OBLIO DI STATO
Testo:
"Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di
notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la
seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta
nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò
che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera
dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia
della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto
all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini
o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole
leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda
caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a
indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei
invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura
e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i
leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti
etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la
quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è
quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi,
è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a
delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per
resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio
come Borghezio, per non parlare di molti altri.
Questa Lussana ha presentato il 20 maggio, quindi un mese e qualcosa
in più fa una proposta di legge che è un ulteriore bavaglio in aggiunta
al bavaglio che stanno preparando con la Legge Alfano che è in
discussione alla Commissione giustizia del Senato invece, dopo essere
già stata licenziata e approvata dalla Camera, quell’Alfano riguarda le
intercettazioni e la possibilità di pubblicare notizie su indagini in
corso e vieta naturalmente la pubblicazione degli atti, delle indagini
in corso, ma anche delle intercettazioni, pena la galera per i
giornalisti e una multa di oltre mezzo milione per ogni articolo per
gli editori e vieta ai magistrati di fatto di fare le intercettazioni e
di questo ci siamo occupati qualche settimana fa, adesso bisogna
prepararsi perché la Legge Bavaglio sta per essere approvata anche dal
Senato e se sarà approvata dal Senato senza modifiche rispetto al testo
passato alla Camera, entrerà in vigore, a meno che Napolitano non si
desti e non decida finalmente di rimandare indietro qualcosa, questa
per esempio potrebbe essere una buona occasione… e questa dunque sta
per arrivare, ma lo sappiamo, l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma
Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo
giornale - il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a
cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e
spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire
di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale,
ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense,
comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le
informazioni che vi daremo in questi giorni.
Il bavaglio bis è quello che invece è firmato dalla leghista Lussana e
non riguarda le indagini in corso, riguarda le indagini e i processi
che sono già fatti, certo perché bisogna pensare a tutto, con una legge
ci vietano di raccontare quello che stanno scoprendo adesso i
magistrati, tipo per esempio Puttanopoli, non potremo sapere niente di
Puttanopoli, state attenti, se fosse già passata questa legge, invece
quella della Lussana completa il quadro, ripulisce gli angoli della
stalla, vieta anche di pubblicare notizie su indagini già chiuse, su
condanne già emesse, su patteggiamenti già concordati, sia che le
indagini e i processi si siano chiusi con il proscioglimento, con la
prescrizione, sia che si siano conclusi con la condanna o con il
patteggiamento, dopo un certo numero di anni, cosa fatta, capo A,
nessuno può più scrivere nulla e chi si è visto si è visto, questa
simpatica signora lo chiama il diritto all’oblio, anche perché il
garante della privacy già più volte ha riconosciuto il diritto
all’oblio e forse trattandosi di privati cittadini potrebbe essere
accettabile che un cittadino, dopo qualche anno, se resta un privato
cittadino, ha diritto all’oblio, ho i miei dubbi che questo diritto
possa esserci, è vero che la gente cambia, ma è anche vero che certi
vizietti magari uno non se li leva mai, uno che ha avuto una condanna
per pedofilia e sono passati alcuni anni, ha il diritto a che non si
sappia che lui ha avuto una condanna per pedofilia?
Non so, penso che abbiamo il diritto di saperlo sempre che questo
signore ha avuto una condanna per pedofilia, perché speriamo che sia
cambiato ma non si sa mai, ma questo riguarda i privati cittadini, qui
invece il problema e lo si capisce bene dal testo della Signora Lussana
anche se con alcune furbate cerca di far capire che invece con i
personaggi pubblici ciò non vale, in realtà questa legge potrebbe
andare a impedire o a dare noia ai siti Internet che vogliono
occuparsi, tanto uno a caso, quello da cui stiamo trasmettendo, quello
di Beppe Grillo oppure i nostri, quelli di chi si occupa
appassionatamente di queste cose, di condanne, processi a carico di
uomini politici, di uomini della pubblica Amministrazione, di
imprenditori, di finanzieri, banchieri, di persone che hanno un ruolo
pubblico e non privato e che quindi hanno delle responsabilità di
fronte ai cittadini.
