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POLITICA ITALIANA

Affissione degli articoli inviati il: 01.01.01

Schifani,basta la parola



Testo:

Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.

Il "caso" Fini (espandi | comprimi)
Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri?
Invece, appena Fini ha pronunciato la parola legalità e Granata la parola antimafia, sono stati immediatamente cacciati, perché certe parole non si dicono, non sta bene pronunciare certi vocaboli volgari e inopportuni. Quindi per eccessi di legalità e antimafia, Fini e i suoi fedelissimi, Granata, Briguglio e Bocchino, sono stati messi alla porta. E allora c'è stata la scissione: molti parlamentari, molti più di quelli che Berlusconi si aspettava, hanno seguito Fini. Sono più di trenta alla Camera e una decina al Senato, tanti quanti ne bastano per far perdere la maggioranza a PDL a Montecitorio e, può darsi, se si sganciano ancora un paio di senatori, anche a Palazzo Madama.
Berlusconi, circondato da servi, era stato rassicurato dai suoi servi, i quali non gli dicono la verità ma solo quello che vuole sentirsi dire, gli avevano garantito che intorno a Fini c'erano quattro gatti e quindi potevano essere buttati fuori senza problemi; in realtà i gatti erano 44 e così si è ritrovato praticamente con la maggioranza in crisi, anche se adesso sta cercando, con una bella campagna acquisti in perfetto stile arcoriano, di ricomprarsi qualcuno.
Da quel momento Fini è diventato il personaggio del giorno, è stato oggetto di prime pagine, tutti i giorni, sui giornali di Berlusconi o fiancheggiatori, soprattutto i soliti tre o quattro cioè il Foglio, il Giornale e Panorama e, naturalmente, su Libero che è la fotocopia, il ciclostilato del Giornale, e poi sui telegiornali delle reti Mediaset e sul TG1 del prode Minzolingua, che ha seguito amorevolmente le vicende di Fini e famiglia, in perfetta sintonia con gli house organ della ditta.
Così, per tutta l'estate tutti gli italiani praticamente, almeno una volta, hanno sentito parlare di scandali a proposito di Fini. Qual è lo scandalo? In estrema sintesi, lo scandalo sarebbe questo: Fini convive con la sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani, già fidanzata di Luciano Gaucci, la quale Tulliani ha un fratello che quindi è il quasi cognato di Fini, di fatto il cognato di Fini, che, come la società intestata alla madre della Tulliani ha avuto qualche lavoretto alla Rai e, soprattutto, affitta, non si sa per quale cifra, un alloggio di 65 mq a Montecarlo.
Questo alloggio è il vero centro del cosiddetto caso Fini dell'estate, perché questo alloggio una dozzina di anni fa fu lasciato in eredità ad AN, cioè a Fini, da una nobildonna, la contessa Anna Maria Colleoni, discendente di Bartolomeo Colleoni, il condottiero che la leggenda vuole avesse tre palle e non solo due come noi comuni mortali; ebbene, questa signora dona varie proprietà fra le quali questo alloggetto a Montecarlo ad AN, cioè al partito di Fini.
L'alloggio viene valutato, in quel momento, da esperti a cui viene dato in esame, anche per le sue condizioni che vengono descritte piuttosto fatiscenti, 400-450 milioni di lire, una dozzina di anni fa, ripeto, dopodiché rimane improduttivo, infruttuoso per anni fino a quando, non so se due o tre anni fa, gli amministratori di AN decidono di venderlo a una società estera che ha sede nell'isola di Santa Lucia, ai Caraibi. Questa società lo paga 300.000 euro, quindi l'equivalente di circa 600 milioni di lire, più di quello che era stato valutato. Questa società lo rivende a un'altra società gemella, diciamo, che ha sede anch'essa nelle isole di Santa Lucia e questa società, lo si è scoperto quest'estate, ha affittato questo appartamento a Giancarlo Tulliani, il quasi cognato di Fini.
Immediatamente, la storia ovviamente fa notizia perché c'è il sospetto che Fini abbia dirottato questo appartamento a prezzi di favore tra le mani di suo cognato.
Fini fa un comunicato dicendo di aver saputo che la casa era stata venduta ma di non aver saputo che poi quelli che l'avevano comprata l'avevano affittata a suo cognato, e lì il Giornale, Libero, Panorama e tutta la grancassa si sono scatenati nel tentativo di smentire questa versione di Fini, e finora, devo dire, non ci sono riusciti. Sapete che hanno tentato, addirittura, di farlo con la storia di una cucina Scavolini da 4500 euro che Fini e la Tulliani comprarono in un mobilificio alla periferia di Roma, sull'Aurelia, un posto non proprio da VIP e una cucina non proprio da VIP, 4500 euro.
Cucina che, secondo un supertestimone scovato dai segugi del Giornale, un arredatore che lavorava in questo mobilificio insieme alla moglie, si diceva che fosse destinata a Montecarlo. Questa sarebbe dunque la prova che, se Fini avesse comprato la cucina per la casa di Montecarlo dove abita Tulliani, sapeva benissimo che Tulliani aveva affittato quella casa, e questa sarebbe la prova non che Fini ha rubato, ma almeno che ha mentito, che ha in qualche modo favorito il quasi cognato.
Fini ribatte che la cucina non è a Montecarlo, ma in una casa di Roma; a questo punto sta naturalmente al Giornale e a Libero dimostrare che non è vero, e non ci riescono. Anzi, questo loro supertestimone comincia a balbettare, a dire che non è sicuro, comunque non ci sono carte che dimostrino la spedizione della cucina a Montecarlo; è anche abbastanza improbabile che chi vuole arredare un appartamento a Montecarlo compri una cucina a Roma e poi spenda un sacco di soldi in spedizione. Se uno vuole arredare una casa a Montecarlo, i mobili li compra a Montecarlo o lì vicino, quindi sarebbe anche una cosa abbastanza curiosa. Insomma, il legame tra la cucina e Montecarlo non viene fuori e, anzi, si scopre un elemento piuttosto sospetto: il supertestimone, l'arredatore, dice di avere dato le dimissioni dal mobilificio, lui e la moglie perdendo così il posto di lavoro e due stipendi in una botta sola, per poter finalmente gridare la verità su Fini, che peraltro loro dicono di non conoscere perché sostengono semplicemente di aver sentito dire che la cucina andava a Montecarlo. O siamo di fronte a un eroe, a un temerario, a un martire che si immola col suo posto di lavoro e il suo stipendio al servizio della verità, oppure dobbiamo pensare che sia uno dei tanti supertestimoni, ne abbiamo visti in questi anni, che poi si sono scoperti calunniatori diciamo con la loro bella convenzienza. E voi sapete che l'impero del presidente del Consiglio non ha problemi a sistemare qualcuno dopo che ha reso i giusti servigi. Comunque, in questo caso, non sappiamo cosa ci sia dietro, sappiamo però che quella cucina non si è dimostrato che sia a Montecarlo, anzi Fini farebbe molto bene quando rientra dalle vacanze a spalancare le porte della casa dove è situata questa cucina in modo da sbugiardare, se lo può fare, i giornali che lo hanno attaccato per tutta l'estate.
Resta il fatto, naturalmente, che Fini deve completare la spiegazione: nel comunicato ha dato alcuni elementi, dicendo che al momento possedeva soltanto quelli, si spera che adesso acciuffi il Tulliani, gli faccia sputare tutta la verità su questa storia, e se Tulliani avesse avuto delle condizioni di favore danneggiando così le casse del partito, gli faccia scucire un po' di soldi a titolo di risarcimento perché pare che al Tulliani non manchino i mezzi, visto che è stato fotografato con una Ferrari.
Questo è lo scandalo Fini, naturalmente non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico che balla in tutta questa storia, quindi è un discreto chissenefrega, forse in Scandinavia ci si potrebbe dedicare al ricamo e al merletto e quindi andare a vedere il pelo nell'uovo, perché stiamo parlando davvero di un pelo nell'uovo: è un bene privato che viene venduta a un ente privato. I partiti purtroppo non hanno una configurazione giuridica che consenta di controllare i bilanci, la gestione dei finanziamenti pubblici che ricevono, il partito lo vende a società private, la società privata affitta a un altro privato, quindi non stiamo parlando di denaro pubblico, nulla a che vedere con gli scandali delle banche o delle tangenti, dove appunto ci sono denari pubblici. E nulla a che vedere nemmeno con il caso Scajola, a cui Feltri ha tentato invano di paragonare il caso Fini-Tulliani. Il caso Scajola è un ministro che si fa pagare la casa con 900.000 euro, una casa da 250 mq sul Colosseo, da un costruttore, Anemone, senz'arte né parte, che comincia a vincere appalti su appalti dal governo, dalla Protezione Civile, dal ministero dell'Interno, quindi altroché se ci sono soldi pubblici. Mentre nella trafila dell'alloggio di Montecarlo, finito poi in affitto a Tulliani non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico. Ma in ogni caso Fini deve spiegare, perché comunque dobbiamo sapere se è o è stato succube di questo sgomitante Tulliani e dobbiamo sapere come è stato alienato un bene del partito. Se non ha nulla da nascondere, come dice, non avrà problemi a tirar fuori tutti i passaggi e prendere ulteriormente le distanze da questo signorino troppo intraprendente che evidentemente ha speso più di una volta il cognome di Fini approfittando del fatto che si è fidanzato con sua sorella; anche se poi, alla fine, il bottino non è stato granché, stiamo parlando di un appartamentino a Montecarlo e stiamo parlando di un appaltino su Rai2 per una serata, una seconda serata. Voglio dire, visto come vanno le cose in Rai, è proprio anche lì il pelo nell'uovo. Però, ogni spiegazione richiesta va data, soprattutto se, come dice Fini, non si ha nulla da temere.
E questo è quello che è emerso a carico della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Uno di questi giorni mi metterò lì e conterò quante prime pagine di Libero, del Giornale e quanti titoli dei telegiornali pubblici e privati sono stati dedicati a questa solennissima minchiata della cucina e della casa di Montecarlo. Per non parlare del linciaggio che ha subito Elisabetta Tulliani di cui ancora non si è capito quale sia il delitto, se non quello appunto di stare insieme a Gianfranco Fini, a sua volta autore del gravissimo delitto di essersi smarcato da Berlusconi, perché se Fini non si fosse smarcato da Berlusconi e fosse rimasto sotto il suo ombrello protettivo a quest'ora potrebbe andare a rapinare le banche e stuprare le minorenni e nessuno scriverebbe una riga su quello sta facendo il rapinatore e stupratore Fini, anzi ci sarebbero forbiti editoriali di Feltri e Belpietro, i quali sosterrebbero che è cosa buona e giusta stuprare le minorenni e rapinare le banche.


