divieto di sosta e soprattutto ci sono infinite scappatoie per non pagarla neanche, tanto più che l’Amministrazione è talmente inefficiente che alla fine recupera pochissimo del maltolto.
Questo per dirvi che basterebbe raddoppiare le pene per la frode fiscale per entrambe le fattispecie, eliminare le soglie e automaticamente avremmo la prescrizione più lunga, i processi si farebbero, nessuno la farebbe franca tra quelli almeno che vengono beccati e quindi molti di quelli che non vengono beccati vedendo finire in galera dei loro colleghi si spaventerebbero e correrebbero a pagare spontaneamente.
Bisognerebbe, quindi, fare una modifica lievissima, portare la galera, non dico come negli Stati Uniti, dove per gli evasori le pene sono addirittura 15 anni, ma si potrebbe portarli a 10 anni massimo per la frode e a 5/6 anni massimo per l’altra fattispecie, la dichiarazione infedele e automaticamente tutta l’evasione rientrerebbe nel penale, basterebbe arrestarne 10/12 di evasori possibilmente famosi per indurne migliaia a pagare subito e quindi avremmo un effetto immediato di tesoretti che potrebbero andare a colmare quei 25 miliardi o una parte di quei 25 miliardi che ci occorrono.


Di suggerimenti mi sembra di averne detti abbastanza e sono i suggerimenti di un profano, è la dimostrazione semplicissima di una cosa: che se si volesse fare una manovra equa e si volessero mettere le mani delle tasche non dei soliti noti, ma dei soliti ladri che non pagano mai, ce ne sarebbe a sufficienza per fare una manovra non da 25 ma anche da 30 miliardi. Il problema è che, come diceva credo Einstein, non si può affidare la risoluzione dei problemi a coloro che costituiscono il problema!
Passate parola e ci vediamo lunedì per la 100° puntata!



Wikio
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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
01 Giu 2010

Silenzio,si ruba!





Wikio


Testo:
Buongiorno a tutti, parliamo ancora una volta della legge cosiddetta sulle intercettazioni, la legge che impedirà ai magistrati di farle in gran parte delle indagini su fatti criminali e impedirà ai giornalisti, non solo di pubblicate le intercettazioni sempre, ma di pubblicare anche gli atti delle indagini, fino a quando le indagini saranno finite, per anni e anni, fino a quando e solo se, approderanno queste indagini a un’udienza preliminare, tagliando fuori quindi tutti quei fatti che magari non costituiscono reato oppure vengono archiviati perché nel frattempo sono già prescritti, tipo per esempio il caso Scajola.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Non voglio dilungarmi su quello che prevede la legge perché ce lo siamo raccontati più volte, ma in estrema sintesi i giornalisti non possono più pubblicare notizie e atti di inchieste, neanche parlarne, riassumerli e sintetizzarli.
Proprio non possiamo fare riferimento a quello che succede nelle indagini fino alla fine dell’udienza preliminare, le televisioni non possono riprendere i magistrati nei palazzi di giustizia, nei processi se una delle due parti si rifiuta non si può riprendere il dibattito che invece è un fatto pubblico, le intercettazioni si possono né riassumere né trascrivere, né raccontare, né nulla di nulla, di nulla, neanche se contenute dei mandati di cattura che vengono notificati alle persone arrestate, non si possono piazzare cimici nei luoghi dove si pensa che verrà commesso un reato. Bisogna avere già la certezza che in quel posto si sta commettendo un reato, quindi per prevenire reati che potrebbero essere organizzati o commessi non si può più fare niente; il caso tipico: i delinquenti che si danno appuntamento in un certo posto per parlare, se non si ha la certezza che in quel posto vogliono ammazzare o rapinare qualcuno, ma si pensa che potrebbero farlo, non c’è possibilità di controllarli e lo stesso vale per le telecamere negli stadi dove si tiene d’occhio lo stadio per avere immediatamente le immagini di tifosi violenti: se uno non ha la certezza che il tifoso sta già commettendo qualche violenza, non si può cominciare a mettere la telecamera e quindi naturalmente bisogna chiedere al tifoso di aspettare di commettere atti di violenza, di interrompere i suoi atti di violenza per dare il tempo alle forze dell’ ordine di mettere la telecamera, siamo a queste barzellette!
I magistrati naturalmente verranno perseguitati con norme che dicono che per esempio se fanno una conferenza stampa in cui spiegano un’operazione di polizia con l’arresto di un mafioso o di più mafiosi o cose di questo genere, non potranno poi seguire il processo se hanno parlato: hanno parlato delle indagini in conferenza stampa con la polizia? Dovranno astenersi e cedere la mano a un altro magistrato. Non si potranno intercettare le spie, gli agenti segreti senza avere prima avvertito il governo dal quale dipendono che naturalmente, pensate al nostro, si premurerà di avvertire loro di stare attenti alle telefonate e soprattutto le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni per certi casi sono esclusi i reati di mafia, ma come ben sapete spesso si viene a scoprire che un reato è di mafia dopo che si è fatta l’indagine su quel reato, chi lo sa se a chiedere il pizzo a un imprenditore è una banda di delinquenti comuni, oppure è Cosa Nostra o l’‘ndrangheta o la camorra? Bisogna intercettarli per capirlo, naturalmente, ma qui se l’intercettazione dura più di 75 giorni, al 75° giorno non può proseguire e quindi bisogna interrompere.