Comunque per evitare equivoci leggo, questa è la relazione che
accompagna la proposta di legge 2455 della Signora Lussana “Onorevoli
colleghi la presente proposta di legge è finalizzata a riconoscere ai
cittadini, già sottoposti al processo penale, il cosiddetto diritto
all’oblio, su Internet cioè la garanzia che decorso un certo lasso
temporale le informazioni, immagini e i dati riguardanti i propri
trascorsi giudiziari, non siano più direttamente attingibili da
chiunque. Prima della nascita di Internet – qui si improvvisa storica –
l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo
penale, finiva per esaurirsi in tempi accettabili - già, la gente si
dimenticava, siamo il paese degli smemorati, siamo il paese dove i
giornali invece di ricordare chi sono gli inquisiti che tornano etc.,
etc., stanno zitti, siamo il paese dove Dall'Urti viene intervistato
come bibliofilo anziché come pregiudicato per false fatture, frode
fiscale e condannato in primo grado per mafia, quindi quando non c’era
Internet, era meraviglioso, bastava controllare la carta stampata o
affidarsi alla smemoratezza della carta stampata, televisione sempre
stata nelle mani dei partiti.
Adesso c’è questo rompicazzo di Internet, questo sostiene anche
senza scriverlo la povera Lussana e dice: "oggi invece qualsiasi fatto
può essere destinato a restare perennemente in rete", questa è una
tragedia veramente drammatica, la gente non riesce più a dimenticare,
non si riesce più a far dimenticare le cose alla gente a causa di
questo maledetto Internet.
"Oggi qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in
rete, prima di una cancellazione o di una modifica da parte dei gestori
del sito web, spesso anche a distanza di anni da una sentenza penale,
molte informazione presenti su pagine Internet mai aggiornate o
rimosse, continuano a proiettare un’immagine cristallizzata di una
determinata vicenda giudiziaria, senza riflettere il più delle volte
l’attuale modo di essere del soggetto coinvolto, il quale può avere
saldato definitivamente il suo conto con la giustizia e essere
completamente risocializzato, altre volte invece dati e immagini sono
suscettibili di generare un’ingiusta e continua riproposizione di
fatti, per i quali l’imputato è stato prosciolto", su questo
naturalmente ha perfettamente ragione, se ci sono dei siti che
riportano delle notizie vecchie già superate perché nel frattempo è
cambiata la situazione, uno che sembrava essere inquisito poi è stato
assolto, oppure uno che è stato condannato in primo grado è stato
assolto in appello etc., c’è il diritto di rettifica e uno deve
modificare quei siti, ci mancherebbe altro, ma questo non riguarda
minimamente lo spirito della legge che invece, come vedremo si
preoccupa di far togliere le cose vere dai siti, non le cose false o
superate.
"Si pensi al caso di chi", e qui fa il caso pietoso di uno che è
sottoposto al processo penale, "poi ne è uscito innocente. Il diritto
all’oblio è stato riconosciuto dal garante e questo l’abbiamo detto, ma
aggiunge la Lussana e qui casca l’asino, bisogna pensare per esempio a
quei poveri imprenditori che si fanno pubblicità ingannevole, che
vengono sanzionati dall’autorità antitrust e che poi si ritrovano nei
siti dell’autorità antitrust, questa sentenza che li sanziona per la
loro pubblicità ingannevole, allora il garante per la privacy che in
Italia, soprattutto quando c’è qualche potente di mezzo gli dà sempre
ragione, cosa ha fatto? Ha disposto, scrive la Lussana che sì il
garante dell’antitrust possa continuare a pubblicare nel suo sito le
sanzioni alle aziende che si fanno pubblicità ingannevole, ma purché
quelle sentenze non siano liberamente consultabili, tecnicamente
sottratte alla diretta individuabilità delle decisioni in esse
contenute, nei comuni motori di ricerca queste sanzioni andrebbero
occultate, perché? Perché altrimenti ci sarebbe un grave danno per
l’azienda che si è fatta la pubblicità ingannevole, ma se l’azienda si
è fatta pubblicità ingannevole, devo saperlo sempre, anche anni dopo,
perché devo diffidare più dei prodotti di quell’azienda che non di
altre che invece non sono mai state pizzicate, perché? Perché è una
responsabilità pubblica quella che hanno le aziende, quando decidono di
rivolgersi al pubblico con la pubblicità, invece la Lussana proprio a
questi pensa quando vuole sottrarre la conoscenza delle persone,
prolungata nel tempo sulle vicende, non in questo caso delle sanzioni
delle autorità, ma invece delle sanzioni e dei procedimenti penali.