Schifani e l'ombrello del Cavaliere (espandi | comprimi)
Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.
Su Renato Schifani ci siamo intrattenuti più volte, sapete quello che era emerso fino a un mese e mezzo fa, anche perché ero andato a parlarne da Fabio Fazio due anni fa, perché ne avevano scritto Gomez e Lirio Abbate nel loro libro “I Complici”, perché ne aveva scritto Marco Lillo su L'Espresso, perché c'era stato detto che non erano cose gravi, c'era stato detto che non ci sarebbe stato più niente da scoprire su Schifani, quindi bisognava smetterla di parlare di Schifani.
Ricordere l'attacco che io subii dal vicedirettore di Repubblica, il quale mentre io parlavo di Schifani tirò fuori che il problema ero io, perché si diceva che io vado in vacanza a spese della mafia, e dovetti documentare che le vacanze mie me le ero pagate da solo e che non avevo mai conosciuto mafiosi in vita mia. Insomma, lasciamo perdere il pregresso di Schifani: lo conosciamo.
Ci sono novità? Sì, ci sono almeno quattro novità che sono emerse grazie a due organi di stampa, fra i pochissimi liberi in Italia, liberi di parlare della seconda carica dello Stato, sebbene sia protetta dall'ombrello del Cavaliere. Uno è Il Fatto Quotidiano, l'altro è L'Espresso.
Il Fatto Quotidiano, grazie a Marco Lillo, ha scoperto in questo mese di agosto tre fatti piuttosto importanti e gravi.
Il primo: Schifani, oltre a tutto quello che già sapevamo, ha nel suo pedigree tre iscrizioni nel registro degli indagati per associazione mafiosa, non per concorso esterno ma per associazione mafiosa, della procura di Palermo che negli anni l'ha indagato tre volte e lo ha fatto archiviare dal GIP tre volte per decorrenza dei termini delle indagini. Cos'è l'archiviazione? Non è l'assoluzione: l'assoluzione vuol dire che ho accertato che tu sei innocente o che non ci sono le prove che tu sia colpevole. Ho fatto tutto il lavoro, indagine, processo, dibattimento e ho stabilito che tu non sei colpevole. L'archiviazione è un'altra cosa: c'è una notizia di reato, iscrivo la persona che è sospettata di averlo commesso, indago, quando mi scadono le indagini non ho concluso la mia indagine e al momento non ho elementi per chiedere il rinvio a giudizio, allora chiedo al giudice di archiviare. Mettiamo in archivio, facciamo un provvedimento di archiviazione. Vuol dire che se emergono nuovi elementi possiamo riaprire quell'indagine, invece se uno viene assolto per gli stessi fatti per i quali è stato assolto non può più essere reindagato e ripreocessato, si chiama ne bis in idem. Questo è molto importante per capire la differenza. L'archiviazione può essere riaperta in qualsiasi momento, mentre l'assoluzione chiude la partita.
Schifani viene indagato, archiviato, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo perché negli anni Novanta e nei primi anni Duemila emergono degli elementi che fanno ritenere che sia partecipe dell'associazione mafiosa Cosa Nostra. Poi questi elementi non bastano mai per chiedere il rinvio a giudizio, archiviazione.
La prima volta viene indagato nel 1996, era procuratore Caselli a Palermo. Si pente l'ingegner Salvatore Lanzalacco, professionista di Palermo che si occupava di appalti pubblici, era in contatto con Angelo Siino, il re degli appalti, il garante della mafia e del sistema delle imprese della politica sul tavolino della spartizione, sapete che in Sicilia le tangenti gli imprenditori non le devono pagare solo ai politici, le devono pagare anche ai mafiosi sotto forma di sub appalti alle imprese amiche di Cosa Nostra. Lanzalacco racconta l'appalto della metanizzazione del Comune di Palermo, una gara da 140 miliardi di lire, che viene aggiudicata nel 1993 a un'associazione temporanea di imprese capeggiata dalla Saipem di Milano, credo che la Saipem fosse del gruppo Eni. Secondo Lanzalaco quella gara era truccata a suon di mazzette e c'era una percentuale dell'1.5 percento per la mafia e per un suo socio. Lanzalaco racconta di essere andato a Parma a parlare con gli imprenditori della ditta Bonatti sulla spartizione dei lavori che avrebbero dovuto andare in subappalto alle imprese mafiose o amiche della mafia.
Cosa succede? Che in queste missioni al nord per parlare di quell'appalto, a Parma, dice Lanzalaco “partecipava l'avvocato Schifani” che all'epoca era un consulente del comune di Palermo e, dice Lanzalaco, “lo Schifani era a conoscenza di tutte le fasi illecite di gestione della gara e mi risulta che fosse molto inserito tra i consulenti del comune di Palermo”. Schifani viene iscritto nel registro degli indagati il 13 marzo 1996 per associazione mafiosa. Nel marzo 1998, cioè due anni dopo, massimi termini per indagare, viene archiviato perché il GICO della guardia di Finanza non ha ancora consegnato il rapporto che la procura gli ha commissionato per riscontrare le accuse di Lanzalaco.
Il rapporto arriva dopo l'archiviazione, e sulla base di questo la procura reiscrive Schifani, perché nel rapporto c'è la notizia di reato, cioè per esempio si scopre che i subappalti li ottennero per il movimento terra ditte che facevano capo al cugino del boss Cancemi, poi pentito, Vincenzo Cancemi, e una società di Vito Buscemi, poi arrestato e sottoposto a misura di prevenzione per mafia. Buscemi, tra l'altro, abita nel palazzo di Via D'Amelio costruito da una cooperativa in cui sia Buscemi che Schifani sono stati soci per un certo periodo, prima di diventare condomini di questo stabile che sta nella stessa via dove esplose la bomba contro Paolo Borsellino.
I finanzieri vanno anche a controllare se è possibile che Schifani abbia viaggiato in quel periodo in cui c'era questa spola tra Palermo e Parma, e scoprono appunto dei voli nelle date indicate da Lanzalaco tra Palermo e Bologna e tra i passeggeri di questi voli c'era appunto Schifani.
Nel 1999 comunque, non ritenendo sufficienti questi elementi per richiedere il rinvio a giudizio, la procura di Palermo chiede di nuovo l'archiviazione, quindi Schifani viene archiviato. Ma, subito dopo, viene di nuovo indagato perché si sono scoperti altri elementi, non solo per associazione mafiosa ma anche per altri nove reati, tra i quali concorso in corruzione, concussione, abuso d'ufficio, scrive la procura, “in relazione all'acquisto dei decreti di finanziamento e al pilotaggio dell'asta inerente l'appalto per la metanizzazione della città di Palermo, e in particolare agli accordi raggiunti con Cosa Nostra per l'assegnazione della gara a un gruppo di imprese collegate con l'organizzazione mafiosa e agli accordi economici successivi per l'affidamento di noli autorizzati a imprese facenti capo direttamente o indirettamente a Cosa Nostra”.