Quindi queste norme valgono tutte quante anche per i reati di mafia che di solito vengono scoperti soltanto dopo e non prima che si facciano le intercettazioni.
Infine non si potrà più registrare una conversazione con un’altra persona, tipo per esempio la D'Addario che si cautelò registrando le sue conversazioni nella famosa notte a Palazzo Grazioli sul lettone di Putin, che è che poi è accaduto l’altro giorno quando un giornalista si è spacciato per un imprenditore – corruttore e ha offerto una mazzetta a Sarah Ferguson, la principessa della Casa Reale Britannica, scoprendo che la signora gradisce ricevere tangenti, tant’è che l’ha intercettata e addirittura filmata mentre incassava questa tangente.
Questo in estrema sintesi è il contenuto della legge che naturalmente fa gridare allo scandalo contemporaneamente i magistrati disarmati e i giornalisti disarmati: speriamo che si accorgano i cittadini di essere le principali vittime di questa legge perché naturalmente non è una legge contro i giornalisti o contro i magistrati, i magistrati e i giornalisti continueranno a avere il loro stipendio, è una legge contro i cittadini che non potranno più sapere le cose che sanno oggi e non potranno avere le stesse garanzie di sicurezza. A chi pensa che la nostra sicurezza sia già in pericolo a causa della criminalità e dell’inefficienza dello stato nel reprimerla, deve sapere che in futuro la nostra sicurezza sarà infinitamente più minacciata perché una serie infinita di delinquenti la faranno franca grazie proprio all’impossibilità di fare le intercettazioni.
Cosa non sapremmo più di quello che abbiamo saputo in questi anni se per caso in questi anni fosse già stata in vigore questa legge? Non sapremmo nulla dello scandalo della protezione civile, sapremmo soltanto i nomi degli arrestati e il titolo di reato, non sapremmo che nella notte del terremoto c’erano imprenditori che ridevano e esultavano, non sapremmo che il Senatore Di Girolamo era messo in Parlamento dalla 'ndrangheta e che poi ogni tanto, tramite suoi boss gli telefonava per ricordargli che lui era lì per conto e in nome della 'ndrangheta , non sapremmo niente di casa Scajola naturalmente, né mai lo sapremmo, neanche in futuro perché per il momento non è indagato, se fosse indagato il reato sarebbe quasi prescritto, non c’è nessuna possibilità che si faccia un processo a Scajola per quei 900 mila Euro pagati da un imprenditore che vinceva appalti nel suo Ministero quando lui era al Ministero degli Interni e poi grazie al governo di cui lui faceva parte con il Ministro delle attività produttive, quindi Scajola sarebbe al suo posto e non saprebbe neanche lui, se è vero quello che dice, chi gli ha pagato la casa!
Non sapremmo dello scandalo che ha investito il centro-sinistra in Puglia con gli uomini della prima Giunta Vendola indagati come Frisullo e come Tedesco, che starebbero naturalmente ancora al loro posto; non sapremmo che il Procuratore Toro è sospettato di avere fatto la talpa per alcuni indagati per l’inchiesta sulla cricca e quindi non sapendolo il Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, quello che indagava con grande attenzione su Gioacchino Genchi, su una persona per bene, mentre invece su indagini di grandi malaffare svolgeva ben opera l’ipotesi accusatore, sarebbe ancora al suo posto e quindi continuerebbe a fare da tappo nelle indagini contro il malaffare dei colletti bianchi. E questi sono soltanto gli ultimi casi di cui non sapremmo nulla, ma naturalmente l’avremmo saputo con anni e anni di ritardo delle indagini sui furbetti del quartierino, sulla Parmalat, sulla Cirio, su Calciopoli, sul caso Cuffaro, sul caso di Trani non sapremmo ancora niente, sul perché in campagna elettorale era stata chiusa la trasmissione Annozero e cosa si preparava contro Annozero, la famosa multa dell'Autorità per le comunicazioni, saremmo un paese ignaro e avremmo un governo dove vengono celebrati ancora divi come Bertolaso, come Gianni Letta, Ministri efficientissimi come Matteoli che adesso sfilano addirittura interrogati a casa Berlusconi, tanto è lo scandalo nell’opinione pubblica. Berlusconi sta interrogando gli Scajola, i Bertolaso, i Verdini, addirittura Bondi etc., Lunardi, non avrebbe minimamente dovuto dire una parola su questo e sarebbero tutti ben saldi al loro posto e continuerebbero a distribuire appalti agli stessi Anemone etc., perché naturalmente nessuno di noi saprebbe nulla a parte i casi di quei pochi che sono stati arrestati.
