PASSAPAROLA:PUNTATA DEL 1° GIUGNO 2009
Testo:
"Buongiorno a tutti, la settimana scorsa si è celebrato a Palermo
l’anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992), solita sfilata
di politici, c’era persino Schifani, c’era persino il Ministro Alfano,
tutti impegnati a parole, a cominciare dal capo dello Stato, a non
abbassare la guardia, a promettere lotta dura senza paura a Cosa
Nostra. Curiosamente qualche giorno prima due giornali, La Stampa e Il
Corriere, avevano riportato le dichiarazioni di Giovanni Brusca, che è
l’uomo che azionò il telecomando nella strage di Capaci che poi
confessò, che poi aiutò i magistrati a scoprire i responsabili diretti
e mandanti diretti di quella strage insieme a altri pentiti. Quindi è
stato sempre ritenuto estremamente credibile sulle vicende di mafia.
Brusca è stato sentito nel processo a carico del generale Mori e di un
suo collaboratore, il maggiore Obinu, per la storia che conoscete
perché l’abbiamo già raccontata in passaparola, la storia della mancata
cattura di Provenzano nel 1995, cioè 11 anni prima di quando poi
Provenzano fu catturato. Lasciamo perdere quella storia, Brusca viene
sentito in quel processo dove si parla naturalmente delle trattative
tra esponenti dello Stato e della politica e esponenti della mafia
negli anni delle stragi, cioè dopo Capaci, prima di via d’Amelio, dopo
via d’Amelio e nel periodo poi delle stragi del 93 a Milano, Firenze e
Roma.
E Brusca ha detto una cosa nuova rispetto a quello che aveva sempre
detto e cioè che intanto gli risulta che ci fossero esponenti dello
Stato italiano che trattavano con la mafia dopo la strage di Capaci e
anche dopo la strage di via d’Amelio, ma che una trattativa avviata
dopo la strage di Capaci e prima di via d’Amelio, quindi in quei 56
giorni che separano il 23 maggio dal 19 luglio, fu portata avanti da un
uomo politico, da un uomo delle istituzioni, all’epoca c’era
nell’estate del 92 il governo Amato che era appena nato, da un uomo
politico al quale lui aveva sempre detto di essere giunto, per
identificarlo e per individuarlo, tramite sue deduzioni. Invece nel
processo ha detto che quel nome glielo fece esplicitamente il capo
della mafia dell’epoca Toto Riina, dice testualmente Brusca “Riina mi
fece il nome dell’uomo delle istituzioni con il quale venne avviata,
attraverso uomini delle forze dell’ ordine, la trattativa con Cosa
Nostra dopo la strage di Capaci”. Gli uomini delle forze dell’ ordine
sono presumibilmente il generale Mori e il capitano Dedonno che
avviarono, tramite Ciancimino, la trattativa con Riina e Provenzano che
poi finì il 15 gennaio 93 quando Riina fu arrestato e chi è questo uomo
politico? Anzi delle istituzioni? Delle istituzioni vuole dire che era
un membro del governo o comunque un rappresentante delle istituzioni
nell’estate del 92.
Brusca si avvale della facoltà di non rispondere sostenendo che su
questo nome è in corso una indagine nuova, perché nessuno ne ha mai
parlato e saputo nulla, alla Procura di Caltanissetta che è competente
sulle indagini per i mandanti come per gli esecutori delle stragi
avvenute a Palermo a carico di magistrati, per questa ragione se ne
occupa Caltanissetta.
È piuttosto interessante che l’uomo che aziona materialmente l’ordigno
che fa esplodere l’autostrada con Falcone, la moglie e gli uomini della
scorta dentro alle macchine riveli in un pubblico dibattimento che il
capo della mafia che gli aveva dato l’ordine di eseguire la strage di
Capaci gli aveva anche detto dopo la strage di Capaci che si era
avviata una trattativa con gli uomini delle forze dell’ ordine, ma per
ordine di un esponente delle istituzioni più alto in grado rispetto a
questi ufficiali dei Carabinieri.