A maggior ragione dice: “deve essere osservata su Internet una certa
cautela nel continuare a mantenere dopo anni dati e immagini legati a
vicende giudiziarie ormai definite, ma capaci di generare ancora dolore
o strazio nel diretto interessato, come pure nei suoi familiari”
intanto mi preoccuperei del dolore, dello strazio delle vittime dei
reati, anziché sempre e soltanto del dolore e dello strazio di quelli
che i reati hanno commesso prima di tutto, perché qui non sta parlando
di quelli che sono stati indagati e poi sono stati assolti, qui sta
pensando ai condannati questa signora, sta pensando ai colpevoli, lo
strazio che poi i leghisti vanno in piazza a difendere le vittime, noi
stiamo con Abele contro Caino, questa è una legge fatta per difendere
Caino contro Abele che non deve sapere chi sono i caini!
Infatti dice che mantenendo certe informazioni vere sulle condanne, sui
processi a carico di certe persone, rischia di determinare un continuo
pregiudizio alla vita lavorativa e affettiva del soggetto interessato,
ma stiamo scherzando? Ma se uno è stato condannato per rapina io anche
anni dopo lo devo sapere se quello che viene a chiedermi un lavoro è
stato condannato per rapina oppure no, dopodiché prenderò le opportune
informazioni, può darsi che mi dicano che questo signore è diventato un
santo, quante volte è capitato che uno si converte, che qualcuno si
pente, che qualcuno cambia vita, ma intanto lo devo sapere, non è che
posso scoprire di avere assunto un rapinatore senza averlo saputo, mi
sembra ovvio!
Qui sentite cosa dice questa tizia “si pensi al caso, di chi avendo
patteggiato una pena al di sotto di 2 anni di reclusione e essendo
decorsi i 5 anni che fanno scattare l’estinzione del reato – sapete che
se uno patteggia una pena sotto i 2 anni, dopo 5 anni se non viene
beccato altre volte, non se non fa altri reati, perché se fa altri
reati e non viene beccato non cambia niente, se fa altri reati e se
viene beccato allora l’estinzione del reato in 5 anni gliela tolgono
quella per il precedente, se invece uno per 5 anni non viene preso,
allora ha il diritto alla riabilitazione, ma questo non c’entra niente
con il diritto dei cittadini a sapere cosa aveva patteggiato e perché e
questa dice – avrebbe diritto a che non si sapesse più che aveva
patteggiato, se aveva patteggiato meno di 2 anni, una modica quantità
di patteggiamento per uso personale, come per le droghe, invece
continua a essere assoggettato alla gogna mediatica nel tempo per la
presenza su Internet di informazioni vere, relative al suo
patteggiamento” quindi dice la Signora Lussana “ha il diritto di
rifarsi una vita e a uscire definitivamente da Internet” perché mai?
Dove è scritto che uno ha diritto a uscire definitivamente da Internet?
Se la notizia è di interesse pubblico, la notizia deve continuare a
circolare, purché sia vera, ha patteggiato, poi ha patteggiato lui, non
è che qualcuno gli ha tirato in testa una tegola, è lui che ha
patteggiato la pena, per quale motivo dovrebbe avere il diritto di
uscire fuori da Internet, fa parte integrante della sua biografia, un
patteggiamento che ha fatto lui con l’autorità giudiziaria, non voleva
patteggiare? Non patteggi.