Ci raccontano che questa legge è stata fatta per tutelare la privacy, la reputazione delle persone, il segreto. Abbiamo già detto, ma è bene ripeterlo, per evitare che qualcuno si faccia prendere per i fondelli, visto che continuano a scriverlo i giornali che sono favorevoli a questa porcheria, che la legge non aggiunge nulla alla difesa della privacy, della reputazione delle persone contro le diffamazioni e le calunnie e al segreto, perché già oggi è proibito dalla legge e è punito, come reato pubblicare notizie segrete e atti segreti, è reato diffamare le persone con calunnie e accuse false e è reato violare la privacy delle persone.


La lista Anemone non andava pubblicata (espandi | comprimi)
In questi giorni tra le tante cose utili che si sono lette sui giornali sullo scandalo della cricca, ne sono uscite due, secondo me vergognosamente lesive della privacy delle persone e della reputazione delle persone.
La prima è la pubblicazione integrale indiscriminata della lista Anemone, dei proprietari o affittuari di casa che hanno avuto l’appartamento ristrutturato dalla Ditta Anemone: il file era nel personal computer di Anemone, ce l’aveva la Guardia di Finanza, ce l’aveva da due anni, non sono state fatte indagini da parte della Magistratura di Roma su questa lista, la lista è uscita sui giornali con tutto l’elenco delle persone che hanno avuto la ditta Anemone che gli ristrutturava la casa. Domanda: c’è qualcosa di scandaloso nell’avere avuto la casa ristrutturata dalla Ditta Anemone? No, la Ditta Anemone è una ditta che se uno paga i lavori per la ristrutturazione è una ditta come tutte le altre. Il problema semmai è chi ha avuto la casa ristrutturata gratis o con lo sconto, soprattutto se in cambio dello sconto o dei lavori gratis Anemone ha avuto dei favorevoli dal proprietario della casa ristrutturata. Allora si sarebbe dovuto scremare quell’elenco indiscriminato mettendo sui giornali quelli che non hanno pagato o quelli che hanno avuto lo sconto e lasciando perdere tutte le persone che hanno regolarmente pagato i lavori. Non solo, ma non sempre chi ha la casa ristrutturata da Anemone ha scelto lui che fosse la ditta Anemone a ristrutturarla, per esempio tutti quelli che hanno case in affitto da enti pubblici o previdenziali, è ovvio che è l’ente proprietario a scegliere la ditta che ristruttura, mica l’inquilino che paga l’affitto; allo stesso modo sono finiti dentro funzionari e dirigenti di Polizia, per quale motivo? E’ chiaro che a ristrutturare la casa di un alto dirigente della Polizia o del Capo della Polizia non può essere una ditta qualsiasi, deve essere una ditta che ha il protocollo di sicurezza e di segretezza, perché è importante sapere chi ristruttura la casa di un importante dirigente della Polizia o dei servizi di sicurezza, altrimenti uno invece di ristrutturarla magari gli piazza una cimice in casa per conto di non si sa chi.
Hanno fatto un fritto misto, hanno messo tutti i nomi insieme, li hanno sbattuti sui giornali, questa è una gravissima violazione e è triste che tutti quelli che fanno i garantisti, solo perché in questo periodo c’è un’aria un po’ così di indignazione, non abbiano stigmatizzato questa cosa. Si sarebbe dovuto fare un lavoro, i giornali avrebbero dovuto prendere quella lista e andare a vedere caso per caso prima di pubblicarla; allo stesso modo è uno scandalo che si pubblichino gli sms tra un importante dirigente della protezione civile arrestato e un produttore cinematografico che non solo non è stato arrestato, ma non è neanche indagato. Sapete perché sono stati pubblicati quegli sms? Perché i due sono gay e quindi si mandavano delle effusioni amorose per sms, è lo stesso scandalo che ha destato polemiche quando è uscito il famoso sms tra Anna Falchi e Ricucci; ci sarà un problema a proposito delle inclinazioni sessuali di questi imputati? E’ possibile pubblicare gli sms sentimentali di due persone soltanto perché sono gay, mentre invece si fa polemica quando si pubblicano sms tra due eterosessuali che sono marito e moglie e tra l’altro che si mandino degli sms con scritto “Ti amo” non è che faccia questo grande discredito.
Queste cose che sono vergognose, sono già vietate dalla legge, quindi chi ha pubblicato gli sms sentimentali dell’inquisito arrestato e del produttore assolutamente intonso gay, ha già violato la loro privacy e risponderà davanti a una legge che esiste già dal 1996 che è la legge sulla privacy. Questa legge non aggiunge e non toglie nulla a questa cosa, perché già non si poteva fare prima, già non si potevano pubblicare quelli di Anna Falchi e di Ricucci e quindi già la pubblicazione dell’sms di Anna Falchi e di Ricucci è perseguibile per legge, senza bisogno di una nuova legge, questa nuova legge non aggiunge e non toglie niente in difesa della privacy, della reputazione e del segreto.