Curiosamente questa domanda rimane con un bel punto interrogativo
perché Brusca in questo momento non lo dice, ma immediatamente si è
fatto silenzio su questo interrogativo, nessuno ci ha fatto
trasmissioni televisive, nessuno ha avviato dibattiti, nessuno è andato
a vedere chi potrebbe essere questo uomo politico, ripeto non stiamo
ancora parlando della Seconda Repubblica e quindi non stiamo ancora
parlando della pista che poi è stata archiviata durante la quale per un
certo periodo erano stati indagati anche Berlusconi e Dell'Utri, stiamo
parlando dell’ultimo governo della Prima Repubblica e cioè del governo
Amato, a cui seguì poi il governo tecnico di Ciampi.
È interessante in quelle istituzioni Brusca dice c’è l’uomo che
autorizzò quelle trattative all’indomani all’eccidio sull’autostrada di
Capaci. È curioso che in questo paese dove si fa sempre scandalo su
tutto anche sulle sciocchezze l’individuazione di questo uomo non sia
stata oggetto di articoli di approfondimento, di trasmissioni
televisive o forse non è affatto curioso. Ed è curioso, o forse non è
affatto curioso, che nelle celebrazioni avvenute due giorni dopo a
Palermo per la strage di Capaci nessuno di quelli che si sono alternati
sui palchi a fare retorica antimafia abbia detto “vogliamo sapere il
nome dell’uomo delle istituzioni che autorizzò la trattativa di questi
ufficiali del Ros dei Carabinieri con la mafia, cioè lo Stato che
tratta con la mafia all’indomani della strage”. Lo Stato che come al
solito in pubblico si presenta con la faccia antimafia e in privato
tratta con la mafia, il famoso doppio Stato, quello che non piace a
certi giornalisti e a certe alte istituzioni di oggi, ma anche di
questo ci siamo occupati recentemente.
Tenete presente dunque che c’è un nome di un esponente della Prima
Repubblica e chi lo sa, visto che tanti della Prima Repubblica sono
transitati immediatamente nella Seconda, se non sia ancora presente
nelle istituzioni della Seconda, lo vedremo prossimamente quando si
saprà qualcosa di più di queste indagini di Caltanissetta, c’è un
signore che sa che Brusca sa. E nessuno pone nessuna domanda su chi
sia, su che cosa faccia e soprattutto su che cosa abbia fatto.
Questa è una occasione forse per fare un po’ il punto sulla lotta alla
mafia, vi dico soltanto una cosa incidentalmente, tenete a portata di
mano una penna e un foglietto di carta perché poi alla fine del
passaparola vi chiederò di segnarvi un indirizzo mail ma ci arriviamo.
Questo politico, pare, abbia ricevuto anche lui, così come il figlio di
Ciancimino dice lo abbia ricevuto anche il generale Mori, il famoso
papello che Riina consegnava ai trattativisti dello Stato per dire
queste sono le nostre condizioni per interrompere la strategia delle
stragi. E se è vero quello che dice Brusca è curioso perché chiunque
esso sia questo uomo delle istituzioni non è mai venuto fuori, non ha
mai detto sì sono io, non ha mai detto “ecco qua il papello che ho
ricevuto”, evidentemente l’ha tenuto in qualche cassaforte a doppia
mandata.