Lo stesso diritto all’oblio naturalmente vale per esempio per un
soggetto che ormai dopo aver scontato la pena, risulti riabilitato ai
sensi dell’articolo etc., etc. del Codice Penale, prima parlava
dell’estinzione del reato, adesso parla dell’istituto della
riabilitazione che può arrivare su richiesta dopo un certo numero di
anni quando uno ha rigato diritto oppure non è stato più beccato a fare
altre cose.
"Ma - sentite qua - ancora più evidente la contraddizione sarebbe nel
caso in cui il condannato pur avendo beneficiato della non menzione
della condanna del suo certificato del casellario giudiziale", venga
invece nominato con la vicenda che lo riguarda su Internet anche anni
dopo, ma la non menzione riguarda la fedina penale, ci sono delle
condanne per reati non gravi o per pene lievi che non vengono
menzionate nel certificato penale, nel casellario giudiziale,
benissimo, è un fatto tecnico che riguarda il processo, se poi la
notizia che quello è stato condannato è di interesse pubblico, deve
uscire sui giornali lo stesso e su Internet lo stesso e ci deve
rimanere finché è di interesse pubblico, non si capisce per quale
motivo non dovrebbe rimanerci.
Naturalmente la tipa dice che si tratta ovviamente di assicurare un
delicato bilanciamento, quando si parla di bilanciamento preoccupatevi,
mettetevi le mutande di ghisa e mettete mano alla pistola, perché
quando parlano di bilanciamento, stanno introducendo dei criteri
discrezionali per cui poi la bilancia dipende da chi la tiene in mano,
c’è qualcuno che il bilanciamento lo vede un po’ più da questa parte,
un po’ più da quell’altra e quindi entriamo in una discrezionalità per
cui ogni volta che qualcuno scrive qualcosa di scomodo, viene
denunciato e poi c’è un giudice che decide il bilanciamento e a seconda
di com’è fatta la bilancia di quel giudice, tu che magari hai fatto
semplicemente il tuo dovere di raccontare un fatto o di criticare una
persona, finisci sotto il piatto di una bilancia perché magari era
squilibrata nelle mani di quel giudice, quando non è chiaro quello che
puoi fare o non puoi fare, a quel punto diventa la giungla e
naturalmente qui sono i condannati che si rivalgono sull’informazione,
non so se mi spiego!
Parla bene la Lussana perché a questo punto parlando di
bilanciamento dice: certo, bisogna garantire comunque il bilanciamento
con il diritto all’informazione che deve essere assicurato anche a una
certa distanza temporale, ma non dice quale, quando si tratti di fatti
particolarmente gravi o di informazioni ritenute essenziali perché
inerenti a persone che ricoprono o hanno rivestito importanti ruoli
pubblici e se hanno ricoperto ruoli pubblici meno importanti? E chi lo
decide quali sono quelli molto importanti? E’ tutto vago, tutto fatto
apposta per mettere sotto scopa l’informazione in questo caso via
Internet. Dopodiché dice: è bene però intervenire fissando alcuni
limiti invalicabili, allora qui dopo aver parlato bene, razzola male
perché il bilanciamento poi alla fine lascia il tempo che trova in
quanto abbiamo i limiti invalicabili, allora comincia a spiegare che
bisogna tutelare l’identità di chiunque abbia espiato la pena, al fine
di non pregiudicarne il reinserimento sociale, Art. 1, diritto
all’oblio e qui rispiega tutto il fatto che dopo un certo numero di
anni, anche il condannato, l’arrestato, il patteggiato etc. hanno
diritto a non essere più menzionati, poi nel comma 2 dell’Art. 1 si
elencano le scadenze dopo le quali non si può più scrivere di una
condanna, adesso poi quando arriviamo al testo della legge ve le dico,
ma qui si sta parlando di gente che ha avuto un’archiviazione o un non
luogo a procedere o un proscioglimento o una prescrizione, tutte
notizie che noi non potremo più dare dopo un anno, al massimo dopo due
anni, pensate uno che ha avuto una prescrizione con una sentenza che
dice che era colpevole, ma l’ha fatta franca, perché il reato è estinto
per prescrizione, noi dopo due anni non possiamo più dirlo, ma è una
cosa folle ovviamente, secondo noi che facciamo informazione e dal
vostro che avete diritto da averla, da parte di chi la fa franca per
prescrizione, l’idea che dopo un anno o due, nessuno possa più dire che
ha avuto una prescrizione è molto utile, perché? Perché non gli
toccherà più neanche convincere la gente che prescrizione e assoluzione
sono la stessa cosa, come gli tocca fare oggi (vedi Andreotti,
Berlusconi, D’Alema).
