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PARLA MARCO TRAVAGLIO

Parole chiave (tag): "Casa"

Schifani,basta la parola



Testo:

Buongiorno a tutti, torniamo in diretta dopo le vacanze, spero che siano andate bene per tutti quanti voi.
Torniamo a parlare di attualità, in particolare della seconda e terza carica dello Stato, la quarta, il Cavaliere, lasciamola un attimo da parte, perché è interessante vedere le novità che sono emerse sul presidente del Senato e sul presidente della Camera in questo mese in cui non ci siamo parlati in diretta e l'eco che le novità sui presidenti dei due rami del Parlamento hanno avuto presso la pubblica opinione. Cosa è emerso, quanto è grave e quanto se ne è saputo: c'è un'asimmetria totale sulle informazioni a proposito della seconda carica dello Stato, Schifani, e della terza Fini.

Il "caso" Fini (espandi | comprimi)
Fini, alla fine di luglio, è stato di fatto messo alla porta dal partito che aveva cofondato insieme a Berlusconi, è stato di fatto cacciato con una segnalazione ai probi viri del PDL – pare che il PDL abbia addirittura trovato dei viri probi, non si sa bene dove li abbia trovati – questi probi viri rimasti inattivi tutti questi anni, del resto non c'era materia per coinvolgere i probi viri, c'erano solo casi come quelli di Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Brancher, Berlusconi quindi a che servono i probi viri?
Invece, appena Fini ha pronunciato la parola legalità e Granata la parola antimafia, sono stati immediatamente cacciati, perché certe parole non si dicono, non sta bene pronunciare certi vocaboli volgari e inopportuni. Quindi per eccessi di legalità e antimafia, Fini e i suoi fedelissimi, Granata, Briguglio e Bocchino, sono stati messi alla porta. E allora c'è stata la scissione: molti parlamentari, molti più di quelli che Berlusconi si aspettava, hanno seguito Fini. Sono più di trenta alla Camera e una decina al Senato, tanti quanti ne bastano per far perdere la maggioranza a PDL a Montecitorio e, può darsi, se si sganciano ancora un paio di senatori, anche a Palazzo Madama.
Berlusconi, circondato da servi, era stato rassicurato dai suoi servi, i quali non gli dicono la verità ma solo quello che vuole sentirsi dire, gli avevano garantito che intorno a Fini c'erano quattro gatti e quindi potevano essere buttati fuori senza problemi; in realtà i gatti erano 44 e così si è ritrovato praticamente con la maggioranza in crisi, anche se adesso sta cercando, con una bella campagna acquisti in perfetto stile arcoriano, di ricomprarsi qualcuno.
Da quel momento Fini è diventato il personaggio del giorno, è stato oggetto di prime pagine, tutti i giorni, sui giornali di Berlusconi o fiancheggiatori, soprattutto i soliti tre o quattro cioè il Foglio, il Giornale e Panorama e, naturalmente, su Libero che è la fotocopia, il ciclostilato del Giornale, e poi sui telegiornali delle reti Mediaset e sul TG1 del prode Minzolingua, che ha seguito amorevolmente le vicende di Fini e famiglia, in perfetta sintonia con gli house organ della ditta.
Così, per tutta l'estate tutti gli italiani praticamente, almeno una volta, hanno sentito parlare di scandali a proposito di Fini. Qual è lo scandalo? In estrema sintesi, lo scandalo sarebbe questo: Fini convive con la sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani, già fidanzata di Luciano Gaucci, la quale Tulliani ha un fratello che quindi è il quasi cognato di Fini, di fatto il cognato di Fini, che, come la società intestata alla madre della Tulliani ha avuto qualche lavoretto alla Rai e, soprattutto, affitta, non si sa per quale cifra, un alloggio di 65 mq a Montecarlo.
Questo alloggio è il vero centro del cosiddetto caso Fini dell'estate, perché questo alloggio una dozzina di anni fa fu lasciato in eredità ad AN, cioè a Fini, da una nobildonna, la contessa Anna Maria Colleoni, discendente di Bartolomeo Colleoni, il condottiero che la leggenda vuole avesse tre palle e non solo due come noi comuni mortali; ebbene, questa signora dona varie proprietà fra le quali questo alloggetto a Montecarlo ad AN, cioè al partito di Fini.
L'alloggio viene valutato, in quel momento, da esperti a cui viene dato in esame, anche per le sue condizioni che vengono descritte piuttosto fatiscenti, 400-450 milioni di lire, una dozzina di anni fa, ripeto, dopodiché rimane improduttivo, infruttuoso per anni fino a quando, non so se due o tre anni fa, gli amministratori di AN decidono di venderlo a una società estera che ha sede nell'isola di Santa Lucia, ai Caraibi. Questa società lo paga 300.000 euro, quindi l'equivalente di circa 600 milioni di lire, più di quello che era stato valutato. Questa società lo rivende a un'altra società gemella, diciamo, che ha sede anch'essa nelle isole di Santa Lucia e questa società, lo si è scoperto quest'estate, ha affittato questo appartamento a Giancarlo Tulliani, il quasi cognato di Fini.
Immediatamente, la storia ovviamente fa notizia perché c'è il sospetto che Fini abbia dirottato questo appartamento a prezzi di favore tra le mani di suo cognato.
Fini fa un comunicato dicendo di aver saputo che la casa era stata venduta ma di non aver saputo che poi quelli che l'avevano comprata l'avevano affittata a suo cognato, e lì il Giornale, Libero, Panorama e tutta la grancassa si sono scatenati nel tentativo di smentire questa versione di Fini, e finora, devo dire, non ci sono riusciti. Sapete che hanno tentato, addirittura, di farlo con la storia di una cucina Scavolini da 4500 euro che Fini e la Tulliani comprarono in un mobilificio alla periferia di Roma, sull'Aurelia, un posto non proprio da VIP e una cucina non proprio da VIP, 4500 euro.