L’altra sera, fingendo di celebrare l’anniversario della morte di
Falcone e Borsellino, Matrix ha messo in piedi la solita trasmissione
dell’antimafia dei pupi e delle fiction dove naturalmente si faceva
grande retorica, i cento passi, il film di Peppino Impastato, i film su
Riina, i film su Falcone, i film su Borsellino, il procuratore Grasso
con il libro da presentare, l’ex procuratore Aiala con il libro da
presentare. A un certo punto in questo idillio dove non si facevano
nomi di politici – per carità – questo idillio viene rotto da un
magistrato collegato da Palermo, Gaetano Paci, Gaetano Paci che sta tra
l’altro seguendo insieme a un’altra magistrata, Anna Maria Picozzi, il
processo Addio pizzo, processo nel quale il comune di Palermo aveva
annunciato di costituirsi Parte Civile e poi il giorno della
costituzione si era dimenticato di costituirsi Parte Civile e poi ha
avuto i tempi supplementari per farlo, perché altrimenti sarebbe
rimasto escluso. Bene, Gaetano Paci, Presidente di una fondazione che
ricorda le stragi, ha interrotto l’idillio dei presenti in studio e ha
detto “vorrei dire una cosa, un anno fa si sentì dire che Vittorio
Mangano era un eroe” sapete chi lo ha detto, lo ha detto l’editore di
Canale 5 su cui andava in onda il Matrix di Alessio Vinci per la strage
di Capaci. Dice Gaetano Paci “volevo fare presente che Vittorio Mangano
non era un eroe, gli eroi sono Falcone e Borsellino e Vittorio Mangano
era un mafioso sanguinario condannato per traffico di droga, per mafia
e poi in primo grado per tre omicidi, all’ergastolo, ergastolo che poi
non divenne definitivo anche perché Mangano morì prima che si arrivasse
alla fase di appello”.
Chi di voi ha visto quella scena ha visto il gelo che in quel momento
si è dipinto sul volto degli ospiti, tutti impietriti perché? Perché si
stava parlando di corda in casa dell’impiccato, si stava parlando
dell’amichetto di Berlusconi nella televisione di Berlusconi in una
trasmissione che avrebbe dovuto occuparsi di mafia ma che naturalmente
aveva tenuto fuori tutti i rapporti che la mafia ha al di sopra del suo
livello militare. Questi si sono detti “oddio adesso questo magistrato
dirà anche il nome di Berlusconi che si è tenuto Mangano in casa per
due anni!” invece chiunque volesse intendere ha inteso e chiunque
volesse vedere in quelle facce impietrite ha potuto vedere, Vinci
naturalmente cuor di leone ha immediatamente mandato un servizio sui
cento passi e su Peppino Impastato, in modo da tornare all’antimafia
delle figurine e con ciò non voglio minimamente sminuire la figura di
Peppino Impastato intendiamoci. È semplicemente che la creazione di
queste icone dell’antimafia come Impastato, Falcone e Borsellino
diventa spesso un alibi per fermarsi lì e non andare ai livelli
superiori, al famoso doppio Stato che tanto poco piace a certi
giornalisti e a certe alte cariche dello Stato.
Non mi risulta che la Commissione parlamentare antimafia abbia avviato
accertamenti sulle dichiarazioni di Brusca, come non mi risulta che ci
sia una grande mobilitazione, eppure quella era l’occasione le
celebrazioni per la strage di Capaci, rispetto a una denuncia
drammatica fatta dal procuratore aggiunto di Palermo Roberto
Scarpinato, coordinatore del pool che si occupa dei reati finanziari
legati alla mafia, il quale ha detto a Il Sole 24 ore anche lui alla
vigilia delle celebrazioni per il 23 maggio, che il governo nelle
persone del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’economia,
Ministeri retti da Angelino Alfano presente alle celebrazioni e dal
Ministro Tremonti, avevano deciso di togliere, per motivi burocratici
chissà quali, l’accesso alla Procura di Palermo e a tutte le procure
all’anagrafe dei conti correnti bancari, prima le procure avevano la
password e poi gliela hanno tolta, non possono più entrate nella
anagrafe dei conti correnti bancari e naturalmente entrare in questa
anagrafe significa riuscire a recuperare enormi patrimoni di mafiosi, a
dare nomi e cognomi agli intestatari di questi patrimoni per
poterglieli portare via.
Casualmente è sparita la password e quindi i magistrati sono disarmati
sul fronte della lotta ai patrimoni mafiosi e al riciclaggio,
naturalmente per pura coincidenza questa denuncia è arrivata nel giorno
dell’anniversario della strage di Capaci e nessuno ne ha parlato,
proprio perché non si può andare al di là del teatrino dei pupi.