Va in prescrizione la notizia sulla prescrizione dopo un anno o due
anni, non so se mi spiego, quindi non dovranno più giustificarsi!
Dopodiché dice la Lussana all’Art. 2 si prevede addirittura le
sanzioni, multe, per chi non ottempera all’ordine di rimozione dai
motori di ricerca o di cancellazione dei dati delle immagini e delle
informazioni dai siti web sorgente, infatti negli articoli successivi è
normato il risarcimento del danno che Internet arrecherebbe a queste
bravissime persone, bontà sua la Lussana dice: bisogna mantenere un
qualche luogo dove tenere le notizie per finalità di ricerca storica,
ma tutto ciò deve essere sottratto alla libera consultazione perché?
Perché altrimenti ci finisce chiunque su questi siti, invece no,
bisogna che ci vadano solo i ricercatori storici, quelli che fanno quei
libroni così spessi che non compra nessuno, quindi nessuno legge.
Poi ritorna con queste notizie sull’oggettivo e rilevante interesse
pubblico, che sono affidate al bilanciamento e nessuno sa mai, ogni
volta che scrive, se un giudice poi riterrà che quello che lui sta
scrivendo, oltre a essere vero, è anche di rilevante interesse
pubblico.
Il diritto all’oblio non vale, secondo la Lussana, per i condannati
all’ergastolo, per genocidio, per terrorismo internazionale, o per
strage, per quelli possiamo ancora raccontarla… perché? Perché in
Parlamento ancora gente che abbia commesso genocidi, atti di terrorismo
internazionale o strage non ne abbiamo e quindi stanno tranquilli da
quel punto… hanno escluso i pochi reati che non sono rappresentati in
Parlamento in questo momento e poi sempre in quella storia del
bilanciamento dice: è chi ha esercitato cariche pubbliche anche
elettive, abbiamo diritto a sapere le condanne che hanno avuto, ma solo
in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie
funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla
conoscenza dei fatti, si mettono dei limiti persino quando il
funzionario pubblico ha commesso reati nell’esercizio delle sue
funzioni, anche lì bisogna vedere se c’è o non c’è l’interesse
pubblico, si apre cioè alla discrezionalità e qualcuno potrà essere
condannato, addirittura a risarcire magari un dirigente pubblico che
prendeva le mazzette o che abusava del suo potere per mettersi in tasca
i soldi o cose di questo genere, perché? Perché bisogna sempre vedere
quel famoso bilanciamento, non basta che la notizia sia vera, bisogna
anche inserire altri rischi per chi fa informazione, in modo che siano
tutti più prudenti e più intimoriti.
La cosa strepitosa è che se invece una figura pubblica commette un
reato fuori dall’esercizio delle sue funzioni, non se ne può più
parlare e indovinate un po’ Berlusconi per cosa viene processato?
Berlusconi non viene processato, da anni ormai, quasi mai per reati
commessi nell’esercizio delle sue funzioni, anzi per quelli, tipo i
voli di Stato, tipo il caso della Saintjust con l’accusa di avere
mobbizzato l’ex marito dell’annunciatrice con cui lui aveva una
relazione, tipo il caso Saccà dove lui era accusato di avere fatto
mercimonio di posti e di ruoli a RAI fiction per sistemare le sue
ragazze con l’allora direttore di RAI fiction, l’inchiesta sulla
compravendita dei senatori, con l’accusa di avere tentato di
corromperne alcuni perché passassero dal centro-sinistra al
centro-destra, tutte queste indagini che configuravano un abuso dei
suoi poteri nell’esercizio delle sue funzioni, sono state già
archiviate e quindi i processi che rimangono, il processo Mills, il
processo sui diritti Mediaset, sono tutti processi che riguardano
Berlusconi come privato cittadino, come privato imprenditore, non come
pubblico funzionario o incaricato di pubblico servizio.