Cucina che, secondo un supertestimone scovato dai segugi del Giornale, un arredatore che lavorava in questo mobilificio insieme alla moglie, si diceva che fosse destinata a Montecarlo. Questa sarebbe dunque la prova che, se Fini avesse comprato la cucina per la casa di Montecarlo dove abita Tulliani, sapeva benissimo che Tulliani aveva affittato quella casa, e questa sarebbe la prova non che Fini ha rubato, ma almeno che ha mentito, che ha in qualche modo favorito il quasi cognato.
Fini ribatte che la cucina non è a Montecarlo, ma in una casa di Roma; a questo punto sta naturalmente al Giornale e a Libero dimostrare che non è vero, e non ci riescono. Anzi, questo loro supertestimone comincia a balbettare, a dire che non è sicuro, comunque non ci sono carte che dimostrino la spedizione della cucina a Montecarlo; è anche abbastanza improbabile che chi vuole arredare un appartamento a Montecarlo compri una cucina a Roma e poi spenda un sacco di soldi in spedizione. Se uno vuole arredare una casa a Montecarlo, i mobili li compra a Montecarlo o lì vicino, quindi sarebbe anche una cosa abbastanza curiosa. Insomma, il legame tra la cucina e Montecarlo non viene fuori e, anzi, si scopre un elemento piuttosto sospetto: il supertestimone, l'arredatore, dice di avere dato le dimissioni dal mobilificio, lui e la moglie perdendo così il posto di lavoro e due stipendi in una botta sola, per poter finalmente gridare la verità su Fini, che peraltro loro dicono di non conoscere perché sostengono semplicemente di aver sentito dire che la cucina andava a Montecarlo. O siamo di fronte a un eroe, a un temerario, a un martire che si immola col suo posto di lavoro e il suo stipendio al servizio della verità, oppure dobbiamo pensare che sia uno dei tanti supertestimoni, ne abbiamo visti in questi anni, che poi si sono scoperti calunniatori diciamo con la loro bella convenzienza. E voi sapete che l'impero del presidente del Consiglio non ha problemi a sistemare qualcuno dopo che ha reso i giusti servigi. Comunque, in questo caso, non sappiamo cosa ci sia dietro, sappiamo però che quella cucina non si è dimostrato che sia a Montecarlo, anzi Fini farebbe molto bene quando rientra dalle vacanze a spalancare le porte della casa dove è situata questa cucina in modo da sbugiardare, se lo può fare, i giornali che lo hanno attaccato per tutta l'estate.
Resta il fatto, naturalmente, che Fini deve completare la spiegazione: nel comunicato ha dato alcuni elementi, dicendo che al momento possedeva soltanto quelli, si spera che adesso acciuffi il Tulliani, gli faccia sputare tutta la verità su questa storia, e se Tulliani avesse avuto delle condizioni di favore danneggiando così le casse del partito, gli faccia scucire un po' di soldi a titolo di risarcimento perché pare che al Tulliani non manchino i mezzi, visto che è stato fotografato con una Ferrari.
Questo è lo scandalo Fini, naturalmente non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico che balla in tutta questa storia, quindi è un discreto chissenefrega, forse in Scandinavia ci si potrebbe dedicare al ricamo e al merletto e quindi andare a vedere il pelo nell'uovo, perché stiamo parlando davvero di un pelo nell'uovo: è un bene privato che viene venduta a un ente privato. I partiti purtroppo non hanno una configurazione giuridica che consenta di controllare i bilanci, la gestione dei finanziamenti pubblici che ricevono, il partito lo vende a società private, la società privata affitta a un altro privato, quindi non stiamo parlando di denaro pubblico, nulla a che vedere con gli scandali delle banche o delle tangenti, dove appunto ci sono denari pubblici. E nulla a che vedere nemmeno con il caso Scajola, a cui Feltri ha tentato invano di paragonare il caso Fini-Tulliani. Il caso Scajola è un ministro che si fa pagare la casa con 900.000 euro, una casa da 250 mq sul Colosseo, da un costruttore, Anemone, senz'arte né parte, che comincia a vincere appalti su appalti dal governo, dalla Protezione Civile, dal ministero dell'Interno, quindi altroché se ci sono soldi pubblici. Mentre nella trafila dell'alloggio di Montecarlo, finito poi in affitto a Tulliani non c'è nemmeno un euro di denaro pubblico. Ma in ogni caso Fini deve spiegare, perché comunque dobbiamo sapere se è o è stato succube di questo sgomitante Tulliani e dobbiamo sapere come è stato alienato un bene del partito. Se non ha nulla da nascondere, come dice, non avrà problemi a tirar fuori tutti i passaggi e prendere ulteriormente le distanze da questo signorino troppo intraprendente che evidentemente ha speso più di una volta il cognome di Fini approfittando del fatto che si è fidanzato con sua sorella; anche se poi, alla fine, il bottino non è stato granché, stiamo parlando di un appartamentino a Montecarlo e stiamo parlando di un appaltino su Rai2 per una serata, una seconda serata. Voglio dire, visto come vanno le cose in Rai, è proprio anche lì il pelo nell'uovo. Però, ogni spiegazione richiesta va data, soprattutto se, come dice Fini, non si ha nulla da temere.
E questo è quello che è emerso a carico della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Uno di questi giorni mi metterò lì e conterò quante prime pagine di Libero, del Giornale e quanti titoli dei telegiornali pubblici e privati sono stati dedicati a questa solennissima minchiata della cucina e della casa di Montecarlo. Per non parlare del linciaggio che ha subito Elisabetta Tulliani di cui ancora non si è capito quale sia il delitto, se non quello appunto di stare insieme a Gianfranco Fini, a sua volta autore del gravissimo delitto di essersi smarcato da Berlusconi, perché se Fini non si fosse smarcato da Berlusconi e fosse rimasto sotto il suo ombrello protettivo a quest'ora potrebbe andare a rapinare le banche e stuprare le minorenni e nessuno scriverebbe una riga su quello sta facendo il rapinatore e stupratore Fini, anzi ci sarebbero forbiti editoriali di Feltri e Belpietro, i quali sosterrebbero che è cosa buona e giusta stuprare le minorenni e rapinare le banche.