Schifani e i fratelli Graviano (espandi | comprimi)
Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale.

Scrivono i magistrati: “considerato, in base alle dichiarazioni dei collaboratori e all'attività di riscontri, il GICO non è stato possibile ricostruire in concreto quali interessi specifici o quali condotte in concreto abbia tenuto, lo Schifani – che è menzionato solo da Lanzalaco come soggetto che avrebbe fatto parte di un gruppo che a Parma avrebbe redatto i patti parasociali per il contratto di appalto – deve essere archiviato”. Il 2 marzo 2002 il GIP archivia la posizione di Schifani che nel frattempo è diventato capogruppo di Forza Italia al Senato.
A questo punto cosa succede? Altre due novità scoperte una sempre da Marco Lillo per il Fatto Quotidiano, l'altra da Lirio Abbate per L'Espresso, cioè due pentiti parlano e tirano in ballo pesantemente Schifani davanti ai magistrati di Palermo, che stanno indagando sulle dichiarazioni fatte da Spatuzza, il quale dice di aver visto un giorno Schifani in un capannone industriale frequentato dai Graviano.
Campanella è il primo pentito che parla ai magistrati e racconta che quando Schifani lo ha querelato perché Campanella l'aveva accusato di avere sistemato il piano regolatore di Villabate a seconda degli interessi della cosca di Nino Mandalà, il capomafia di Villabate che conosceva Schifani dagli anni Settanta perché erano stati soci nella Sicula Broker, Campanella dice che quando Schifani lo ha querelato ha mentito, perché ha minimizzato il suo ruolo nel mettere le mani sul piano regolatore di Villabate, mentre invece le mani ce le ha messe con diverse varianti che, a suo dire, erano state suggerite o comunque servivano agli interessi della cosca di Mandalà.
Il sindaco di Villabate presso il quale lavorava come consulente urbanistico Schifani era una cosa con il clan Mandalà, il famigerato sindaco Navetta.
Naturalmente, il comune di Villabate è stato sciolto per mafia due volte, a causa di questo grumo di interessi Navetta, prestanome di Mandaltà. Campanella perché parla? Perché era un politico dell'Udeur, ex democristiano, che faceva il presidente del consiglio comunale di Villabate, non è un mafioso che va in giro a sparare, è un mafioso col colletto bianco che si occupa di soldi e fa politica per conto della mafia, e oggi è pentito e racconta che c'erano forti interessi nel centro storico e nei terreni delle cooperative edilizie che sono stati in qualche modo risolti da Schifani nell'interesse di Mandalà, questo dice Campanella.
Naturalmente accuse tutte da verificare, noi sappiamo soltanto che Schifani è stato consulente di quel comune piuttosto puzzolente, fino a quando non è stato eletto senatore nell'aprile del 1996.
Altra novità: nuove rivelazioni di Spatuzza. Spatuzza, lo rivela l'Espresso questa settimana grazie a Lirio Abbate, è stato sentito l'anno scorso dalla procura antimafia di Firenze, dai PM che stanno indagando, sulle stragi del 1993 di Milano, Firenze e Roma, e ha detto che Schifani nei primi anni Novanta sarebbe stato decisivo per mettere in contatto Berlusconi e Dell'Utri con i fratelli Graviano. Si sa, e questo è ciò che rende non del tutto incredibile quello che dice Spatuzza, che Schifani alla fine degli anni Ottanta, lo scrive L'Espresso citando una fonte autorevole, aveva avuto già contatti con Dell'Utri, ben prima che nascesse Forza Italia. In quel periodo viaggiava spesso tra Palermo e Milano. Questa stessa fonte, scrive Abbate, rivela che Schifani veniva chiamato il “contabile” di Berlusconi. All'epoca era avvocato esperto di urbanistica, aveva tra i suoi assistiti Giovanni Bontade, fratello del boss Stefano che come è noto, secondo i giudici di Palermo, era legatissimo a Dell'Utri e Berlusconi, fu lui praticamente a battezzare l'assunzione di Vittorio Mangano nella villa di Arcore, poi questo Giovanni Bontade, il fratello del boss dei boss, è stato anche lui condannato per traffico di droga al maxiprocesso, poi è stato assassinato con la moglie nel 1988.
Altri clienti di Schifani, Domenico Federico che era socio di Bontade e un altro boss imprenditore Ludovico Visconti. Questo scrive Lirio Abbate per dire che voi sapete che il coté della mafia di Bontade è sempre stato considerato uno dei possibili flussi di finanziamento del gruppo Berlusconi negli anni Settanta, quando anche come racconta Massimo Ciancimino, la mafia investì nelle imprese e nei cantieri e nelle televisioni.
In quel periodo, dunque, sarebbe nato questo link tra Schifani e Dell'Utri che poi avrebbe portato, sempre secondo quello che dice Spatuzza, Schifani a diventare una specie di anello di congiunzione fra il clan dei Graviano e Dell'Utri e Berlusconi in un periodo nel quale poi noi sappiamo che nel 1993 i Graviano si prendono la responsabilità diretta ed esclusiva delle stragi, che secondo i magistrati e secondo molti collaboratori di giustizia servivano appunto ad accelerare, a spingere la nascita di questo nuovo soggetto politico che poi proprio Dell'Utri ha inventato e ha di fatto indotto Berlusconi a fondare tra il 1993 e il 1994.
Anche queste accuse, come quelle di Campanella, vengono da una fonte da verificare: è un mafioso, Spatuzza, che collabora con la giustizia, ma capite che essendoci stata un'inchiesta tre volte archiviata per mafia su Schifani, notizia che si è saputa dal Fatto quest'estate e che nessuno ha ripreso, adesso è probabile che i magistrati siano costretti a riaprire quest'inchiesta, perché come vi ho detto le archiviazioni, se emergono nuove notizie di reato, vengono revocate e si ricomincia a indagare. Scrive appunto Lirio Abbate che questa indagine verrà riaperta e a settembre, quindi praticamente adesso, i magistrati di Palermo interrogheranno Spatuzza e probabilmente torneranno a interrogare Campanella e tutti gli altri che hanno parlato di Schifani per vedere se c'è qualcosa di concreto e di ancora documentabile oggi su questi racconti che naturalmente risalgono a prima che Schifani entrasse in Parlamento, prima del 1996, o se c'è anche qualcosa di più recente.


Schifani e il palazzo dei mafiosi (espandi | comprimi)
La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.