Cosa succede nei Paesi liberi (espandi | comprimi)
Infatti in tutto il mondo libero i giornali e le televisioni possono parlare e pubblicare di atti di indagine e intercettazioni disposti dalla Magistratura e anche non disposti dalla Magistratura, visto che in questi tutti gli altri paesi, a differenza dell’Italia dove l’unico soggetto autorizzato per legge a disporre intercettazioni con certe garanzie è il Magistrato, richiesta del Pubblico Ministero, decisione del G.I.P. che può decidere di non intercettare, quindi di non accettare la richiesta del PM se non ci sono quei gravi indizi di reato.
Dopodiché può decidere di interrompere le intercettazioni il G.I.P., anche se il PM vuole proseguirle, è tutto garantito dal giudice terzo che riceve e poi valuta le richieste del PM e tutto quello che fanno il PM e il giudice terzo è depositato e risulta agli atti. Quindi nessuno può essere intercettato legalmente senza che la cosa si sappia, mentre all'estero sapete che il grosso delle intercettazioni di solito le fanno i servizi di sicurezza, le forze di Polizia e anche autorità amministrative come enti locali, il caso paradossale incredibile dell’Inghilterra dove ci sono 56 diverse istituzioni, compreso l’ente che regola il pronto soccorso delle ambulanze o i Vigili del fuoco che possono disporre intercettazioni, negli Stati Uniti addirittura la Sec, il corrispettivo della nostra Consob.
Cosa succede negli altri paesi quando i giornalisti vengono a conoscenza di atti di indagine o di intercettazioni durante le indagini? Si pubblicano dappertutto. “Il Corriere della Sera” ha fatto una buona pagina l’altro giorno con i suoi corrispondenti da alcune capitali.
Fabio Cavalera dalla Gran Bretagna ci spiega che il freedom of information act dà diritto di conoscere e dunque di consultare ai giornalisti gli atti delle indagini, chiedendoli al Commisionar oppure al Tribunale i quali decidono e quando prevale l’interesse pubblico non possono dire di no al diritto dei cittadini di essere informati e al dovere dei giornalisti di informarli. Persino a Buckingham Palace si inchinano a questo principio sacro, tant’è che non poterono impedire la pubblicazione delle telefonate tra Carlo e Camilla: Carlo diceva a Camilla "vorrei essere il tuo Tampax" e Camilla rispondeva "non posso sopportare una domenica notte senza di te”. Non c’era nessun reato, era una violazione della privacy, ma si ritenne che l’interesse pubblico dei tradimenti dell’erede al trono nei confronti di sua moglie, Lady Diana prevalesse sulla privacy e quindi anche queste telefonate furono pubblicate, anche se non era reato e soprattutto anche se erano stati intercettati abusivamente. Non si è mai capito chi è stato a intercettarle quelle telefonate, si sospettò uno dei maggiordomi di Buckingham Palace.
Francia: le intercettazioni, scrive Massimo Nava da Parigi, com’è avvenuto anche in recenti casi, il processo a carico di de Villepin e di importanti esponenti dei servizi segreti accusati da Sarcozy di avere cospirato contro di lui, le intercettazioni sono state pubblicate anche in corso di istruttoria, anche durante l’inchiesta che lì si chiama ancora istruttoria, il giornalista pubblica documenti giudiziari e protegge le sue fonti.
Spagna: Elisabetta Rosa Spina da Madrid spiega che la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile, non è vietata. Le intercettazioni ordinate dal Giudice Garçon nel caso Gürtel, che è uno scandalo che coinvolgeva politici delle comunità autonome di Madrid e Valencia, sono state pubblicate senza alcuna conseguenza per gli editori e per i giornalisti. Già, mi dimenticavo prima che naturalmente le sanzioni sono carcere e multa per i giornalisti e supermulte fino a 600 mila Euro per gli editori italiani per ogni articolo che viene pubblicato contenenti riferimenti a atti o a intercettazioni di inchiesta.
Il Pais infatti per descrivere cosa sta succedendo, l’abominio che sta succedendo in Italia ha avvertito gli spagnoli dicendo “sappiate che una legge simile a quella italiana avrebbe portato in carcere i giornalisti che hanno indagato sul caso Gürtel e che in Spagna hanno potuto pubblicare in corso di indagini le intercettazioni e gli atti”.
Russia: uno dice in Russia, il nostro modello Putin, almeno lì sarà vietato. No, nei procedimenti normali, scrive Fabrizio Dragosei da Mosca gli atti, gli interrogatori e le intercettazioni comunicati dal Giudice istruttore agli Avvocati difensori, esattamente come da noi quando sono depositati alle parti gli atti, possono essere liberamente pubblicati dai giornali che ne vengono a conoscenza.