Schifani e l'ombrello del Cavaliere (espandi | comprimi)
Vediamo ora che cosa succede a chi rimane sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere, per esempio la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.
Su Renato Schifani ci siamo intrattenuti più volte, sapete quello che era emerso fino a un mese e mezzo fa, anche perché ero andato a parlarne da Fabio Fazio due anni fa, perché ne avevano scritto Gomez e Lirio Abbate nel loro libro “I Complici”, perché ne aveva scritto Marco Lillo su L'Espresso, perché c'era stato detto che non erano cose gravi, c'era stato detto che non ci sarebbe stato più niente da scoprire su Schifani, quindi bisognava smetterla di parlare di Schifani.
Ricordere l'attacco che io subii dal vicedirettore di Repubblica, il quale mentre io parlavo di Schifani tirò fuori che il problema ero io, perché si diceva che io vado in vacanza a spese della mafia, e dovetti documentare che le vacanze mie me le ero pagate da solo e che non avevo mai conosciuto mafiosi in vita mia. Insomma, lasciamo perdere il pregresso di Schifani: lo conosciamo.
Ci sono novità? Sì, ci sono almeno quattro novità che sono emerse grazie a due organi di stampa, fra i pochissimi liberi in Italia, liberi di parlare della seconda carica dello Stato, sebbene sia protetta dall'ombrello del Cavaliere. Uno è Il Fatto Quotidiano, l'altro è L'Espresso.
Il Fatto Quotidiano, grazie a Marco Lillo, ha scoperto in questo mese di agosto tre fatti piuttosto importanti e gravi.
Il primo: Schifani, oltre a tutto quello che già sapevamo, ha nel suo pedigree tre iscrizioni nel registro degli indagati per associazione mafiosa, non per concorso esterno ma per associazione mafiosa, della procura di Palermo che negli anni l'ha indagato tre volte e lo ha fatto archiviare dal GIP tre volte per decorrenza dei termini delle indagini. Cos'è l'archiviazione? Non è l'assoluzione: l'assoluzione vuol dire che ho accertato che tu sei innocente o che non ci sono le prove che tu sia colpevole. Ho fatto tutto il lavoro, indagine, processo, dibattimento e ho stabilito che tu non sei colpevole. L'archiviazione è un'altra cosa: c'è una notizia di reato, iscrivo la persona che è sospettata di averlo commesso, indago, quando mi scadono le indagini non ho concluso la mia indagine e al momento non ho elementi per chiedere il rinvio a giudizio, allora chiedo al giudice di archiviare. Mettiamo in archivio, facciamo un provvedimento di archiviazione. Vuol dire che se emergono nuovi elementi possiamo riaprire quell'indagine, invece se uno viene assolto per gli stessi fatti per i quali è stato assolto non può più essere reindagato e ripreocessato, si chiama ne bis in idem. Questo è molto importante per capire la differenza. L'archiviazione può essere riaperta in qualsiasi momento, mentre l'assoluzione chiude la partita.
Schifani viene indagato, archiviato, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo, poi indagato di nuovo, poi archiviato di nuovo perché negli anni Novanta e nei primi anni Duemila emergono degli elementi che fanno ritenere che sia partecipe dell'associazione mafiosa Cosa Nostra. Poi questi elementi non bastano mai per chiedere il rinvio a giudizio, archiviazione.
La prima volta viene indagato nel 1996, era procuratore Caselli a Palermo. Si pente l'ingegner Salvatore Lanzalacco, professionista di Palermo che si occupava di appalti pubblici, era in contatto con Angelo Siino, il re degli appalti, il garante della mafia e del sistema delle imprese della politica sul tavolino della spartizione, sapete che in Sicilia le tangenti gli imprenditori non le devono pagare solo ai politici, le devono pagare anche ai mafiosi sotto forma di sub appalti alle imprese amiche di Cosa Nostra. Lanzalacco racconta l'appalto della metanizzazione del Comune di Palermo, una gara da 140 miliardi di lire, che viene aggiudicata nel 1993 a un'associazione temporanea di imprese capeggiata dalla Saipem di Milano, credo che la Saipem fosse del gruppo Eni. Secondo Lanzalaco quella gara era truccata a suon di mazzette e c'era una percentuale dell'1.5 percento per la mafia e per un suo socio. Lanzalaco racconta di essere andato a Parma a parlare con gli imprenditori della ditta Bonatti sulla spartizione dei lavori che avrebbero dovuto andare in subappalto alle imprese mafiose o amiche della mafia.
Cosa succede? Che in queste missioni al nord per parlare di quell'appalto, a Parma, dice Lanzalaco “partecipava l'avvocato Schifani” che all'epoca era un consulente del comune di Palermo e, dice Lanzalaco, “lo Schifani era a conoscenza di tutte le fasi illecite di gestione della gara e mi risulta che fosse molto inserito tra i consulenti del comune di Palermo”. Schifani viene iscritto nel registro degli indagati il 13 marzo 1996 per associazione mafiosa. Nel marzo 1998, cioè due anni dopo, massimi termini per indagare, viene archiviato perché il GICO della guardia di Finanza non ha ancora consegnato il rapporto che la procura gli ha commissionato per riscontrare le accuse di Lanzalaco.
Il rapporto arriva dopo l'archiviazione, e sulla base di questo la procura reiscrive Schifani, perché nel rapporto c'è la notizia di reato, cioè per esempio si scopre che i subappalti li ottennero per il movimento terra ditte che facevano capo al cugino del boss Cancemi, poi pentito, Vincenzo Cancemi, e una società di Vito Buscemi, poi arrestato e sottoposto a misura di prevenzione per mafia. Buscemi, tra l'altro, abita nel palazzo di Via D'Amelio costruito da una cooperativa in cui sia Buscemi che Schifani sono stati soci per un certo periodo, prima di diventare condomini di questo stabile che sta nella stessa via dove esplose la bomba contro Paolo Borsellino.
I finanzieri vanno anche a controllare se è possibile che Schifani abbia viaggiato in quel periodo in cui c'era questa spola tra Palermo e Parma, e scoprono appunto dei voli nelle date indicate da Lanzalaco tra Palermo e Bologna e tra i passeggeri di questi voli c'era appunto Schifani.
Nel 1999 comunque, non ritenendo sufficienti questi elementi per richiedere il rinvio a giudizio, la procura di Palermo chiede di nuovo l'archiviazione, quindi Schifani viene archiviato. Ma, subito dopo, viene di nuovo indagato perché si sono scoperti altri elementi, non solo per associazione mafiosa ma anche per altri nove reati, tra i quali concorso in corruzione, concussione, abuso d'ufficio, scrive la procura, “in relazione all'acquisto dei decreti di finanziamento e al pilotaggio dell'asta inerente l'appalto per la metanizzazione della città di Palermo, e in particolare agli accordi raggiunti con Cosa Nostra per l'assegnazione della gara a un gruppo di imprese collegate con l'organizzazione mafiosa e agli accordi economici successivi per l'affidamento di noli autorizzati a imprese facenti capo direttamente o indirettamente a Cosa Nostra”.