Quel palazzo incombe e mina la solidità, la stabilità di una piccola casetta dove abitano due anziane sorelle, le sorelle Pilliu. A Palermo le conoscono tutti, perché sono state tra le ultime persone a incontrare Paolo Borsellino, in quanto già nel 1992 si lamentavano per la protervia di questo costruttore mafioso che gli aveva fatto una casa sopra la loro, e che aveva fatto crepare la loro piccola casetta per via dei lavori di questo gigantesco stabile.
Eppure, per 18 anni, vent'anni, forse di più si sono battute invano, perché non riuscivano mai ad avere ragione. Chi aveva torno, cioè il costruttore mafioso coni suoi inquilini mafiosi, era assistito da Renato Schifani ed era una potenza di fuoco tale per cui queste poverette credevano di non avere più nessuna speranza. Ma proprio quest'estate, il 21 luglio, la corte d'appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado che era arrivata addirittura 8 anni fa, e ha stabilito che il palazzo del costruttore mafioso deve essere abbattuto almeno in parte perché deve arretrare di due metri e mezzo in modo da dare respiro e non minacciare più la stabilità della casetta delle sorelle Pilliu, che intanto è andata a ramengo e quindi deve essere consolidata spese dello Stato perché lo Stato non ha saputo difendere queste due sorelle dall'arroganza del costruttore mafioso e dei suoi amici, naturalmente il costruttore mafioso difeso dall'attuale presidente del Senato.
Questa è una delle poche storie a lieto a fine che si riesce a raccontare. Di tutto questo gli italiani non sanno nulla perché mentre sappiamo tutto della cucina Scavolini e dell'appartamentino a Montecarlo e della Ferrari di Tulliani e della schedina che non si sa se abbia vinto al superenalotto la Tulliani o Gaucci, e delle beghe familiari tra Gaucci e la Tulliani, non sappiamo niente di tutta questa storia che riguarda non la terza ma la seconda carica dello Stato. Perché? Perché non c'è nessun giornale, a parte l'Espresso e il Fatto, che abbia dedicato una riga a queste vicende.
Quando l'Espresso ha anticipato il suo scoop, l'unico quotidiano che ha ripreso la notizia oltre al Fatto Quotidiano è stata Repubblica che lo ha confinato in un trafiletto a pagina 25, praticamente invisibile.
Il giorno dopo Schifani ha detto: “sono indignato per questo nuove insinuazioni, ma sono pronto a farmi interrogare dai magistrati per chiarire tutto” ed è una posizione importante. Il presidente del Senato si dice pronto ad essere interrogato al più presto dai magistrati antimafia di Palermo che stanno indagando su eventuali sue partecipazioni alla mafia. Di questo stiamo parlando: stanno indagando su accuse di mafia nei confronti del presidente del Senato, lui fa un comunicato ufficiale dove dice che vuole essere sentito, è una cosa buona, magari dicesse “voglio essere sentito” e i giornali non scrivono una riga, nessuno a parte il nostro che lo mette in prima pagina. Perché? Perché chi ha censurato le accuse di Spatuzza e Campanella, chi non ha ripreso la notizia che Schifani ha avuto tre iscrizioni per mafia e tre archiviazioni per mafia non può dare conto della replica di Schifani, perché se uno legge la replica si domanda: “ma perchè Schifani vuole essere interrogato su questioni di mafia?” Se nessuno ci ha raccontato che è stato accusato di mafia da qualcuno? Se censuri la notizia devi anche censurare la replica, censura chiama censura, così, mentre da una parte tutti gli italiani sanno delle pagliuzze eventuali di Fini o di suo cognato, nessuno conosce le travi del presidente del Senato. E che differenza c'è tra Fini e Schifani? Sono tutti e due del centro destra, uno ha i capelli e l'altro no, aveva il riporto ora nemmeno quello. La vera differenza è che uno si è scostato da sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere e hanno cominciato a sparargli a vista, e non trovandogli travi hanno cercato di inventare delle pagliuzze.
Dall'altro lato c'è un signore che ha delle travi grosse così, almeno da spiegare, non dico che le abbia fatte, ma almeno le deve spiegare, e non c'è nessuno che ne parla e nessuno che lo sa per la semplice ragione che è rimasto a corte e non si sogna nemmeno di allontanarsene. E nessuno si allontanerà da quella corte, dopo aver visto che fine ha fatto quello che se ne è allontanato quest'estate.



Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.
Buona settimana, passate parola.


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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
01 Set 2010

La fine della scuola

Si sta per inaugurare il primo anno scolastico dopo i licenziamenti imposti dal Ministro Gelmini.
Sentiamo cosa dice un professore precario di Palermo.





Wikio
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25 Ago 2010

Misteri d'Italia




Testo:

Buongiorno a tutti, questa è l’ultima puntata registrata del Passaparola, da lunedì prossimo saremo di nuovo in diretta e ci butteremo sull’attualità, immagino anche se non lo posso dire perché è fine luglio, che non mancheranno gli spunti per raccontare qualcosa di fresco.

La strategia del terrore di Cosa Nostra (espandi | comprimi)
Facciamo oggi un’altra lista della spesa, la settimana scorsa abbiamo fatto quella della nostra classe dirigente, questa volta con l’aiuto di un Magistrato geniale, secondo me, Roberto Scarpinato che ho intervistato su questi temi qualche tempo fa, vorrei fare la lista della spesa di tutte le persone che sanno la verità sulla strategia politico – terroristico – mafiosa che concepì e poi realizzò le stragi.
Delitto Lima marzo 1992, strage di Capaci, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e uomini della scorta 23 maggio 1992, strage di Via d’Amelio 19 luglio 1992 Borsellino e uomini nella scorta e poi nel 1993 la strage mancata in Via Fauro contro Maurizio Costanzo nel maggio 1993 alla fine del maggio 1993 la strage purtroppo riuscita di Via dei Georgofili a Firenze, 5 morti e molti feriti e poi le stragi contemporanee di fine luglio a Milano al Pac (padiglione di arte contemporanea) di Via Palestro e a Roma alle Basiliche di San Giorgio un Velabro e San Giovanni in Laterano anche lì 5 morti e diversi feriti e infine la mancata strage dello Stadio Olimpico di Roma che fallì nel novembre – dicembre 1993 e fu poi annullata nel gennaio del 1994 in perfetta coincidenza con la discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Questa strategia fu materialmente pianificata in una riunione che si tenne alla fine del 1991, almeno per i suoi sommi capi, poi naturalmente fu modificata e ritoccata in corso d’opera, dai componenti della Commissione regionale di Cosa Nostra, la cupola regionale, tutti i capi della mafia siciliana si trovarono in un casolare delle campagne di Enna e misero a punto il da farsi, qualche tempo dopo in un santuario della Calabria lo stesso fecero i capi della ‘ndrangheta, Roberto Scarpinati ha fatto un conto e ha detto che devono essere almeno 100, a tenersi bassi, le persone che sanno tutto da allora, da 18 anni e un pezzo, di quella strategia stragista, terroristico – politico – mafiosa e che però non parlano e allora è interessante capire questo segreto delle stragi chi lo custodisce e perché nessuno di quelli che lo custodiscono è uscito finora a collaborare e a raccontare quello che sa, se sa tutto o la sua parte di verità, se ne sa soltanto un pezzo, dunque intanto ci sono tutti i membri della Commissione regionale che parteciparono a quel vertice alla fine del 1991 e quindi Riina, Provenzano e Graviano, Matteo Messina Denaro, Bagarella, Mariano Agati, i Madonia di Palermo, i Madonia di Caltanissetta, Vito, Santa Paola, il padre e il figlio della famiglia Ganci e poi tutti gli altri capi della mafia siciliana che facevano parte della Commissione regionale, questi a loro volta raccontarono parte di quel progetto che avevano concepito a loro uomini di fiducia, raccontarono tutto a alcuni e questi non hanno parlato, raccontarono dei pezzettini di quella strategia a altri, perché? Perché dovevano spiegare gli esecutori materiali di questo o quel delitto, qualcosa del perché si faceva quel delitto e quindi noi sappiamo da Spatuzza per quello che gli ha detto Giuseppe Graviano, sappiamo da Maurizio, Avola, da Leonardo Messina, da Filippo Malvagni e da pochi altri cosa succedeva, c’erano altri che sapevano e che non essendo affidabili sono stati soppressi come Luigi Ilardo che era confidente del Ros dei Carabinieri che poi fu ucciso, proprio quando aveva deciso di trasformare il suo rapporto da confidente a collaboratore di giustizia e poi c’è Antonino Gioè che appena arrestato nel 1993 e sospettato della strage di Capaci, fu trovato impiccato con le stringhe delle scarpe nel carcere, se non erro, di Trento, dopo avere ricevuto strane visite di uomini dei servizi segreti e di un compagno di carcere, un certo Bellini che aveva avuto rapporto con l’eversione nera e che era considerato un confidente dei Carabinieri.
Queste persone sono già una bella cinquantina, ma non c’è soltanto la mafia, ci sono anche ambienti politici romani che nello stesso periodo sapevano quasi tutto o tutto di quella strategia, le prove? Per esempio a Roma c’era un’agenzia di stampa che si chiamava Repubblica, nulla a che vedere con il quotidiano Repubblica, era un’agenzia che faceva capo a Vittorio Sbardella, un ex fascista che Andreotti aveva preso con sé e era diventato il capo degli andreottiani a Roma, Sbardella 24 ore prima della strage di Capaci, quindi il 22 maggio del 1993 scrisse che di lì a poco ci sarebbe stato un bel botto nell’ambito di una strategia della tensione che era finalizzato a far eleggere un outsider alla presidenza della Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti e proprio l’indomani ci fu quel botto terribile di Capaci, proprio in coincidenza con la vigilia delle elezioni di Andreotti che infatti si mise da parte e passò l’outsider Scalfaro, Giovanni Brusca anni dopo al processo Andreotti ha raccontato: noi nell’attuare la strage di Capaci speravamo, per come poi è successo, che si attivassero prima che in Parlamento venissero, venisse eletto il Presidente della Repubblica e in quel periodo, siccome c’erano state delle votazioni all’interno del Parlamento che erano andate a vuoto, quindi noi speravamo che avvenisse la strage, in maniera che per l’effetto l’On. Andreotti e si vociferava che doveva andare il Presidente della Repubblica, non venisse più fatto e in effetti dopo che ci fu la strage, subito dopo venne eletto il Presidente della Repubblica On. Scalfaro, ma solo per fatti suoi, non perché c’è stata la strage, ma il nostro obiettivo era quello di non far diventare in quel momento Presidente della Repubblica l’On. Andreotti e noi ci siamo arrivati all’obiettivo con effetto della strage di Capaci, dopodiché il progetto si fermò momentaneamente in attesa di sviluppi, poi Salvatore Riina fu arrestato.
Quindi o Sbardella o chi aveva fatto quell’articolo anonimo sull’agenzia Repubblica aveva la sfera di cristallo, oppure era a conoscenza di alcuni aspetti, almeno di quella strategia stragista e aveva deciso di lanciare un messaggio in codice a altri che ne erano a conoscenza con quell’articolo sul bel botto, del resto questa Agenzia Repubblica aveva commentato il delitto Lima in modo molto particolare, Lima viene ucciso il 13 marzo 1992 l’uomo di Andreotti in Sicilia e l’uomo di Andreotti a Roma, il Sbardella fa uscire sull’agenzia Repubblica 6 giorni dopo un articolo in cui dice che quell’omicidio era l’inizio di una strategia della tensione, all’interno di una logica separatista e autonomista volta a consegnare il sud dell’Italia alla mafia, per divenire essa stessa Stato, al fine di costituirsi come nuovo paradiso del Mediterraneo, mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di mediazione del sistema dei partiti popolari, paradossalmente aggiungeva questa agenzia Repubblica, 6 giorni dopo il delitto Lima, sapevano anche a cosa serviva “il Federalismo del nord - la Lega di Bossi – avrebbe tutto l’interesse a lasciar sviluppare un’analoga forma organizzativa al sud, lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di trasferimenti e di impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione e del reddito derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile” è interessante questa lettura del delitto Lima perché qualche anno dopo un pentito di quelli che sapevano qualcosa, Leonardo Messina ha rilevato ai magistrati e anche alla Commissione antimafia, il progetto politico secessionista di cui si era discusso in quel vertice mafioso nelle campagne di Enna alla fine del 1991, cosa dice? dice che i vertici di Cosa Nostra avevano discusso di quel progetto secessionista della Sicilia sulla base di input di altri soggetti esterni che dovevano dare vita a una formazione politica sostenuta, dice lui, da vari segmenti dell’imprenditoria, delle istituzioni della politica e come faceva l’autore di quell’agenzia a sapere quale era il disegno da cui era partito il delitto Lima in permetta coincidenza con quello che anni dopo ha rivelato uno dei mafiosi a conoscenza delle decisioni prese dalla cupola di Cosa Nostra? Interessante e non è mica finito, perché alla fine degli anni 90, nel 1999 Gianfranco il miglio, l’ex ideologo della Lega Nord diede un’intervista dove disse: io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta, il sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando, cos’è la mafia, potere personale spinto fino al delitto? Non voglio ridurre il meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità, c’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del sud, hanno bisogno di essere costituzionalizzate e lo disse con riferimento al progetto che aveva la Lega nei primi anni 90, è strano che ci si ponesse al nord il problema di tralasciare il sud alla mafia, esattamente come la mafia aveva deciso di propiziare con la sua strategia stragista in quel vertice nelle campagne di Enna.
Andiamo avanti perché i segni di premonizione di quella strategia non sono mica finiti qua! C’era qualcuno che sapeva addirittura prima del delitto Lima e delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, si chiama Elio Ciolini, quest’ultimo è stato coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna e 9 giorni dopo il delitto Lima, il 4 marzo 1992 scrive dal carcere dove è detenuto una lettera a un giudice, Leonardo Grassi e mi anticipa che nel periodo marzo – luglio del 1992 si verificheranno fatti volti a destabilizzare l’ordine pubblico con esplosioni dinamitardi e omicidi politici e puntualmente il 12 marzo, fu ucciso Lima e a maggio ci fu Capaci e a luglio ci fu Via d’Amelio e lui dice nel periodo marzo – luglio, era a conoscenza di un pezzo di quella strategia, quello che sarebbe successo tra marzo Lima e Luglio Borsellino.
Non solo, ma il 18 marzo, subito dopo, 6 giorni dopo il delitto Lima e un giorno prima che esca quell’articolo sull’agenzia Repubblica il 19, Ciolini aggiunge che quel piano eversivo è di matrice massonico – politica mafiosa, esattamente come poi hanno rivelato alcuni collaboratori di giustizia e ha annunciato che bisognava attendersi un’operazione terroristica per colpire un personaggio di rilievo del il Partito il Socialista e guarda un po’ qualche anno dopo si è accertato che la mafia aveva progettato di eliminare Claudio Martelli, attentato che poi è fallito per motivi imprevisti.