E infine Stati Uniti. Scrive Alessandra Farkas da New York: negli Stati Uniti le intercettazioni da parte di terzi, io intercetto una conversazione con un altro sono legali previa autorizzazione di un giudice, lì c’è addirittura l’agente provocatore. Sapete che per scoprire un politico corrotto, la polizia infiltra suoi uomini che si spacciano per corruttori e mettono alla prova l’onestà del politico o del finanziere. Se quello, come nel caso di Sarah Ferguson, accetta la mazzetta, viene incastrato e quindi è ovvio che l’agente provocatore può intercettare i suoi colloqui travestito da corruttore, pensate da noi, li prendono già quando si fanno corrompere di corruttori veri, figuratevi se ci fossero pure dei diavoletti tentatori che vanno in giro a saggiare il livello di onestà dei politici italiani, sarebbe il deserto nelle nostre istituzioni.
In virtù del primo emendamento, siamo sempre nel caso americano, della Costituzione americana, il primo emendamento è quello che tutela la libertà di stampa, è il primo non a caso perché è importantissimo, i media hanno pieno accesso alla pubblicazione di materiale a essi inerente: “possiamo pubblicare qualsiasi cosa - spiega il direttore esecutivo del Report committee for freedom of the press - purché non presenti una minaccia alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno”. Dato che tutti i casi che abbiamo fatto non minacciano la sicurezza nazionale né l’incolumità fisica, anzi sono questi personaggi che di solito minacciano la sicurezza nazionale a cominciare a quella della nostra economia e dei nostri soldi, tutto ciò che abbiamo pubblicato in Italia, sarebbe stato pubblicato in America e sapete che in America ci sono fior di politici che vengono costretti alle dimissioni non dai giudici, ma semplicemente dall’opinione pubblica quando viene a conoscere atti di indagine. Per esempio il caso di Blagojevic, il governatore amico di Obama che, intercettato mentre tentava di vendere il suo posto, anzi di vendere il seggio lasciato libero da Obama nel momento in cui era stato eletto a Presidente degli Stati Uniti, fu intercettato, tutto fu pubblicato dai giornali e Blagojevic si è dovuto dimettere.
Nei procedimenti dai Pentagon papers (sono carte del Pentagono a proposito delle bugie sulla guerra) al Sex gate di Clinton, il libero accesso dei media a questo tipo di materiale è considerato uno degli elementi chiave della democrazia americana, nella stragrande maggioranza dei casi negli stati anche per registrare di nascosto una telefonata basta il consenso della sola di una delle due parte, se vado a intercettare un mio colloquio con un altro, il consenso lo do io ne sono una delle due parti, quindi diamo a una fonte assolutamente insospettabile, non certamente da un organo giustizialista un bel panorama sul fatto che noi con questa legge diventeremo un caso unico al mondo libero, naturalmente se si va a cercare forse qualche paese dove i giornali non possono scrivere nulla lo si troverebbe, ma non si tratta di democrazia!
Cosa si può fare? Adesso sapete, mentre io sto parlando sta per iniziare un forum dei direttori dei giornali in Italia promosso dalla Federazione della stampa e si fronteggiano un po’ alcune linee di intervento, c’è una parte di giornali e di direttori di giornali che sono favorevoli a questa legge bavaglio, naturalmente, per esempio i giornali del gruppo Angelucci, guarda caso gli editori, il padre e il figlio, Antonio e Giampaolo sono tutti e due indagati e/o imputati in inchieste dove ci sono pure intercettazioni, quindi i giornali di Angelucci, è una combinazione naturalmente, Il Riformista e Libero sono entrambi ultrafavorevoli al bavaglio Belpietro e Polito hanno scritto cose memorabili, Belpietro tra l’altro cambiando completamente idea rispetto a quando era direttore di Panorama e parlò malissimo del bavaglio alla stampa sia nella sua versione Mastella, sia nella sua versione Alfano che comunque dal punto di vista della libertà di stampa sono assolutamente uguali, non si pubblica niente!
E’ favorevole a questa legge anche una serie di intellettuali “liberali” sono i nostri liberali alle vongole, tipo Ostellino de Il Corriere della sera che ha avuto uno scontro con il corriere di ieri con il suo Direttore De Bortoli, mentre la gran parte dei direttori dei giornali si sono espressi contro questo bavaglio, chi è contro e basta, chi invece è contro dicendo che è una legge esagerata, ma che comunque una legge per impedire gli abusi ci vorrebbe etc., fingono di non sapere che gli abusi, proprio in quanto sono abusi sono già vietati dalle leggi e non c’è bisogno di nessuna norma per vietare gli abusi, è chiaro che nessuna norma può impedire gli abusi, ogni giorno vengono commessi reati dappertutto nonostante che quei reati siano già penalmente sanzionati dalla legge, non è che una legge che vieta lo scippo impedisce gli scippi, gli scippi continuano a essere praticati, le rapine idem, gli omicidi idem, a nessuno verrebbe in mente di fare una nuova legge per vietare gli scippi, le rapine e gli omicidi soltanto perché vengono commesse rapine, omicidi e scippi, una volta che sono vietati sono vietati e bisogna prendere i colpevoli, allo stesso modo per gli eventuali abusi!