Schifani e i fratelli Graviano (espandi | comprimi)
Altri due anni di indagine, una parte degli indagati assieme a Schifani viene poi arrestata per bancarotta aggravata dal favoreggiamento alla mafia, mentre viene archiviata sempre per insufficienza di elementi utili a ottenere il rinvio a giudizio, la posizione di Schifani e il filone principale.

Scrivono i magistrati: “considerato, in base alle dichiarazioni dei collaboratori e all'attività di riscontri, il GICO non è stato possibile ricostruire in concreto quali interessi specifici o quali condotte in concreto abbia tenuto, lo Schifani – che è menzionato solo da Lanzalaco come soggetto che avrebbe fatto parte di un gruppo che a Parma avrebbe redatto i patti parasociali per il contratto di appalto – deve essere archiviato”. Il 2 marzo 2002 il GIP archivia la posizione di Schifani che nel frattempo è diventato capogruppo di Forza Italia al Senato.
A questo punto cosa succede? Altre due novità scoperte una sempre da Marco Lillo per il Fatto Quotidiano, l'altra da Lirio Abbate per L'Espresso, cioè due pentiti parlano e tirano in ballo pesantemente Schifani davanti ai magistrati di Palermo, che stanno indagando sulle dichiarazioni fatte da Spatuzza, il quale dice di aver visto un giorno Schifani in un capannone industriale frequentato dai Graviano.
Campanella è il primo pentito che parla ai magistrati e racconta che quando Schifani lo ha querelato perché Campanella l'aveva accusato di avere sistemato il piano regolatore di Villabate a seconda degli interessi della cosca di Nino Mandalà, il capomafia di Villabate che conosceva Schifani dagli anni Settanta perché erano stati soci nella Sicula Broker, Campanella dice che quando Schifani lo ha querelato ha mentito, perché ha minimizzato il suo ruolo nel mettere le mani sul piano regolatore di Villabate, mentre invece le mani ce le ha messe con diverse varianti che, a suo dire, erano state suggerite o comunque servivano agli interessi della cosca di Mandalà.
Il sindaco di Villabate presso il quale lavorava come consulente urbanistico Schifani era una cosa con il clan Mandalà, il famigerato sindaco Navetta.
Naturalmente, il comune di Villabate è stato sciolto per mafia due volte, a causa di questo grumo di interessi Navetta, prestanome di Mandaltà. Campanella perché parla? Perché era un politico dell'Udeur, ex democristiano, che faceva il presidente del consiglio comunale di Villabate, non è un mafioso che va in giro a sparare, è un mafioso col colletto bianco che si occupa di soldi e fa politica per conto della mafia, e oggi è pentito e racconta che c'erano forti interessi nel centro storico e nei terreni delle cooperative edilizie che sono stati in qualche modo risolti da Schifani nell'interesse di Mandalà, questo dice Campanella.
Naturalmente accuse tutte da verificare, noi sappiamo soltanto che Schifani è stato consulente di quel comune piuttosto puzzolente, fino a quando non è stato eletto senatore nell'aprile del 1996.
Altra novità: nuove rivelazioni di Spatuzza. Spatuzza, lo rivela l'Espresso questa settimana grazie a Lirio Abbate, è stato sentito l'anno scorso dalla procura antimafia di Firenze, dai PM che stanno indagando, sulle stragi del 1993 di Milano, Firenze e Roma, e ha detto che Schifani nei primi anni Novanta sarebbe stato decisivo per mettere in contatto Berlusconi e Dell'Utri con i fratelli Graviano. Si sa, e questo è ciò che rende non del tutto incredibile quello che dice Spatuzza, che Schifani alla fine degli anni Ottanta, lo scrive L'Espresso citando una fonte autorevole, aveva avuto già contatti con Dell'Utri, ben prima che nascesse Forza Italia. In quel periodo viaggiava spesso tra Palermo e Milano. Questa stessa fonte, scrive Abbate, rivela che Schifani veniva chiamato il “contabile” di Berlusconi. All'epoca era avvocato esperto di urbanistica, aveva tra i suoi assistiti Giovanni Bontade, fratello del boss Stefano che come è noto, secondo i giudici di Palermo, era legatissimo a Dell'Utri e Berlusconi, fu lui praticamente a battezzare l'assunzione di Vittorio Mangano nella villa di Arcore, poi questo Giovanni Bontade, il fratello del boss dei boss, è stato anche lui condannato per traffico di droga al maxiprocesso, poi è stato assassinato con la moglie nel 1988.
Altri clienti di Schifani, Domenico Federico che era socio di Bontade e un altro boss imprenditore Ludovico Visconti. Questo scrive Lirio Abbate per dire che voi sapete che il coté della mafia di Bontade è sempre stato considerato uno dei possibili flussi di finanziamento del gruppo Berlusconi negli anni Settanta, quando anche come racconta Massimo Ciancimino, la mafia investì nelle imprese e nei cantieri e nelle televisioni.
In quel periodo, dunque, sarebbe nato questo link tra Schifani e Dell'Utri che poi avrebbe portato, sempre secondo quello che dice Spatuzza, Schifani a diventare una specie di anello di congiunzione fra il clan dei Graviano e Dell'Utri e Berlusconi in un periodo nel quale poi noi sappiamo che nel 1993 i Graviano si prendono la responsabilità diretta ed esclusiva delle stragi, che secondo i magistrati e secondo molti collaboratori di giustizia servivano appunto ad accelerare, a spingere la nascita di questo nuovo soggetto politico che poi proprio Dell'Utri ha inventato e ha di fatto indotto Berlusconi a fondare tra il 1993 e il 1994.
Anche queste accuse, come quelle di Campanella, vengono da una fonte da verificare: è un mafioso, Spatuzza, che collabora con la giustizia, ma capite che essendoci stata un'inchiesta tre volte archiviata per mafia su Schifani, notizia che si è saputa dal Fatto quest'estate e che nessuno ha ripreso, adesso è probabile che i magistrati siano costretti a riaprire quest'inchiesta, perché come vi ho detto le archiviazioni, se emergono nuove notizie di reato, vengono revocate e si ricomincia a indagare. Scrive appunto Lirio Abbate che questa indagine verrà riaperta e a settembre, quindi praticamente adesso, i magistrati di Palermo interrogheranno Spatuzza e probabilmente torneranno a interrogare Campanella e tutti gli altri che hanno parlato di Schifani per vedere se c'è qualcosa di concreto e di ancora documentabile oggi su questi racconti che naturalmente risalgono a prima che Schifani entrasse in Parlamento, prima del 1996, o se c'è anche qualcosa di più recente.


Schifani e il palazzo dei mafiosi (espandi | comprimi)
La quarta e ultima novità su Schifani la racconta Marco Lillo sul Fatto Quotidiano e cioè che tra i vari clienti di Schifani c'era un certo Lo Sicco, un costruttore anche lui arrestato per mafia e condannato con sentenza definitiva nel 2008, che aveva costruito un enorme e mostruoso palazzo in piazza Leoni a Palermo, a due passi dal parco della Favorita; in quel palazzo abitavano fior di mafiosi, anche latitanti per un certo periodo.