L’altra sera a Anno Zero abbiamo raccontato a quali livelli sono
arrivate le infiltrazioni mafiose nel nord, abbiamo raccontato le
possibili penetrazioni della mafia che sicuramente insieme alla
‘ndrangheta e alla camorra si avventerà su quei 15 miliardi di Euro che
arriveranno per l'Expo a Milano e dintorni, Letizia Moratti ha risposto
come rispondevano i sindaci di Palermo negli anni 50/60/70 e cioè “non
bisogna infangare il buon nome della Sicilia parlando di mafia” e lei
ha detto “non bisogna infangare il buon nome di Milano parlando di
mafia”. Il giorno prima c’era stato un delitto mafioso proprio alle
porte di Milano e il Consiglio Comunale di Milano aveva pensato bene di
bocciare, di chiudere appena aperta la Commissione consiliare
antimafia, anche lì per motivi burocratici o forse per non infangare il
buon nome di Milano perché infangare il buon nome di Milano non
significa aprire Milano alle infiltrazioni mafiose ma, nell’ottica di
questa signora , significa parlare delle infiltrazioni e evidentemente
combatterle. Chi di voi vuole un esempio di quello che sta succedendo
in Lombardia con la mafia in grande spolvero può leggere una intervista
a un giovane regista e attore del lodigiano pubblicata questa settimana
da L’Espresso. È un ragazzo che praticamente vive sotto scorta da
qualche mese perché ha osato mettere in scena uno spettacolo sui
pizzini di Provenzano, uno spettacolo satirico e evidentemente mettere
in scena uno spettacolo satirico sui pizzini di Provenzano a Lodi, è
altrettanto pericoloso come farlo a Corleone. Tant’è che questo ragazzo
ha avuto le gomme della macchina tagliate, ha avuto delle bare
disegnate sulla porta di casa e adesso vive sotto scorta: a Lodi, non a
Corleone!
Ma non bisogna parlarne perché altrimenti poi oltre a infangare il buon
nome di Milano si infanga anche il buon nome di Lodi e non sia mai:
lodi a Lodi bisognerebbe dire così!
Un’altra notizia scomparsa, questa veramente non l’ha data nessuno,
riguarda una indagine aperta dalla Procura di Palermo e che ha portato
addirittura l’altro giorno a una raffica di arresti (una ventina) di
persone, diciamo manovalanza, capetti e capoccia della mafia che si
dedicavano naturalmente alle loro attività preferite: da un lato il
pizzo, dall’altro il sostegno ai detenuti mafiosi perché non parlino e
dall’altro ancora alla compravendita di voti con politici. Abbiamo
sfiorato l’argomento nel passaparola della settimana scorsa quando
abbiamo parlato dell’assessore regionale Antonello Antinoro, candidato
dell’Udc alle europee, assessore regionale alla cultura nella giunta
Lombardo, il quale è indagato per voto di scambio mafioso in quanto
avrebbe comprato, secondo l’accusa, proprio in cambio di soldi i voti o
una parte dei voti ottenuti per essere eletto. Adesso lo mandiamo al
Parlamento europeo: Udc.
In questa operazione c’è ovviamente un voluminosissimo ordine di
custodia per questi mafiosi e tra i tanti che vengono catturati per il
416 bis, cioè per associazione a delinquere di stampo mafioso, per
partecipazione e non per concorso esterno, sono proprio mafiosi membri
interni, si leggono alcune intercettazioni telefoniche che ne
riguardano due, uno si chiama Antonino Caruso, è stato arrestato perché
è accusato di essere un membro del clan mafioso dell’Arenella a
Palermo, di essere in affari illeciti con il clan del quartiere di
Resottana, impegnatissimo nel pizzo e cioè nelle estorsioni, nel
sostegno ai detenuti mafiosi e nel voto di scambio.