Poi ci sono invece quelli che sono alla ricerca di un miglioramento della legge, quelli che dicono: mediamo, facciamo una mediazione, accontentiamoci, chiediamo ai politici di darci un po’ più di libertà, un po’ meno carcere, un po’ meno multe, o che magari, questa è la mediazione ultima che sta venendo fuori dai finiani, molto timidi questi finiani su questo fronte, i quali sarebbero disposti a concederci, bontà loro, di poter fare un riassuntino degli atti di indagine e ci sono dei giornalisti o sedicenti tali che sono felici: evviva, ci lasciano fare un riassuntino!
Ho una bella intercettazione in cui due si mettono d’accordo per andare a rubare insieme i soldi nostri o esultano perché c’è un terremoto che porterà nelle loro tasche appalti e soldi o si mettono d’accordo per scannare persone sane, asportando loro organi vitali sani, per incassare più soldi dalla Regione (vedi scandalo della clinica degli orrori la Santa Rita di Milano) e cosa faccio? Invece di pubblicare le loro parole in modo che ciascuno, senza commento, si faccia un’idea di cosa stavano facendo questi signori e cosa stanno facendo questi signori e quindi che questi signori travolti dall’ondata di sdegno si facciano da parte, spariscano prima che inizi l’udienza preliminare, a prescindere dall’udienza preliminare, perché? Perché le hanno dette loro quelle parole o le spiegano e ci dicono che era tutto uno scherzo, una carnevalata, ma se poi le persone sono state veramente danneggiate nella loro salute, addirittura qualcuna è morta, beh allora a casa subito!
Beh, potrei pubblicare le loro parole e invece cosa ci propongono? Faccia un riassuntino, ma riassuntino intanto non è informazione, informazione è dare il massimo dell’informazione, se ho le parole, ho il dovere di dare le parole ai lettori, non le mie, quelle delle persone intercettate, le mie possono fraintendere, pensate se uno deve fare un riassuntivo di un’intercettazione, chi mi garantisce che il riassuntino che mi fa il giornalista mi riporta i dati essenziali di quell’intercettazione? E se il giornalista sceglie la parte che ha colpito di più lui, in buonafede o se il giornalista ha scelto la parte meno scomoda per il suo editore, per il suo giornale o per le tendenze politiche del suo ?house organ?, se invece uno pubblica il testo, la gente poi l’idea se la fa, invece io intervengo nella mia soggettività a condizionare chi mi legge con un riassuntino mio, chi lo saprà mai se il mio riassuntino era fedele o non era fedele al contenuto?
Poi ci sono anche quelli che non capiscono, ci sono un sacco di neofiti che si improvvisano giornalisti dall’oggi al domani, non capiscono le intercettazioni, non è meglio avere il testo? Oggi chi pubblica il testo integrale rischia una multa fino a 120 Euro, domani rischierà una multa talmente salata, migliaia di Euro che nessuno farà più il servizio di informare con il testo, con le parole esatte degli atti, ma noi dobbiamo dare un’informazione completa, non il riassuntino.


Unica soluzine: disobbedienza civile (espandi | comprimi)
Allora possiamo noi, come categoria dei giornalisti, giornalisti mendicare e piatire un favore da questo Parlamento, da questa maggioranza? Da questa banda di criminali che vogliono impedirci di fare il nostro mestiere e di impedire a voi di sapere le cose che fanno loro? Possiamo chiedere: vi prego, levateci un mese di galera? Vi prego levateci mille Euro di multa?
Vi prego lasciateci fare il riassuntino, ma cosa siamo una manica di accattoni? Di pezzenti, che stanno lì con il cappello in mano a misurare la libertà di stampa a centimetri? Libertà di stampa o c’è o non c’è, non c’è l’emendamento migliorativo, se è una portata è una porcata, come si fa a migliorare la porcata?
Lo dico perché già si sente il Colle, il Quirinale, il Capo dello Stato che vigila, che lancia moniti, che esercita la moral suasion che invita maggioranza e opposizione a una riforma condivisa, ma come si fa a condividere una porcata? Una porcata è meno porcata soltanto perché è condivisa, peggio mi sento se è condivisa una porcata, perché vuole dire che non c’è più nessuno che nota che è una porcata o che sono tutti d’accordo per fare una porcata, è molto bene che invece ci sia una netta contrapposizione, su una porcata, altro che condivisa!