Quel palazzo incombe e mina la solidità, la stabilità di una piccola casetta dove abitano due anziane sorelle, le sorelle Pilliu. A Palermo le conoscono tutti, perché sono state tra le ultime persone a incontrare Paolo Borsellino, in quanto già nel 1992 si lamentavano per la protervia di questo costruttore mafioso che gli aveva fatto una casa sopra la loro, e che aveva fatto crepare la loro piccola casetta per via dei lavori di questo gigantesco stabile.
Eppure, per 18 anni, vent'anni, forse di più si sono battute invano, perché non riuscivano mai ad avere ragione. Chi aveva torno, cioè il costruttore mafioso coni suoi inquilini mafiosi, era assistito da Renato Schifani ed era una potenza di fuoco tale per cui queste poverette credevano di non avere più nessuna speranza. Ma proprio quest'estate, il 21 luglio, la corte d'appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado che era arrivata addirittura 8 anni fa, e ha stabilito che il palazzo del costruttore mafioso deve essere abbattuto almeno in parte perché deve arretrare di due metri e mezzo in modo da dare respiro e non minacciare più la stabilità della casetta delle sorelle Pilliu, che intanto è andata a ramengo e quindi deve essere consolidata spese dello Stato perché lo Stato non ha saputo difendere queste due sorelle dall'arroganza del costruttore mafioso e dei suoi amici, naturalmente il costruttore mafioso difeso dall'attuale presidente del Senato.
Questa è una delle poche storie a lieto a fine che si riesce a raccontare. Di tutto questo gli italiani non sanno nulla perché mentre sappiamo tutto della cucina Scavolini e dell'appartamentino a Montecarlo e della Ferrari di Tulliani e della schedina che non si sa se abbia vinto al superenalotto la Tulliani o Gaucci, e delle beghe familiari tra Gaucci e la Tulliani, non sappiamo niente di tutta questa storia che riguarda non la terza ma la seconda carica dello Stato. Perché? Perché non c'è nessun giornale, a parte l'Espresso e il Fatto, che abbia dedicato una riga a queste vicende.
Quando l'Espresso ha anticipato il suo scoop, l'unico quotidiano che ha ripreso la notizia oltre al Fatto Quotidiano è stata Repubblica che lo ha confinato in un trafiletto a pagina 25, praticamente invisibile.
Il giorno dopo Schifani ha detto: “sono indignato per questo nuove insinuazioni, ma sono pronto a farmi interrogare dai magistrati per chiarire tutto” ed è una posizione importante. Il presidente del Senato si dice pronto ad essere interrogato al più presto dai magistrati antimafia di Palermo che stanno indagando su eventuali sue partecipazioni alla mafia. Di questo stiamo parlando: stanno indagando su accuse di mafia nei confronti del presidente del Senato, lui fa un comunicato ufficiale dove dice che vuole essere sentito, è una cosa buona, magari dicesse “voglio essere sentito” e i giornali non scrivono una riga, nessuno a parte il nostro che lo mette in prima pagina. Perché? Perché chi ha censurato le accuse di Spatuzza e Campanella, chi non ha ripreso la notizia che Schifani ha avuto tre iscrizioni per mafia e tre archiviazioni per mafia non può dare conto della replica di Schifani, perché se uno legge la replica si domanda: “ma perchè Schifani vuole essere interrogato su questioni di mafia?” Se nessuno ci ha raccontato che è stato accusato di mafia da qualcuno? Se censuri la notizia devi anche censurare la replica, censura chiama censura, così, mentre da una parte tutti gli italiani sanno delle pagliuzze eventuali di Fini o di suo cognato, nessuno conosce le travi del presidente del Senato. E che differenza c'è tra Fini e Schifani? Sono tutti e due del centro destra, uno ha i capelli e l'altro no, aveva il riporto ora nemmeno quello. La vera differenza è che uno si è scostato da sotto l'ombrello protettivo del Cavaliere e hanno cominciato a sparargli a vista, e non trovandogli travi hanno cercato di inventare delle pagliuzze.
Dall'altro lato c'è un signore che ha delle travi grosse così, almeno da spiegare, non dico che le abbia fatte, ma almeno le deve spiegare, e non c'è nessuno che ne parla e nessuno che lo sa per la semplice ragione che è rimasto a corte e non si sogna nemmeno di allontanarsene. E nessuno si allontanerà da quella corte, dopo aver visto che fine ha fatto quello che se ne è allontanato quest'estate.



Questo è in fondo la migliore prova su strada del conflitto di interessi, ed è anche la migliore spiegazione del perché nessuno, a destra come a sinistra, ha mai pensato a risolverlo.
Buona settimana, passate parola.


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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
01 Set 2010

IL CORRUTTORE ANTICORRUZIONE




Testo:
Buongiorno a tutti, la lettura dei giornali in questi giorni è molto avvincente perché ci descrive Berlusconi in pigiama che si aggira per le stanze di Palazzo Grazioli, investigando sullo scandalo della protezione civile e interrogando, addirittura, protagonisti e comprimari, pare abbia convocato, Verdini, Bertolaso, Matteoli, Scajola, persino Bondi per sapere come sono andate le cose.

Lo scandalo delle case (espandi | comprimi)
Perché si sta attivando su questa inchiesta mentre invece non si era attivato su altre inchieste, anzi aveva coperto, difeso i suoi fino a coprirsi di vergogna e di ridicolo a livello mondiale, evocando complotti di questo genere in ogni circostanza in cui ognuno dei suoi uomini, per non parlare naturalmente di lui stesso, era stato indagato o imputato o condannato?
Perché evidentemente ha capito che la saldatura tra uno scandalo molto popolare, come questo che riguarda vicende di case, è molto comprensibile soprattutto in un paese dove l’83% dei cittadini è proprietario della casa in cui abita e il momento che stiamo vivendo, la crisi, la crisi che ci avevano assicurato essere superata, la crisi che ci avevano detto: l’Italia avrebbe superato meglio degli altri paesi. La crisi che invece si sta abbattendo in maniera pesantissima anche sui conti pubblici, costringerà il governo a una manovra nei prossimi due anni, chi dice di 20, chi dice di 25 e quando dicono di 25 vuole dire 50 miliardi di Euro, manovra che ricorda quella drammatica di Giuliano Amato nel 1992 in piena tangentopoli quando fu prelevato con un notevole salasso dalle nostre vene una montagna di denaro 92 mila miliardi e poi fu prelevato pure il 6 per mille su ogni conto corrente bancario, il famoso prelievo forzoso. Siamo di nuovo alla stessa situazione: la situazione è determinata in parte da una crisi internazionale, in parte dalla fragilità della finanza pubblica italiana che, com’è noto è svuotata dall’interno, da termiti dotate di denti potentissimi che mangiano da 20 anni a questa parte più ancora di quanto non mangiassero ai tempi della prima Repubblica e che succhiano ogni anno 50 miliardi di Euro in costi della corruzione. Ricolfi l’altro giorno calcolava i costi dell’evasione fiscale, naturalmente per chi paga le tasse questi costi si fanno sentire: l'evasione fiscale e contributiva ammonta a 120 miliardi di Euro, poi ci sono naturalmente gli sprechi nella pubblica amministrazione che lui calcola in 80 miliardi di Euro all’anno e poi naturalmente abbiamo anche il nero delle mafie che fatturano, anzi non fatturano ogni anno 150 miliardi di Euro all’anno, che naturalmente sono dati che si sovrappongono in parte agli altri due. Stiamo parlando comunque di cifre colossali che drenano alcune centinaia di miliardi ogni anno dai conti dello Stato, quindi noi non abbiamo mai una lira per investire in periodi di crisi e per attutire il colpo, per creare degli ammortizzatori sociali, per rilanciare i settori della scuola, dell’università, dell’innovazione, della ricerca. In Francia un governo di destra, appena esplosa la crisi, due anni fa ha preso una ventina di miliardi e li ha investiti in quei settori, nel futuro, nei giovani; noi non lo possiamo fare perché i soldi se ne vanno da altre parti. Quindi Berlusconi ha capito benissimo che questo scandalo per l’elemento pop casa, che contiene e per il momento nel quale scoppia, rischia di travolgere il suo governo molto più di quanto non abbiano fatto scandali precedenti e infinitamente più gravi. Perché non vi sfuggirà che la presenza nel governo di un signore raggiunto da un mandato di cattura per camorra, mandato di cattura mai eseguito perché la Camera lo ha protetto, negando l’autorizzazione ai giudici a eseguirlo e stiamo parlando degli stessi giudici che vengono poi applauditi ogni giorno quando arrestano i boss dei Casalesi, mentre vengono respinti fuori dalla porta quando chiedono di arrestare il politico di riferimento del clan dei Casalesi, il sottosegretario all’economia, Presidente del Cipe, Nicola Cosentino, così è ritenuto dai magistrati, non solo dall’accusa, ma anche dal G.I.P. che ha emesso l’ordine di custodia cautelare, l’uomo dei Casalesi. Questa è la ragione per cui pende sul capo di Cosentino un mandato di cattura, questo è evidente che è molto più grave di Scajola che si è fatto pagare la casa da un altro, ma mentre sulle questioni di mafia e camorra sono riusciti a creare una cortina fumogena nel mondo dell’informazione per non far capire alla gente cosa succede e per buttarla tutta in politica, per buttarla tutta in complotto, sul fatto della casa, i casi sono due: o te la sei pagata tu o te l’ha pagata qualcun altro, se te l’ha pagata qualcun altro ci devi spiegare perché te l’ha pagata qualcun altro perché non siamo un paese dove i costruttori sono missionari, nessuno fa l’elemosina a nessuno a quei livelli, nessuno ti regala 900 mila Euro perché gli sei simpatico.
E’ evidente che gli hai fatto dei favori o stai per farglieli, allora in un periodo in cui si centellinano gli Euro, questi pacchi di soldi che vanno, vengono sia in circolare etc., creano indignazione e Berlusconi che fiuto per captare gli umori della gente ne ha da vendere, è la sua caratteristica migliore, si sta rendendo conto che monta il malcontento e allora naturalmente reagisce come può, non è che può fare una legge anticorruzione vera, finge di fare una legge anticorruzione, però, non è che può fare un’epurazione nel suo governo prendendo tutti quelli che si sono arricchiti e cacciandoli fuori, perché? Perché dovrebbe cacciare innanzitutto sé stesso!
Quando leggo questi titoli: Silvio reagisti o finisce male, la rabbia popolare per gli scandali della politica sale, Berlusconi teme di essere travolto, le contromisure, la legge anticorruzione è una campagna per far capire che non c’entra, ma come fa a far capire che non c’entra? C’entra fino al colpo, è in politica perché c’entra, è in politica per non finire in galera e naturalmente pensava Berlusconi: chi ha sbagliato dovrà pagare e uscire dal governo, allora si accomodi! Mi pare che tra un signore che ha corrotto un giudice per fregare la Mondadori a un concorrente e uno che si è fatto pagare la casa da un altro, è più grave la prima, tra un signore che aveva società offshore con sopra 1500 miliardi di lire di fondi neri nei paradisi fiscali e Scajola è molto più grave il primo signore, da un signore imputato di avere corrotto un testimone perché mentisse sotto giuramento nei suoi processi e lo facesse assolvere, pur essendo lui colpevole e Scajola, mi pare che sia molto peggio il primo.