Quanti sanno e non parlano? (espandi | comprimi)
E non è ancora finita, perché? Perché c’è la falange armata, una sigla strana che compare nel 1992 e mette degli strani comunicati, mandati all’Ansa o a alcuni giornali, in cui questa falange armata dà delle chiavi di lettura per capire cosa sta succedendo, è l’Italia di Tangentopoli e delle bombe, falange armata.
Quando Martelli nel febbraio 1993 viene coinvolto nello scandalo del conto protezione, il conto svizzero su cui Gelli e Calvi avevano versati 8/9 miliardi di lire nei primi anni 80 per dare a Craxi i soldi per comprarsi il Partito Socialista, Martelli Ministro della Giustizia nel 1993, coinvolto in quello scandalo si dimette dal Governo Amato, in seguito a dichiarazione di confessione che hanno reso Silvano Larini che aveva messo a disposizione il conto protezione, era il tesoriere occulto di Craxi e Licio Gelli, anche lui confessa finalmente dopo anni il suo ruolo nel conto protezione e il ruolo di Martelli e Martelli impallinato si dimette da Ministro della Giustizia, Martelli è quello che aveva fatto il Decreto antimafia.
E’ interessante vedere le date di queste dichiarazioni contro Martelli, Larini accusa Martelli il 9 febbraio 1993, Gelli accusa Martelli il 17 febbraio 1993, Martelli si dimette subito dopo e il 21 aprile del 1993, caduto ormai o stava per cadere il Governo Amato perché aveva 5 Ministri indagati che si erano dimessi, la falange armata emette un comunicato dove invita Martelli a non fare la vittima e a essere grato alla sorte che anche per lui si sia potuta perseguire la via politica invece di quella militare, deve ringraziare di essere scampato a un attentato e chi sono questi della falange armata, perché parlano? Cosa vogliono dire? A chi stanno parlando? Sono tutti messaggi trasversali di persone molto legate alle istituzioni e alla mafia che sanno tutto di quel piano e si parlano tra loro, in codice perché non possono dire tutto all’esterno, ma si mandano messaggi in un cifrario che conoscono soltanto loro.
Nello stesso comunicato della falange armata, ai avvertono anche Spadolini, Presidente del Senato, Mancino Ministro dell’Interno e Parisi, Capo della Polizia come possibili vittime di nuovi attentati o di nuove azioni comunque contro di loro e pochi mesi dopo, guarda un po’ salta fuori lo scandalo dei fondi neri del Sisde che ha una parte di verità, ci sono dei dirigenti del Sisde che si sono rubati i fondi neri del Sisde, ma questi vanno a attaccare davanti ai magistrati i Ministri dell'interno, degli ultimi decenni, accusandoli di avere fatto anche loro la cresta sui fondi neri del Sisde, tra i quali Scalfaro e Mancino, infatti Parisi per lo scandalo dei fondi neri del Sisde si dimette e traballano Mancino Ministro dell’Interno e Scalfaro che va in televisione a dire quel famoso “non ci sto” non voleva dire che non voleva le indagini su di sé, voleva dire: ho capito che c’è un piano di destabilizzazione, lo disse che quel muoia Sansone con tutti i filistei avviato dai capi del Sisde presi con le mani nel sacco delle ruberie, faceva parte di una strategia per destabilizzare le istituzioni e la falange armata lo aveva preannunciato il 21 aprile 1993, poi dice Scarpinato l’elenco è lunghissimo, lui oltretutto non può fare tutti i nomi di quelli che sanno, ma noi per forza dobbiamo porci il problema di quelli che sanno oltre a costoro che abbiamo nominato, prendete per esempio i poliziotti del gruppo del Questore di Palermo La Barbera che nel 1993 organizzano il depistaggio, costruiscono a tavolino il falso pentito Scarantino, il falso pentito Candura, il falso Andriotta, i quali sostengono di avere fatto tutto loro, compreso il furto della 126 che poi è esplosa in Via d’Amelio e solo oggi sappiamo che non era vero, perché? Perché Spatuzza si è autoaccusato e ha dimostrato di averla rubata lui quell’automobile e ha raccontato che nel momento in cui nel famoso garage veniva imbottita di esplosivo l’auto che sarebbe esplosa in Via d’Amelio era presente una persona che non c’entrava niente con la mafia, non solo non c’erano Scarantino e gli altri che si erano inventati tutto e si sono beccati l’ergastolo, loro e altri 4 che non c’entrano niente e che adesso verranno probabilmente scagionati nel processo di revisione che nasce proprio dalle dichiarazioni di Spatuzza, non solo non c’erano questi che si sono autocalunniati, mandati da chi non si sa, ma c’era un esponente dei servizi segreti che a Spatuzza è sembrato riconoscere in un funzionario del Sisde che lavorata a stretto contatto con Bruno Contrada e che adesso è indagato, si chiama Narracci, è quello che era in barca nel momento in cui esplose Via d’Amelio insieme a Contrada e ci sono 3 poliziotti della squadra di La Barbera, La Barbera è morto purtroppo nel 2002, indagati per questo depistaggio, chi ha costruito questo depistaggio? Perché hanno voluto attribuire Via d’Amelio a questi quaquaraquà di Scarantino etc. che non c’entravano niente? Come hanno fatto a convincerli a prendersi la colpa e a finire all’ergastolo per un reato che non avevano commesso, mentre erano dei piccoli traffichini di provincia? Chi volevano coprire? Hanno voluto dare una versione minimalista, al ribasso della strage di Via d’Amelio per evitare che le indagini arrivassero nella direzione giusta e salissero, l’hanno fatta scendere subito in partenza e l’hanno fatto di loro iniziativa o ce li ha mandati qualcuno e chi li ha mandati il Gen. Mori e il Capitano De Donno a trattare con Vito Ciancimino? Quanti erano i Signor Franco o i Signor Carlo dei servizi di sicurezza che affiancavano Vito Ciancimino da 30 anni e l’hanno affiancato nella trattativa e gli hanno sempre detto di stare zitto? E chi sono quelli che avrebbero dovuto sorvegliare Ciancimino agli arresti domiciliari a Roma e che invece di sorvegliarlo facevano finta di non vedere quando andava a trovarlo 6 volte Bernardo Provenzano, fino a poco prima che Ciancimino morisse nel 2002, se non erro? Vedete quante persone e quanto importanti la trattativa non poteva essere all’oscuro dei comandi generali dei Carabinieri e del Ros e non poteva essere all’insaputa di Ministri, sottosegretari, abbiamo sentito che recentemente Massimo Ciancimino ha detto che suo padre aveva la convinzione che la trattativa era condivisa da un ex Ministro della Difesa come Rognoni che ha smentito, dal Ministro dell’Interno nuovo Mancino che ha smentito, lui dice anche da Violante, quest’ultimo smentisce, però poi si ricorda che Mori voleva fargli incontrare Vito Ciancimino a tutti i costi, perché non l’ha detto 17 anni prima e l’ha detto soltanto quando Massimo Ciancimino ha raccontato queste cose?
Quindi immaginate quanta gente c’è che sa queste cose, è stupefacente che in un paese deboli di prostata come l’Italia, dove nessuno si tiene mai niente, questo segreto che è a conoscenza di almeno un centinaio di persone: mafiosi, massoni, eversori, politici, forze dell’ ordine, militari sia rimasto così impenetrabile, nessuno di questi ne ha mai fatto cenno.
Forse è proprio perché attiene a quello che Scarpinato chiama il grande War Game che si è giocato in quel periodo sulla pelle di tanti innocenti, il gioco grande per dirla con Giovanni Falcone, è una costante della storia italiana che delle stragi e dei loro retroscena ci siano centinaia di persone a conoscenza, pensate a Portella della Ginestra, hanno ammazzato decine di persone che sapevano i segreti di Portella della Ginestra da Pisciotta in avanti, pensate alle stragi della destra eversiva negli anni 70, pensate alle morti strane, pensate per esempio a quell’Ermanno Buzzi che appena condannato in primo grado per la strage di Brescia fu subito strangolato in carcere, pensate al “suicidio” in carcere di Nino Gioè, pensate a quello che racconta Nino Giuffrè il braccio destro di Provenzano che collabora dal 2005, ha raccontato che quando era in carcere, appena iniziato a collaborare, non lo sapeva ancora nessuno, o non doveva saperlo ancora nessuno, riceveva visite di strani personaggi che lo invitavano a suicidarsi e gli dicevano: ti aiutiamo noi a toglierti la vita.
E’ anche così che si conservano i segreti, ma noi abbiamo molte persone vive che conoscono i segreti e che ogni tanto quando sono proprio costrette ne tirano fuori un pezzo: Violante, Martelli che si ricorda 18 anni dopo che il suo Ministero aveva informato Borsellino della trattativa del Ros con Ciancimino, la Dirigente del Ministero Liliana Ferraro che aveva appena preso il posto di Falcone che andò lei a avvertire Borsellino di quella trattativa e quanti altri in quel Ministero sapevano di quella trattativa? E quanti altri in quei governi del 1992/1993 sapevano di quella trattativa? Poi naturalmente ci sono quelli che hanno fatto la seconda trattativa di cui parla Massimo Ciancimino, dopo l’arresto di suo padre dice Massimo Ciancimino, fu Dell’Utri a prendere il posto di suo padre come cerniera tra Cosa Nostra e Forza Italia, i giudici di Palermo hanno ritenuto provata la mafiosità di Dell’Utri fino al 1992, comprese dunque le stragi di Capaci ma non dopo ma nel frattempo le indagini su Ciancimino sono appena iniziate, i riscontri alle parole di Spatuzza e Ciancimino li stanno cercando e trovando in queste ore, in queste settimane, in questi mesi i magistrati, quindi sulla trattativa post 1992/1993 la storia deve essere ancora scritta, basterebbe che uno di questo centinaio di persone dicesse una cosa, anche soltanto la parte che è a sua conoscenza per consentire alle indagini di fare un salto di qualità formidabile, speriamo che avvenga, in fondo è una costante dei periodi di crisi, quando il sistema entra in crisi, la gente parla più volentieri, nel 1992 parlarono addirittura Buscetta e Mannoia di Andreotti, crollata la prima Repubblica, speriamo che ora che sta crollando la seconda, qualche memoria lampo abbia improvvisamente un’illuminazione e decida di spiegarci chi ha fatto cosa.