Sono i reati che sono coperti dal lodo Alfano, quelli estranei
all’esercizio delle funzioni pubbliche, perché? Perché per l’esercizio
delle funzioni di Premier il lodo Alfano non copre le 5 alte cariche
dello Stato. Proprio per i reati che non sono commessi nell’esercizio
delle funzioni pubbliche, c’è il diritto all’oblio e quindi i motori di
ricerca, stando a quello che ci spiega la Lussana non potranno e
neanche i siti, neanche i blog, più parlare dei processi e delle
eventuali conclusioni delle indagini a carico di Berlusconi, dopo 3
anni dalla sentenza irrevocabile per la condanna per una
contravvenzione, per un reato minore, dopo 5 anni dalla sentenza
irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è
inferiore ai 5 anni di reclusione, quindi il 95% delle pene in Italia è
inferiore a 5 anni.
Quindi praticamente dopo 5 anni dall’irrogazione di una pena inferiore
ai 5 anni noi non potremo più leggere nulla non solo sui giornali, ma
neanche su Internet e poi si va avanti con delle altre scadenze
assolutamente più lunghe ma che riguardano reati di una gravità tale
che non sono quelli comunemente commessi dalle classi dirigenti, non
perché non siano gravi, ma perché di solito le pene con cui sono puniti
sono molto basse.
Questo è quello che vi volevo dire, stiamo attenti perché dopo avere
ingurgitato il bavaglio per le indagini in corso, ci toccherà ingoiare
anche il bavaglio per quelle già fatte e così il paese passerà
dall’anestesia locale all’anestesia totale eterna. Contro i bavagli ci
troviamo l’8 luglio, mercoledì alle 21 all’Alpheus a Roma Ostiense, a
questo punto vi devo dare la buona notizia, la buona notizia è che il
nostro giornale “Il fatto quotidiano” che partirà a metà settembre,
avrà da domani il suo sito che non è soltanto utilizzabile per
abbonarsi, cosa che vi invito a fare anche perché dalla fine di questa
settimana avremo anche la possibilità di abbonarci con la carta di
credito tramite Internet quindi anzi neanche muoversi di casa, lo dico
soprattutto a quei 40 mila che si sono prenotati per l’abbonamento, non
basta prenotarsi perché adesso bisogna anche fare l’abbonamento con il
versamento, non siamo certo noi che possiamo abbonarvi contro la vostra
volontà, quindi dalla prenotazione bisogna passare all’abbonamento e se
lo fate entro il 31 luglio c’è questo forte sconto di quasi il 50% sul
prezzo del giornale.
Sul nostro sito antefatto.it da domani ci saranno anche le prime
notizie e i primi commenti del Direttore Padellaro miei, ho lasciato
anzi oggi “L’Unità” e quindi proseguirò proprio sul sito antefatto con
la mia rubrica quotidiana che prima usciva su “L’Unità” con il titolo
di Zorro e che adesso si chiamerà in un altro modo, vedrete domani come
si chiamerà e avremo commenti e notizie che ci accompagneranno tutta
l’estate e che daranno così un antipasto rispetto a quello che poi sarà
il sito ufficiale on line che partirà anche esso a fine settembre e il
giornale di carta che si chiamerà anch'esso “Il fatto quotidiano” è
un’estate calda, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma
soprattutto dal punto di vista politico e quindi pensiamo che sia
giusto essere presenti subito con uno strumento quotidiano di dialogo,
comunicazione e informazione nei confronti dei lettori, antefatto.it da
domani e intanto abbonatevi, grazie e passate parola!"

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