Berlusconi non si autointerroga (espandi | comprimi)
Tra un signore che ha un processo per appropriazione indebita e evasione fiscale e falso in bilancio per centinaia e centinaia di miliardi di lire sfuggiti al fisco e ai bilanci e prelevati dalle casse della società e messi in tasca e Scajola è molto peggio il primo signore, il primo signore è il nostro Presidente del Consiglio.
Però sui suoi di processi era riuscito secernendo questo liquido nero da seppia a creare un alone di confusione, non si capisce mai bene cosa ha fatto, mentre invece Scajola grazie anche a lui che ci ha raccontato come gli abbiano comprato la casa a sua insaputa, beh lì i contorni sono molto netti, definiti, quindi sta cercando di buttare fumo negli occhi alla gente, fingendo di avere preso in mano la lotta alla corruzione, fiancheggiato da comici naturali come Belpietro, Feltri che titolano “subito la legge anticorruzione, a casa le mele marce, interroga i ladri di polli e farà piazza pulita!” ma quale piazza pulita, se le mele sono marce è perché è marcio l’albero, altrimenti non verrebbero fuori mele marce, sono state selezionate proprio in quanto marce da un signore che è più marcio di loro, questa è la verità!
Però è molto interessante il fatto che lui si stia dedicando a temi di cui mai aveva parlato in questi 16 anni di impegno politico, salvo che per dire che sono temi inesistenti, che sono roba da giustizialista, da manettari, da dipietristi, da girotondini, anzi guai se la sinistra si lascia trascinare… adesso ci tocca persino leggere su Il Corriere della Sera, un articolo di Galli della loggia uscito sabato, memorabile, in cui Galli della loggia casca dalla loggia e si mette a fare delle domande che neanche un bambino un po’ tonto si farebbe in un paese come l’Italia: perché? Che paese siamo diventati? Possibile che sia tornata la corruzione? Possibile che i deterrenti non funzionino a dovere? Possibile che in America condannano all’ergastolo i protagonisti dello scandalo ?Enron? e Bernard Madoff protagonista della truffa del secolo, mentre in Italia non si comminano pene esemplari? Se queste domande le facesse un marziano che arriva da un altro pianeta, uno potrebbe prenderlo, accarezzarlo e spiegargli come non funziona in Italia, ma detto da uno che ha vissuto in questi anni, ha fatto il commentatore politico in questi anni, verrebbe da dire: ma dove sei vissuto Galli della Loggia? Dove è questa Loggia? Dove vivi? Perché è incredibile, la domanda sulle mancate pene esemplari ai criminali della finanza, stiamo scherzando? Siamo un paese dove è stato depenalizzato il falso in bilancio, mentre negli Stati Uniti la pena massima è 25 anni, pena massima per un falso in bilancio, ma poi con quella pena, con le aggravanti si può arrivare addirittura all’ergastolo!
Noi siamo un paese dove per truffa e appropriazione indebita non si può arrestare, negli Stati Uniti Madoff è finito immediatamente dentro, poi se ti condannano per quei reati prendi, facendo così, 4 o 5 anni, poi c’è sempre da togliere 3 anni di indulto, poi c’è sempre da togliere gli ultimi due che puoi fare i domiciliari, gli ultimi 3 che puoi fare i servizi sociali, quindi anche se dovesse arrivare la condanna prima della prescrizione, cosa impossibile perché l’ex Cirielli consente dei tempi rapidissimi, brevissimi dal momento in cui è stato commesso il reato al momento in cui viene punito, comunque nessuno sconta la pena in carcere, a Madoff hanno dato 150 anni per reati finanziari!
Galli della Loggia dove era mentre veniva disboscata la normativa penale e civile sui reati societari? Ha mai scritto un editoriale su Il Corriere della Sera per lamentare questa incredibile area di franchigia che si creava per i criminali dal colletto bianco? No, ve lo dico io il perché, perché gran parte degli editori de Il Corriere della Sera, hanno tutto l’interesse a che il falso in bilancio venga depenalizzato. Tant’è che uno a caso, Tronchetti Provera quando fu fatta la legge vergogna sul falso in bilancio, disse che era ora! Il Corriere della Sera riflette gli interessi della grande industria e della grande finanza, quindi sono felicissimi alcuni degli editori de Il Corriere della Sera di vivere, ma tra gli editori de Il Corriere della Sera c’è un pluripregiudicato Salvatore Ligresti, c’è un plurimputato per reati finanziari come Geronzi, allora Galli della Loggia risparmia almeno queste baggianate di chiedere… perché i giudici in Italia non applicano pene esemplari, a parte che nessuno deve applicare nessuna pena esemplare, bisogna applicare pene giuste, non esemplari, le pene esemplari si danno nelle dittature, nelle democrazia, negli stati di diritto si danno le pene giuste, previste dalla legge, il problema è che da noi non ci sono le pene, perché sono state cancellate per gli interessi di Berlusconi, dei grandi industriali dei quali Galli della Loggia è sempre stato in questi anni il laudatore o addirittura il protettore, visto che non basta fare ogni tanto qualche piccola critica al partito di plastica, se uno è convinto che in Italia i criminali dal colletto bianco debbano andare in galera, allora deve scrivere degli articoli durissimi, deve fare delle campagne contro le leggi che sono state fatte a favore dei criminali dal colletto bianco, a favore dei white collars, perché non funzionano i deterrenti? Ci mancherebbe altro, in questi anni, a parte l’indulto che consente a ogni corrotto e corruttore e agli autori di quasi tutti i reati sicuramente finanziari e contro la pubblica amministrazione, di portarsi in tasca 3 anni di bonus da spendere e defalcare in caso di condanna, a parte l’indulto sono state fatte delle leggi in materia penale che impediscono di scoprirla la corruzione, si è depenalizzato di fatto l’abuso d’ufficio, l’abuso d’ufficio è il reato per punire il punto di riferimento ufficiale o il pubblico dipendente o l’incaricato di pubblico servizio che abusa del suo ufficio pubblico per fare dei favori a qualcuno o danneggiare qualcun altro, per privilegiare qualcuno, è il tipico reato di chi lottizza le A.S.L. e tutto il settore della pubblica amministrazione, di chi trucca i concorsi, di chi fa assumere gli amici, i parenti, l’amante etc., di chi avvantaggia qualcuno perché magari è del suo partito, quello è l’abuso d’ufficio, oppure altera le procedure normali della pubblica amministrazione.
Se poi lo fa a pagamento, c’è anche la corruzione in cambio dell’atto contrario ai doveri d’ufficio, ma intanto ti punisco per l’atto, perché trovare i soldi è più difficile, trovare l’atto fasullo è più facile e se io riesco a entrare dentro la tua attività, aprendo la porta dell’atto fasullo, abuso d’ufficio, magari proseguendo trovo anche i soldi, la corruzione, quindi era un reato che serviva a entrare nel mondo della corruzione, di fatto è depenalizzato nella versione non patrimoniale non è più reato, nella versione patrimoniale, quando si dimostra che hai fatto un favore di tipo patrimoniale a una persona e hai danneggiato patrimonialmente un’altra persona, allora c’è ancora il reato, ma è un reato punito con pene talmente basse e con prescrizione talmente corta che non ci sono più intercettazioni, non c’è più custodia cautelare e soprattutto non ci sono i tempi per fare il processo e le indagini, scatta la prescrizione prima, quindi di fatto gli abusi d’ufficio non sono più puniti, non ci sono da quando è stato riformato questo reato, non c’è stata più nessuna condanna per abuso d’ufficio che sia passata ingiudicata, arriva sempre prima la prescrizione.