Questo signore dentro la sua macchina non sapendo che c’è una cimice
nascosta sotto il sedile, il 4 novembre 2007 – stiamo parlando di un
anno e mezzo fa, roba freschissima – parla, ripeto dentro la sua
autovettura, con un certo Letterio Ruvolo che è il suo braccio destra e
anche lui membro, così dice l’accusa, del clan della Arenella molto
esperto nella riscossione del pizzo. I due parlano di tante cose e
parlano anche di politica, è il 4 novembre 2007, cosa succede il 4
novembre 2007? Siamo ancora sotto il governo Prodi che sta per cadere
nel gennaio poi del 2008, “il Caruso - scrive il giudice
nell’ordinanza di custodia - iniziava l’esposizione del problema – è un
problema che riguardava la famiglia mafiosa – a un certo punto il
Ruvolo – cioè il suo braccio destro – lo interrompeva per impartire un
ordine perentorio, ovvero di non pronunciare mai il nominativo di
Dell'Utri, bisogna proteggere Dell'Utri”, non bisogna mai nominarlo
nelle conversazioni perché c’è il rischio di essere intercettati e
questi non sapevano che erano intercettati nel momento in cui
progettavano di non nominarlo per non essere intercettati e quindi ce
l’hanno ficcato dentro anche senza volerlo e questo naturalmente è
molto interessante, perché è una intercettazione assolutamente
spontanea.
Caruso dice “allora Tonino si è perso in un bicchiere d’acqua, ieri
sera d’istante non li ha voluti mortificare” stanno parlando dei fatti
loro e Ruvolo dice “no no niente quello che ti voglio dire pure a te –
quindi sta passando la voce a tutti – il nome di là non lo dobbiamo
nominare” che cos’è il nome di là? L’altro dice “qual è?” e l’altro
dice “Dell'Utri, capisti!” è evidente che stavano già parlandone prima
da un’altra parte non intercettati e infatti dice “il nome di là” e
infatti lui gli vuole dire noi non dobbiamo parlare più. “Dell'Utri,
capisti!” e Caruso dice “no” e allora Ettore Ruvolo gli dice
“completamente non deve esistere, non deve esistere, Ni’ – cioè Nino –
non deve esistere”.
Caruso poi va e dice “noi siamo portati che abbiamo e ci dobbiamo
capire, abbiamo un governo regionale e un governo nazionale, basta. Noi
qui siamo, ha a che fare con il governo regionale, hai capito. Il
governo regionale è qua, il governo nazionale è là, ma lui dice guarda
me governo nazionale, Talia – cioè guarda – puoi essere tu il governo
nazionale, io quello non si sa. E l’altro cioè Ettore gli dice me ne
sono andato io, quel nome non deve esistere completamente, l’ordine
scrivono i giudici di non nominare mai Dell'Utri era riferito
evidentemente a un precedente dialogo afferente a un argomento
riguardante la sfera politica, infatti Caruso poi dice non esiste non
esiste e vanno avanti. Insomma di Dell'Utri non si deve parlare più,
perché? Perché già se ne è parlato troppo in tante conversazioni che
poi sono confluite nelle intercettazioni acquisite agli atti del
processo Dell'Utri che hanno portato questo sant’uomo a una condanna a
nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e
come vedete Dell'Utri è sempre in cima ai pensieri di questi mafiosi,
tant’è che o per parlarne o per dire di non parlarne ce l’hanno sempre
presente davanti agli occhi come un santino.
Non mi pare che questa notizia l’abbiate letta da qualche parte, non mi
pare nemmeno che durante le celebrazioni per il 23 maggio qualcuno
abbia detto ai compagni di partito di Dell'Utri se avessero qualche
dichiarazione da fare, qualcosa da dire, non so per esempio il
Presidente del Senato così proiettato verso la lotta alla mafia, almeno
a parole, per non parlare del Ministro Alfano che è proprio una specie
di scalmanato dell’antimafia, perlomeno naturalmente a parole.