Questa riforma non va fatta, non va condivisa, non va emendata, va presa e buttata nel cesso, questa deve essere la posizione di un giornalista serio e di un cittadino serio che vuole il primo informare e il secondo essere informato, questa porcata non serve a nulla di ciò che ci dicono a cui vuole mirare e quindi questa riforma non devono farla, se la fanno, che la facciano nella sua versione peggiore, perché peggio è questa legge e più ci sono possibilità che venga cancellata da una delle autorità di garanzia italiana o internazionali di cui disponiamo per fare cancellare le leggi porcata, le leggi incostituzionali.
Allora cosa serve questa continua trattativa, l’emendamento, il comma, il sottocomma, questa legge si prende in blocco e si butta nel cesso oppure gliela si lascia approvare nella versione più laida, perché così noi dopo, un minuto dopo che questa roba passa, abbiamo delle armi formidabili, intanto abbiamo il referendum abrogativo, un referendum in cui si chiede ai cittadini “volete sapere i segreti del potere o non li volete più sapere? Volete che magistrati e forze dell’ ordine possano ancora acchiappare i ladri, delinquenti, truffatori, corrotti, i mafiosi o non volete più?” E’ un referendum che rischia addirittura di fare il quorum quando si va a votare, potrebbe essere la tomba di Berlusconi e di questo regime e di tutti i berluschini che gli tengono bordone dall’altra parte, perché è bene ricordare che sul bavaglio alla stampa la Legge Mastella del centro-sinistra e la Legge Alfano del centro-destra sono uguali e sul bavaglio alla stampa il programma di Veltroni con cui il centro-sinistra e il PD si è presentano alle elezioni nel 2008 è identico a quello della Legge Alfano, adesso parlano di una legge degna della Spagna di Franco, è una legge degna del programma del PD del 2008 e della Legge Mastella del 2007 che fu votata dall’intera Camera dei Deputati nell’aprile 2007 con 9 persone su 630 deputati che si astennero o non parteciparono al voto, non ci fu un voto contrario!
Quindi questa legge potrebbe essere la tomba di questo regime, perché? Perché abbiamo intanto il referendum abrogativo, poi abbiamo degli strumenti anche più rapidi, ci faremo processare, la violeremo questa legge, Grillo l’ha detto, l’abbiamo detto noi de Il Fatto, per ora siamo stato l’unico giornale in Italia in cui i giornalisti hanno detto: noi un minuto dopo che questa legge verrà approvata, violeremo questa legge e continueremo a raccontare atti di indagini e intercettazioni e quel cavolo che ci pare perché non riconosciamo a questo Parlamento e a non Parlamento e a nessun governo, il diritto di scegliere cosa dobbiamo scrivere e cosa non dobbiamo scrivere, noi come giornalisti dobbiamo attenerci a una sola regola, a un solo limite, il Codice Penale, dobbiamo scrivere soltanto cose vere e soltanto cose di interesse pubblico, le cose false e le cose non di interesse pubblico non le pubblichiamo, il resto pubblichiamo tutto, questo è il nostro unico limite, se qualcuno ce ne impone un altro è fuori dalla Costituzione e è fuori dalla nostra correttezza e dalla nostra deontologia, della nostra missione professionale, quindi noi non su Il Fatto, ovviamente, perché? Perché le multe agli editori servono a far fallire i giornali poveri, noi siamo un giornale povero, mica abbiamo i soldi dello Stato per pagare le multe!
Noi i soldi dello Stato li rifiutiamo, quindi non avendo i soldi se non quelli delle nostre vendite e dei nostri abbonamenti, non li possiamo buttare perché al primo articolo ci staccano 600 mila Euro di multa, ci mangiamo il capitale sociale e la società è fallita, cosa faremo? Eventi in pubblico, teatri, piazze, Paladozza, ora c’è pure Santoro a piede libero finalmente, se riesce a liberarsi della gabbia della RAI, faremo cose per non fare ricadere la responsabilità sugli editori, ma noi come giornalisti de Il Fatto andremo in piazza a raccontare le cose che non si potranno più scrivere e se la gente sarà interessata e lo sarà perché quando una cosa diventa proibita suscita un interesse spasmodico, morboso, la gente verrà in piazza a ascoltare le cose che non si potranno più scrivere, verremo processati per avere violato questa legge facendo disobbedienza civile, nel processo i nostri avvocati chiederanno al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta, quest’ultima si pronuncerà e vedremo se vince la Costituzione o se vince Alfano, ma c’è uno strumento ancora più rapido per far cancellare questo obbrobrio e è la Corte di Strasburgo, la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, qualcuno crede, male informato, che per adire la Corte Europea lo si possa fare soltanto al termine del processo, io giornalista mi faccio processare per avere violato la Legge Alfano e dopo 3 gradi di giudizio se vengo condannato anche Cassazione posso andare alla Corte Europea di Giustizia a chiedere che venga condannata l’Italia per avere violato la Convenzione Europea sui diritti dell’uomo, non è così, altrimenti alla Corte Europea ci potremmo andare se la legge passa prima dell’estate tra 10 anni, invece no.