L'anticorruzione di corruttori e corrotti (espandi | comprimi)
E’ stato depenalizzato il falso in bilancio, l’abbiamo detto di fatto, il falso in bilancio era un altro strumento per entrare nel mondo della corruzione, perché? Perché scopro che una società i bilanci falsi ai fondi neri, perché uno fa i fondi neri?
Mica si divertono a fare i fondi neri, i falsi in bilancio sono finalizzati a 3 possibili operazioni: intanto rubare i soldi dalle casse dell’azienda, magari quotata, li rubo, me li porto via evadendo il fisco, arricchendomi occultamente, depauperando la mia società, danneggiando i soci, i creditori e tutti quanti e questo è uno, spesso falsifico i bilanci perché devo pagare tangenti o perché voglio pagare tangenti, se pago tangenti non posso mettere a bilancio la voce “tangenti” quindi è ovvio che lo faccio di nascosto, tarocco i bilanci e porto via i fondi neri e con i fondi neri pago le tangenti, quindi se dimostro che i bilanci sono falsi e vado avanti, poi magari scopro dove sono finiti i soldi che ho portato via dai bilanci ufficiali, a cosa mi servono? A fare qualcosa che non posso fare alla luce del sole, di solito corruzione, evasione fiscale, appropriazione indebita!
Chiudendo anche quella porta si è evitato un altro ottimo strumento per scoprire la corruzione, mentre l’abuso d’ufficio ha depenalizzato il centro-sinistra, insieme al centro-destra, votavano tutti insieme 396 nel 2001 queste leggi vergogna, la controriforma del falso in bilancio l’ha fatta Berlusconi nel 2001/2002, dopodiché per evitare che si scoprisse la corruzione, hanno anche creato un clima tale per fare in modo che non parlasse più nessuno, è ovvio la corruzione la facciamo io e l’altro, Gustavo Dandolo e Godevo Prendendolo così si chiamano secondo un famoso apologo dell’Avvocato Flick i due protagonisti della corruzione, bisogna essere in due e i due ovviamente sono vincolati da un patto di segretezza perché? Perché sono gli unici due che sanno cosa hanno fatto, se però uno dei due viola quel patto di segretezza, cosa fa? Denuncia l’altro, infatti il pool di Milano aveva proposto una legge che consentisse forti sconti di pena o addirittura l’impunità al primo dei due che va a denunciare l’altro, perché? Perché così inneschi una competizione tra i due e se sai che l’altro potrebbe denunciarti per ottenere quel beneficio, corri più forte e vai tu a denunciare l’altro così il beneficio lo ottieni tu, perché? Perché tanto lo sai che quella cosa verrà fuori, perché è troppo forte la tentazione di salvarsi le chiappe denunciando l’altro, se c’è il beneficio, se non c’è il beneficio stanno zitti tutti e due, a meno che il periodo non sia di forte crisi, come quello del 1992 quando gli imprenditori in cambio delle tangenti non ottenevano più niente dallo Stato perché i partiti non avevano più neanche i soldi del denaro pubblico da spendere, se li erano mangiati tutti, allora gli imprenditori corsero a confessare, cercando di far credere ai magistrati di essere stati concussi, costretti a pagare, in realtà non erano concussi, se non rare eccezioni, erano complici dei politici, loro pagavano le tangenti e i politici gli davano gli appalti.
Quindi è importante che si collabori nelle inchieste di corruzione, è importante che si parli nelle inchieste di corruzione e naturalmente bisognerebbe dare degli incentivi a chi parla, tipo la legge sui pentiti di mafia o di terrorismo, non solo invece non si danno incentivi a chi parla, ma si è fatta una legge per cestinare le deposizioni del corrotto che accusa il corruttore o del corruttore che accusa il corrotto, la riforma dell’Art. 513 del Codice di procedura penale per silenziare o cestinare il contributo dei complici che accusano l’altro complice.
Poi si è fatto capire ulteriormente che è meglio stare zitti, vedi la compagna denigratoria e violenta, criminale che si è fatta contro Stefania Ariosto, colpevole di avere raccontato la verità su Previti e Berlusconi.
Quindi la legge poi sui pentiti ha chiuso la bocca, non tanto ai pentiti delle indagini di Tangentopoli, quanto invece a quelle di mafia, ma si è fatto capire che è meglio chiudere il becco! Dopodiché abbiamo ancora qualche furbastro che scrive sui giornali e dice: ma chi l’avrebbe mai detto? E’ tornata la corruzione, com’è che non funzionano i deterrenti? Ma ci mancherebbe altro, noi non abbiamo i deterrenti, abbiamo gli incentivi alla corruzione, le leggi che sono state fatte in questi anni sono incentivi alla corruzione, perché se tu demolisci tutti gli strumenti per scoprirla, rendi una burletta tutte le sanzioni, con la legge ex Cirielli porti la prescrizione a un tempo così breve che è matematico che non si riuscirà più a processare nessuno, ma per quale motivo uno dovrebbe smentire di rubare? Nei paesi dove occorre coraggio per rubare, rubano in pochi, ma in Italia occorre coraggio per restare onesti, per non rubare, visto che rubano in molti e rubare paga e le conseguenze sono praticamente zero, anzi ci si guadagna!
Adesso scopriamo che c’è bisogno di denaro, lo Stato cerca soldi, uno dice: beh con 120 miliardi di Euro di evasione fiscale se riescono a scoprire e a sequestrare il bottino di almeno un evasore fiscale su 10, già abbiamo 12 miliardi di Euro in tasca, con 50/60 miliardi di Euro di costi della corruzione se si riesce a combattere la corruzione portandole via 1/10 all’anno, abbiamo 5/6 miliardi di più in tasca!
Con una mafia camorra e ‘ndrangheta che fatturano 150 miliardi ogni anno, se si riuscisse a colpirle per l’uno su 10, per il 10% si potrebbero mettere in tasca altri 15 miliardi all’anno, vedete che la manovra finanziaria è fatta, ma è fatta a spese di corrotti, dei corruttori, degli evasori fiscali e dei mafiosi, non dei cittadini onesti che continueranno a pagare più tasse perché sono gli unici che le pagano e quindi si sa dove andarli a prendere, invece è esattamente quello che succederà, verranno a prenderci i soliti che pagano le tasse o perché sono costretti o perché sono dei cittadini esemplari!