Il che cosa però lo conosciamo già e è quel piano eversivo che poi nel 1994 ha ottenuto i risultati sperati, è riuscita a sostituire la Prima Repubblica con qualcosa di analogo, il trionfo del principe direbbe Scarpinato, il trionfo del gattopardo direbbe Tommasi di Lampedusa, passate parola!


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24 Ago 2010

LAVORO, QUEI GIOVANI CHE NON ESISTONO




fantozzi

In Italia ci sono oltre 900mila ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non fanno niente, non studiano, non lavorano e neanche hanno in mente di mettersi a cercarne uno – si legge nel comunicato dell’ADICO.
Un dato reso noto dall'ufficio studi di Confartigianato, che sottolinea come quei 900 e rotti mila corrispondano al 18,7% di tutta la popolazione di quella fascia di età.
Un fenomeno quasi sconosciuto in queste proporzioni in altri paesi europei e che in parte nasconde anche giovani che lavorano in nero oppure alla rinuncia di trovare una soluzione e campare alla giornata.
Su questo la recessione ha avuto un ruolo non secondario, spiegano gli esperti di Confartigianato. A restringere la fascia tra i 15 e i 24 anni i nullafacenti invisibili sono lo stesso un esercito di 641mila ragazzi (il 10,5% del totale di questa fascia di età), largamente concentrati nel Sud, che ne conta ben 415mila, tre volte i nullafacenti del Nord (157mila ragazzi) e del Centro, dove si scivola a 70mila casi.
Va anche detto che il fenomeno della rinuncia al lavoro si sta estendo, avverte Confartigianato, ad esempio in scia alla recessione altri 338mila adulti tra i 25 e i 54 anni hanno rinunciato a cercare qualcosa.
Ma almeno c'è un triste vantaggio su queste elaborazioni – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini –  chi non cerca più un lavoro esce dalle statistiche sulla disoccupazione, così i governi possono vantare tassi di senza lavoro nettamente inferiori alla realtà.
Wikio
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Categorie: ADICO
18 Ago 2010

Gli elettori dei ladri



Testo:

Buongiorno a tutti, si avvicina la ripresa delle attività, questo è il penultimo Passaparola registrato prima delle vacanze, credo che questi Passaparola così un po’ a volo pindarico ci aiutino a guardare un po’ più dall’altro la nostra realtà e magari a capire meglio quello che succede.