E poi vedete come a furia di fare scomparire i fatti poi ci si riduce a
fare celebrazioni oleografiche, celebrazioni retoriche, declamazioni
che poi non vanno nel profondo, pensate se dovesse mai succedere che si
presenta una volta uno il 23 maggio in piazza e invece di fare le
solite giaculatorie, l’amico Giovanni, l’amico Paolo, non abbassiamo la
guardia, il bacio alla vedova, il bacio all’orfano etc. dicesse “io
voglio sapere chi è l’uomo delle istituzioni che all’epoca del governo
Amato avviò la trattativa tra lo Stato e la mafia, ricevette il
papello, autorizzò i Carabinieri a andare a negoziare con un mafioso
come Ciancimino, cioè con coloro che avevano appena fatto ammazzare
Falcone”. Pensate che rivoluzione? Purtroppo dal 92 sono passati 17
anni, sarà perché il 17 porta sfiga, ma nemmeno quest’anno abbiamo
avuto la fortuna di sentirne uno solo che facesse questo discorso o che
magari sventolasse questa telefonata di due mafiosi che parlano di
Dell'Utri e anzi dicono di non parlare di Dell'Utri, per dire ma
possibile che noi ci teniamo in Parlamento uno così? O magari
aggiungano che nella Giunta Regionale, quel giorno era ancora piedi
Lombardo non l’aveva ancora sciolta, sedeva un altro indagato per
compravendita di voti con i mafiosi e prossimamente spedito in
Parlamento europeo.
Vi ho detto prima di tenere a portata una biro e un foglio di carta
perché devo darvi una notizia che mi auguro molti di voi gradiranno, è
una notizia che riguarda un nuovo giornale, un nuovo giornale che
faremo on line e faremo su carta e che dovrebbe essere pronto noi
confidiamo a settembre, dovrebbe chiamarsi il Fatto, il Fatto nuovo, il
Fatto quotidiano, adesso stiamo decidendo la testata ma comunque il
fatto sarà centrale perché lo vogliamo dedicare a un grande come Enzo
Biagi. Sarà diretto da Antonio Padellaro e sarà scritto da una piccola
e agguerrita redazione di giovani appena usciti dalle scuole di
giornalismo, gente che vuole fare con grande entusiasmo questo lavoro e
poi avrà dei collaboratori, per esempio ci sarò pure io, ma ci saranno
tanti altri che in questi anni avete imparato a conoscere nelle
battaglie per la libertà di informazione contro questo regime
berlusconiano e contro questa opposizione tra l’inesistente e il
complice, decidete voi.
Non è un giornale di partito, non è un giornale di Stato, è un giornale
che non ha padroni, è un giornale che non ha un editore, è un giornale
molto strano per molti motivi, intanto quello di non avere un padrone
ma di avere una società editoriale nella quale ci siamo messi in gioco
e abbiamo investito anche qualche soldo noi che lo scriveremo, una
società che non ha una figura dominante che ha diversi azionisti con
piccole quote, chi lo vorrà diventare naturalmente lo potrà fare. E
quindi questa è la prima anomalia.
La seconda anomalia è che sarà un giornale che dà le notizie, a
cominciare dalle notizie che gli altri giornali non danno, le analisi
che gli altri non fanno, tratterà gli argomenti che gli altri non
trattano, insomma cercherà di riempire quel grande vuoto che molti di
noi, e spero anche molti di voi, avvertono da diversi anni nel mondo
dell’informazione ufficiale.
Non chiederà soldi pubblici e quindi non farà finta di essere organo di
un partito o di un finto partito per acchiappare denaro pubblico,
abbiamo fatto il V-day per denunciare quello sconcio e quindi mai ci
saremmo sognati di ricorrere a un escamotage come quello, altra
anomalia è un giornale che crede nel libero mercato, quello vero però
non quello finto che abbiamo in Italia e anche in altri paesi
dell’occidente. Cioè il libero mercato in questo senso, se ci sono dei
lettori interessati a questo giornale noi questo giornale cercheremo di
farlo, anzi siamo ormai sicuri di farlo, con le nostre forze, se non ci
saranno lettori interessati a questo giornale noi il giornale non lo
faremo, se ci sarà domanda ci sarà anche offerta, ecco noi mettiamo
l’offerta, la domanda dipende naturalmente da tutti voi e da tutti
quelli che voi conoscete.