Franco Siddi, segretario della Federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti e Katia Malavenda che è uno degli Avvocati più informati insieme a Oreste Flamini Minuto e a altri che difendono i giornalisti proprio come loro principale attività, non i giornalisti farabutti, i giornalisti che fanno semplicemente il loro mestiere, spiegano che ogni cittadino dell’Unione Europea può proporre, senza attendere i gradi di giudizio, il ricorso alla Corte quando una legge dello Stato di cui fa parte, viola un suo diritto garantito dalla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo, quindi le norme che vengono giudicate contrarie alla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo che garantisce, tra l’altro, il diritto inviolabile dei cittadini a essere informati e il dovere dei giornalisti e informarli correttamente e completamente, non con il riassunto, le norme giudicate contrarie alla convenzione – dice l’Art. 10 – sono subito disapplicate in base all’Art. 117 della Costituzione, quindi cosa succede? Che se noi cittadini con il diritto di essere informati, facciamo una class action , patrocinata da avvocati bravi, magari la potremo promuovere dei de Il Fatto, quello sì non è vietato o semplicemente noi giornalisti, lesi nel nostro diritto – dovere di informare, ci rivolgiamo alla Corte e la Corte dichiara che quella legge è contraria alla Convenzione Europea per i diritti dell’uomo, a quel punto i giudici italiani possono immediatamente disapplicare la nuova legge appena approvata, quindi questi avranno fatto tutta la fatica di questo mondo, sono 3 anni che si arrabattano per imbavagliare i giornalisti e accecare e assordare i cittadini e tac, con una decisione della Corte Europea, questa legge sarà come se non fosse mai esistita, non ci sarebbe neanche bisogno di abrogarla o di farla fulminare dalla Corte Costituzionale, è lì ma non viene applicata, è come la legge sulle rogatorie, che è contraria alle convenzioni, ai trattati e alle prassi internazionali e non viene mai applicata da nessun Tribunale italiano, nessuno l’ha cancellata, è come se non ci fosse, è lettera morta, è un aborto!
Questo è importante per far capire che non è che finisce tutto il giorno in cui questa legge sarà approvata, anzi quando questa legge sarà approvata comincia tutto e del resto questa legge ha già sortito degli effetti importanti, ha un po’ costretto il PD a fare opposizione, anche se alcuni di loro, quelli che si ricordano qual è il loro programma non ne vogliono tanto sapere, ha compattato gli editori, gli editori italiani sono i più paraculi del mondo, di fronte al rischio di prendere le multe o a non poter più scrivere niente, a non vendere più i loro giornali, è evidente che si preoccupano, ha compattato i giornalisti, salvo quelli che fingono di essere giornalisti mentre in realtà fanno un altro mestiere anche molto antico. Ha compattato i magistrati, altra categoria molto divisa, ha costretto anche equilibristi come il Procuratore Grasso a dire alcune cose in questi giorni, ha costretto l’Anm e il Csm che in altri casi (vedi Caso De Magistris, Caso Forleo) hanno fatto i pesci in barile quando addirittura non hanno collaborato alla loro cacciata, ha aperto nuove crepe nel Pdl tra i finiani e i berlusconiani, sta facendo incazzare non solo i cittadini italiani, ma le istituzioni europee, è intervenuta Freedom House, Reporter sains frontier, è intervenuto addirittura il sottosegretario alla giustizia americana, il quale ha detto: non toccate le vostre leggi perché a noi l’Italia ci serve attrezzata contro la criminalità e gli Stati Uniti lo sanno, perché c’è un certo scambio di criminalità mafiosa tra americani e italiani, soltanto che gli americani la puniscono e noi invece la agevoliamo!


C’è il rischio persino che gli elettori di centro-destra capiscano di quale sicurezza si parlava nella scorsa campagna elettorale quando loro hanno votato per il governo della sicurezza, non sapevano che era la sicurezza di Silvio Berlusconi e delle sue varie cricche.
Non è mai troppo tardi per cambiare idea, c’è chi gridava al regime nel 1994 come Montanelli e chi comincia a parlare di regime proprio in questi giorni, a causa di questa legge, gli ci è voluto 16 anni per capirlo, ma meglio tardi che mai, non tutti hanno i riflessi pronti come un novantenne tipo Montanelli, l’importante è non rassegnarsi perché questa potrebbe essere veramente la pietra di inciampo.
Per una volta tanto, l’ho scritto l’altro giorno, che Berlusconi si sta scavando la fossa, invece di collaborare a migliorare la fossa, lasciamolo lavorare e sta lavorando per noi, passate parola e ci vediamo lunedì!


Agire
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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
24 Mag 2010

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