Tutti i ladri del Presidente (espandi | comprimi)
Molto spesso ci sono commentatori che non è che non capiscono quello che succede, fanno finta di non capire quello che succede, pensate soltanto a quanta ipocrisia intorno alle leggi vergogna, quanti paraculi ci hanno raccontato che le leggi vergogna con qualche aggiustamento, con qualche emendamento possono funzionare e quanti altri dicono: ma perché Berlusconi continua a occuparsi di queste faccende, della giustizia quando c’è un paese in crisi profonda, non si sa quante imprese riapriranno i battenti dopo l’estate, quanta gente perderà ancora il lavoro, quanto crollerà ancora il reddito degli italiani e lui si occupa soltanto di queste cose?
Ma è il suo dovere, la sua missione, è entrato in politica per quello, non è mica entrato in politica per risolvere gli affari nostri, è entrato in politica per risolvere gli affari suoi, non solo suoi, ma di un’intera classe dirigente cresciuta e selezionata in questi anni a sua immagine e somiglianza o da lui o comunque secondo criteri simili ai suoi che ha un disperato bisogno di leggi per impedire i processi, le indagini, le intercettazioni, la libertà di stampa, perché? Perché hanno una tale montagna di merda da nascondere che se venisse fuori in aule di giustizia o sugli organi di informazione, non potrebbero più restare nei posti dove sono.
Qualche tempo fa per il fatto mi sono divertito proprio a fare una specie di lista della spesa della nostra classe dirigente, di quelli che sono nelle posizioni di vertice, ci si rende conto che è sembra il museo Lombroso di Torino, dove ci sono questi cranietti in forma Aldeide, facce e crani che costituiscono reati soltanto a vederli, anche senza sapere cosa hanno fatto, andiamo a vedere un po’ quelli che comandano in Italia come sono messi e poi capiremo, secondo me molto meglio, perché fino a quando non verrà giù tutto questo sistema, questa classe dirigente, il Parlamento non potrà fare altro che occuparsi di bloccare continuamente iniziative della Magistratura e quel pochissimo che resta della libertà di stampa, intanto abbiamo il Presidente del Consiglio che sappiamo che razza di personaggino è, la sfangata in una quindicina di processi, ora per amnistia, ora per prescrizione del reato spesso propiziata dalla legge ex Cirielli che aveva fatto lui, per avere depenalizzato il suo reato di falso in bilancio, per insufficienza di prove, quasi mai perché è stato ritenuto innocente e in più ha dei processi in corso, ne ha tre a Milano, Mediaset e Media Trade per appropriazione indebita, falso in bilancio e evasione a fiscale, poi ne ha uno a Milano per corruzione in atti giudiziari, il processo Mills, quest’ultimo è già stato ritenuto colpevole fino in Cassazione, reato alla fine prescritto, Berlusconi non ha ancora avuto la prescrizione perché i tempi per lui sono stati congelati nell’anno e mezzo in cui il processo è rimasto sospeso per il lodo Alfano e poi è stato di nuovo bloccato per illegittimo impedimento, quindi tutto questo tempo morto viene calcolato e aggiunto al termine di prescrizione che ordinariamente sarebbe scaduto nel novembre dell’anno scorso.
Poi c’è l’inchiesta di Trani trasferita in parte a Roma, dove Berlusconi è indagato per minacce a organo dello Stato, all’AgCom per ottenere la multa che avrebbe dato alla RAI il pretesto di chiudere Annozero. Il suo braccio destro, Previti, è un pregiudicato, 7 anni e mezzo di galera definitivi per corruzione giudiziaria, quindi è stato addirittura espulso dal Parlamento, non ci può più rientrare, interdizione perpetua dai pubblici uffici, il suo braccio sinistro, il Marcello Dell’Utri è stato condannato anche in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, aveva già una condanna definitiva a 2 anni e tre mesi per frode fiscale, false fatture cumulate con alcuni patteggiamenti per falso in bilancio per la gestione allegra di Publitalia e le ruberie sui fondi neri di Publitalia, ha un processo in appello che ha bloccato in extremis questa estate con una richiesta di trasferimento di dimissione a altra sede per legittimo sospetto in base alla legge Cirami, una di quelle leggi che il centro-sinistra doveva abolire secondo quello che aveva raccontato, in realtà lasciato in vigore e Dell’Utri l’ha utilizzata per allontanare il momento della sentenza che è abbastanza imminente e quello è il processo dove Dell’Utri è accusato di avere organizzato un complotto di falsi pentiti per calunniare i veri pentiti che sono quelli che accusano lui, ma accusano anche i capimafia in base a quei pentiti sono stati condannati tutti i capi della cupola, non è che sono altri i pentiti e poi ha un altro processo per estorsione mafiosa a Milano, ne abbiamo parlato qualche mese fa, è quello dove Dell’Utri è accusato di fare fatto minacciare dal Boss di Trapani Virga, un imprenditore, Garraffa dal quale Dell’Utri pretendeva in nero 750 milioni di lire come ritorno della metà del valore di una sponsorizzazione che Publitalia aveva procacciato alla squadra di pallacanestro di questo Garraffa, la pallacanestro Trapani.
Anche Dell’Utri è ben messo anche perché poi è pure indagato per lo scandalo dell’eolico e della P3. Il coordinatore del partito, uno dei 3 coordinatori nazionali, quello più importante, Denis Verdini è indagato per corruzione nello scandalo dell’eolico e è anche indagato per violazione della legge Anselmi, per avere ricostituito un’associazione segreta e una nuova P2, la P3 insieme a Carboni e a quegli altri galantuomini.
Il vicecoordinatore nazionale Giancarlo Abelli, di Milano, ciellino, ex democristiano già beccato per strane consulente non fatturate ai tempi dello scandalo del Prof. Poggi Longostrevi, è stato di nuovo beccato recentemente nell’inchiesta sulla’‘ndrangheta a Milano, quella del blitz con cui Ilda Boccassini ha fatto arrestare circa 300 ‘ndranghetisti legati a vari uomini politici che volevano mettere le mani su Expo 2015 a Milano e è risultato dalle carte che questo gentiluomo aveva preso voti da alcuni di questi signori.
Poi ci sono i Ministri, il Ministro Matteoli è sotto processo per favoreggiamento con l’accusa di avere avvertito l’ex Prefetto di Livorno che c’erano intercettazioni su di lui in un’indagine sugli abusi edilizi all’Isola d’Elba, processo che è stato bloccato dal Parlamento con ogni sorta di artifizi, ho raccontato tutto nel dettaglio nel libro “Ad personam” e poi c’è Fitto, Raffaele Fitto, l’ex governatore della Puglia che è stato rinviato a giudizio, credo già due volte, oppure una in udienza preliminare e l’altra già approdata a rinvio a giudizio per vicende di corruzione, associazione a delinquere, finanziamento illecito, tangenti provenienti, secondo l’accusa dalla famiglia Angelucci, dai re delle cliniche editori di Libero e del Riformista a spese dei contribuenti ovviamente.
Poi ci sono altri due Ministri che sono addirittura pregiudicati Maroni lo sappiamo tutti, la leggendaria condanna per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per avere picchiato dei poliziotti durante la perquisizione a Via Bellerio e Bossi pregiudicato sia per la maxi tangente Enimont, 200 milioni da Carlo Sama e poi finanziamento illecito e poi per istigazione a delinquere per avere detto che bisognava andare a prendere quelli di Alleanza Nazionale casa per casa e fare giustizia e poi altre cose minori come le indagini di Verona sulla costituzione di una banda armata come le Camicie Verdi.
Poi abbiamo i sottosegretari Gianni Letta indagato, salvo notizie contrarie che finora non sono arrivate, però a Lagonegro per lo scandalo degli appalti per il catering dei centri di raccolta per profughi stranieri, Bertolaso indagato per corruzione nello scandalo della protezione civile e degli appalti del G8, Brancher imputato a Milano per i soldi, circa 300 mila Euro che gli avrebbe dato Fiorani per costruire una lobby favorevole al Governatore Fazio e a tutti i furbetti del quartierino, Cosentino e basta la parola, c’è un mandato di cattura che pende sul suo capo ormai da 8/9 mesi per concorso esterno in associazione camorristica, 8 collaboratori del clan dei Casalesi lo indicano come il referente politico di Gomorra.
Il viceMinistro della Giustizia Caliendo, anche lui indagato per la storia della P3, non a caso relatore della norma sulle intercettazioni telefoniche, ex magistrato, anzi forse magistrato in aspettativa, questo meraviglioso governo gode della fiducia e l’ha già ottenuta una trentina di volte in due anni, di un Parlamento che gli somiglia perché il Parlamento italiano conta 24 pregiudicati, salvo errori o omissioni e 90 tra imputati, condannati in primo e secondo grado, prescritti etc..
Anche al Parlamento europeo abbiamo un’eccellente rappresentanza perché abbiamo pregiudicati per finanziamento illecito come Patriciello, di nuovo imputato per storie di malaffare in Molise, Borghezio condannato definitivamente per incendio doloso e Bonsignore condannato per tentata corruzione e poi abbiamo indagati tipo Mastella per quelle belle cose che faceva insieme alla moglie nella sanità e nei posti pubblici della Campania.
Molti sindaci anche sono indagati è il federalismo penale, molti sindaci e molti governatori, la Moratti è indagata per abuso d’ufficio per le consulenze facili concesse al Comune di Milano, è indagata per lo smog e per lo smog a Milano è indagato anche il governatore Formigoni, poi ci sono i sindaci leghisti condannati per razzismo come Tosi definitivamente e Gentilini in primo grado, poi c’è il Sindaco di Salerno, De Luca, ha una sfilza di pendenze, è stato salvato dalla prescrizione nel processo per smaltimento abusivo di rifiuti dopo avere promesso solennemente in cambio della sua candidatura a governatore della Campania che avrebbe rinunciato alla prescrizione, l’ha incassata questa estate e l’ha portata a casa in appello, in primo grado era stato condannato e poi è ancora imputato in due dibattimenti per associazione per delinquere, concussione, truffa, falso e altre simpatiche accuse.
Poi c’è Cammarata Diego, il sindaco di Palermo di nuovo piena di immondizia da fare schifo, Cammarata è indagato per abuso d’ufficio. Poi ci sono i governatori, ne abbiamo 6 su 20 indagati, quindi una bella media anche tra di loro, Formigoni l’ho detto, poi c’è Raffaele Lombardo il governatore della Sicilia che è indagato per mafia a Catania e per abuso d’ufficio, poi per avere messo in piedi un ufficio stampa che sembra l’esercito americano tanto è nutrito, tanto paghiamo noi! Scopelliti, il neogovernatore della Calabria era già imputato prima di essere eletto per omissione in atti di ufficio e recentemente è stato beccato a cena con un boss della’‘ ndrangheta . Poi c’è De Filippo il governatore della Basilicata che è ancora indagato per favoreggiamento in un’indagine aperta a Potenza da Woodcock, poi c’è Iorio il governatore del Molise che è indagato per concussione e abuso, poi ci sono gli ex governatori e qui non finiremmo più, abbiamo Del Turco imputato per corruzione in udienza preliminare, abbiamo Cuffaro condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento mafioso e adesso è di nuovo udienza preliminare per l’altro processo per concorso esterno in associazione mafiosa, dove i PM hanno addirittura chiesto di condannarlo a 10 anni.