Abbiamo deciso di fare così, come si fa a sapere se ci sono i lettori
prima che esca il giornale? Abbiamo deciso di lanciare una grande
campagna abbonamenti, grande nel senso che cercheremo di occupare tutta
la rete perché non abbiamo i mezzi per fare spot televisivi o per
comprare spazi sui giornali e quindi in rete sui social network, sui
blog, a cominciare da Voglio Scendere, da oggi il blog di Beppe e
tutti i blog e i siti amici e chiunque di voi abbia blog o abbia pagine
su Face Book è invitato naturalmente a passare parola anche su questo,
una campagna abbonamenti preventiva per sapere chi si vuole prenotare
per questo abbonamento o addirittura chi lo vuole sottoscrivere sulla
fiducia, nel qual caso naturalmente faremo dei prezzi superscontati
per chi lo vuole acquisire prima fidandosi di noi. Chi invece lo vuole
sottoscrivere l’abbonamento quando uscirà il giornale è ovvio che la
tariffa sarà un’altra e sarà quella più o meno relativa al costo di un
giornale.
Come fare per prenotarsi o per informarsi o per abbonarsi? Avevamo
messo in piedi un service con un numero di telefono e un fax ma appena
abbiamo annunciato la campagna abbonamenti il telefono e il fax sono
andati in tilt, perché il service non era preparato a questa ondata di
entusiasmo e quindi per il momento vi darei una mail che vi prego di
segnare, la mail è dettofatto@ilfatto.info , vi do anche i numeri di
telefono ma sarà difficile trovarli liberi, tra qualche giorno li
troverete liberi perché metteremo in piedi proprio un call-center che
non vi facciano attendere in linea e quindi se volete segnare c’è anche
lo ![]()

![]()
![]()

![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
02-66506795
e un fax 02-66505712. Se raggiungeremo un certo numero di abbonamenti,
vi dico soltanto che nella prima giornata quando abbiamo dato
l’annuncio abbiamo già avuto oltre 2.500 prenotazioni e quindi adesso
nel week-end non lo sappiamo ma lo sapremo di nuovo da questa sera e da
domani e vi terremo informati. Vi terremo informati anche su una pagina
apposita che apriremo sul blog Voglio scendere che si chiamerà
l’antefatto e sarà un po’ l’antipasto sul quale ogni giorno daremo
delle informazioni su come sta andando la campagna abbonamenti, su
quali saranno i collaboratori del giornale, cominceremo anche a dare
delle notizie, dei commenti e delle analisi sulle notizie del giorno in
modo da coprire l’estate e così da fare capire che genere di
informazione vogliamo fare, una informazione molto interattiva per cui
potrete anche ovviamente farla voi e segnalarla voi.
Il giornale uscirà su carta e uscirà anche su web, su web sarà gratuito
naturalmente mentre su carta costerà l’Euro e venti che costano ormai i
giornali, niente se volete prenotarvi per l’abbonamento o addirittura
per diventare soci utilizzate quella mail oppure quei numeri di
telefono che vi ho dato e passate parola a tutti quanti. Grazie."
Sindicazione




09.07.10 @ 17:53:06
da franco
Al seguente link , potrete visualizzare ...
21.04.10 @ 12:29:37
da uniroma.tv
ITALIA MIA E UNITA …un mito ...
02.12.09 @ 12:23:08
da Maurizio Spagna
"SOS ABRUZZO IL CONCERTO il 13 ...
02.06.09 @ 13:03:24
da anime libere
Condivido in pieno, purtroppo in Italia ...
27.04.09 @ 00:42:03
da Flagos