Politica, economia, giornalismo e Chiesa nel Paese di Berlusconi (espandi | comprimi)
I vertici della protezione civile sappiamo come sono messi, sono tutti tra l’ora d’aria e i domiciliari, c’è pure un cardinale indagato, il Cardinale Sepe, Vescovo di Napoli che era il capo della propaganda Fide e gestiva il patrimonio immobiliare sterminato del Vaticano, non tanto per raccogliere soldi per i poveri e le missioni, quanto per fare ogni tanto anche qualche favore a gente tipo Lunardi, Bertolaso, Bruno Vespa è un suo inquilino affezionatissimo.
E abbiamo anche insigni gentiluomini di Sua Santità come Balducci arrestati e indagati, per i monarchici abbiamo l’erede al trono imputato, Vittorio Emanuele si era detto: ah l'hanno arrestato quei pazzi Woodcock, quelli Potenza, finirà tutto nel nulla, l'inchiesta è passata a Roma e persino Roma, la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata a vari traffici nel mondo del slot machine, proprio una cosa da principe!
I Presidenti emeriti della Cassazione ne abbiamo due che sono uno meglio dell’altro, uno era Mirabelli quello che telefonava con Pasqualino Lombardi, quello della P3 e l’altro è Antonio Baldassarre che qualche anno fa ha capeggiato una cordata per prendere Alitalia e poi si è scoperto che era una cordata di cartapesta, infatti è indagato per millantato credito.
Governatore della Banca d’Italia, quello attuale non ha problemi, il suo predecessori, Fazio è sotto processo per aggiotaggio delle scalate bancarie sia nel caso Unipol, sia nel caso Fiorani Antonveneta, il Gota di Confindustria è una meraviglia a cominciare dalla Presidente Marcegaglia, la cui ditta di famiglia, quella fondata dal famoso Steno Marcegaglia ha patteggiato come azienda per corruzione nello scandalo dell’Enel power a Milano e per di più il padre è stato di nuovo indagato di recente per smaltimento illegale di rifiuti tossici.
Poi c’è il gruppo FIAT – Agnelli che è sotto processo con i suoi supermanager Grande Stevens e Gabetti a Torino per lo scandalo dell’equity swap, anche lì sono reati finanziari ai danni della borsa, dei risparmiatori, la Telecom di Tronchetti è nei guai sempre di più per lo scandalo della security e dello spionaggio di Tavaroli e poi abbiamo grandi ditte, il riciclaggio miliardario di Fastweb, quello di Finmeccanica, la Parmalat, che ancora è sotto processo insieme a una serie di banche italiane e americano che hanno contribuito al crac, l’Unipol, l’Impregilo , pensate lo scandalo dei rifiuti che coinvolge oltre all’Impregilo anche un altro ex governatore celeberrimo, Bassolino, ce lo eravamo dimenticato, abbiamo Ligresti che passa da condanne a indagini in continuazione, abbiamo Geronzi che ha ancora un bel po’ di processi sia per gli scandali della Cirio, sia della Parmalat, abbiamo le forze dell’ ordine e i servizi di sicurezza in grande spolvero, il Sismi di Pollaro e Pompa è sotto processo a Perugia per i dossier illegali accumulati in quell’ufficietto riservato di Via Nazionale a Roma, il Dis (Centro di coordinamento di tutti i servizi segreti capeggiato da Gianni De Gennaro che è stato appena condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza di un funzionario di polizia che doveva stare zitto, coprire le responsabilità dei vertici della Polizia Municipale nel G8 di Genova del 2001 e per quei pestaggi, per quelle sevizie tra torture alla Diaz e torture alla caserma di Bolzaneto abbiamo ben 73 tra dirigenti e agenti di polizia condannati già in appello, nessuno di questi è stato rimosso, nessuno! Chi vogliono rimuovere? Giocacchino Genchi, quello collabora con le procure, mica va a massacrare la gente in giro, quello sì, è stato sospeso e adesso lo vogliono destituire, è già stato sospeso e lo vogliono destituire.
Poi abbiamo l’ex comandante della Guardia di Finanza, il Generale Roberto Speciale condannato in appello per peculato perché si faceva portare le spigole fresche quando andava in alta montagna, arrivava proprio una spigola aviotrasportata a spese nostre, 18 mesi di reclusione in appello, il Comandante in capo attuale del Ros dei Carabinieri, il Generale Ganzer è stato condannato a 14 anni in primo grado dal Tribunale di Milano per traffico internazionale di droga e anche lui gode della fiducia del governo e del Parlamento e ci mancherebbe, con il governo e il Parlamento che abbiamo volete che non abbiano fiducia di uno condannato in primo grado a 14 anni per traffico di droga, ma è un Marocchino che spaccia erba agli un angoli delle strade, è uno serio, è uno che si è beccato 14 anni in primo grado, massima fiducia, rimane al suo posto, combatte la droga con una condanna per traffico di droga.
Il Ros ha una grossa tradizione, perché l’ex capo del Ros, il Generale Mori è imputato insieme al suo braccio destro il Colonnello Obinu per avere mancato o forse per non avere voluto catturare Provenzano nel 1995, quando ce l’avevano lì pronto in un casolare di Mezzojuso e averlo lasciato scorrazzare per un’altra decina di anni, sapete che Provenzano con il suo Maggiolone verde andava addirittura a trovare Vito Ciancimino a Roma e Ciancimino era agli arresti domiciliari, ma quando arrivava Provenzano si voltavano tutti dall’altra parte.
Infine ci siamo noi, che non commettiamo reati e che dovremmo cominciare a domandarci dove abbiamo sbagliato, perché o abbiamo sbagliato noi o hanno sbagliato loro, il problema è che ci sono molte persone oneste che non commettono reati che poi al momento di andare a votare continuano a votare per i ladri, forse sarebbe il caso di smettere, visto che come dimostrano i dati dell’economia che sono sempre peggiori rispetto a quelli del giorno precedente.



Questo sistema fondato sul malaffare, sul crimine del potere, sulla corruzione e su tutti i contorni, non ci conviene proprio dal punto di vista economico e quindi se conoscete qualcuno che vota per dei ladri, ditegli di smettere, passate parola!





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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
17 Ago 2010

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