La proposta del Fatto contro la corruzione (espandi | comprimi)
Nei prossimi giorni Il fatto quotidiano pubblicherà una proposta di legge anticorruzione seria, con quella barzelletta che sta presentando il governo che è fumo negli occhi, perché non ci vogliono grandi geni per combattere la corruzione, bastano poche cose, pochissime cose, basta ripristinare il reato di falso in bilancio con pene severe, basta fare una legge che punisca l’autoriciclaggio oggi è punito tizio che ricicla i soldi di caio, ma se tizio ricicla i soldi suoi in nero non è punito, l’autoriciclaggio non è punito, siamo l’unico paese naturalmente!
Poi ci vuole una legge che ratifichi la convenzione internazionale europea anticorruzione che l’Italia ha firmato nel 1999 e da 11 anni non ratifica, perché lì è punita la corruzione tra privati e cioè per esempio il capo dell’ufficio acquisti di un’azienda privata che prende le stecche da un fornitore per dare le forniture sempre a lui, danneggiando la sua impresa che magari invece prendendo le forniture da un altro ci guadagnerebbe, la corruzione tra privati è punita in tutto il mondo, tranne che in Italia, e è diffusissima!
Punire come previsto dalla convenzione internazionale anticorruzione il traffico di influenze, quest’ultimo è quando dico: dammi dei soldi che posso influenzare tizio, posso farti fare dei favori da tizio, poi vai a vedere se è vero, se non è vero, il giudice Squillante non ha riportato condanne perché in Italia non è punito il traffico di influenze, era un giudice penale,era accusato di esserci impicciato in una causa civile, la causa ?Imi sir?, mille miliardi di lire che lo Stato ha dovuto dare alla Sir di Rovelli, senza che ne avesse il diritto, grazie a giudici corrotti, uno di quelli accusati di avere oliato il meccanismo intervenendo sui giudici civili della Cassazione che si occupavano della causa e Squillante che però era un giudice penale, quindi non ha venduto la propria funzione, perché lui non era coinvolto in quel processo, era accusato di averlo fatto per arrivare, per ravvicinare dei giudici civili della Cassazione, quest’ultima ha stabilito alla fine, dopo che l’avevano condannato in primo e in secondo grado, che quello non era reato di corruzione giudiziaria, perché? Perché non essendo direttamente e personalmente coinvolto nella causa, il suo al massimo era un traffico di influenze che in Italia non è punito, gli ha preso soldi per avvicinare un giudice civile, perché la causa Imi sir andasse a buon fine, cioè a cattivo fine per lo Stato e a buon fine per i clienti ed amici di Previti, la Famiglia Rovelli e non è stato punito perché in Italia non è punito il traffico di influenze e tutti gli scandali che vedete in questi giorni, in attesa se si scopra chi ha preso quanti soldi in cambio di cosa, corruzione, potrebbero essere tranquillamente liquidati come traffico di influenze, perché sono tutte persone, questi controllori della protezione civile che ricevono favori dai controllati Anemone etc., basta che si dimostri che tu hai ricevuto dei favori e non c’è bisogno di dimostrare quali favori ai fatto tu a loro, basterebbe stabilire che è reato il traffico di influenze, reato che un pubblico dipendente, un pubblico dirigente o un pubblico funzionario, prenda soldi oltre il suo stipendio, se prende soldi oltre il suo stipendio non mi interessa perché, è lui che deve dimostrarmi che li ha presi non per fare favori, ma perché c’è qualcuno che gli vuole bene, se non me lo dimostra è traffico di influenze, soprattutto se prende i soldi da gente sottoposta al suo controllo, che può darsi che ti paghi oggi per avere un favore tra 10 anni, tra l’altro!
Quindi basterebbero pochi aggiustamenti, non c’è mica bisogno di chissà quale genialata, poi naturalmente bisognerebbe recepire la proposta di Cernobbio del pool di Milano che era firmata anche da Avvocati come Pisapia padre e Dominioni, oggi Presidente delle camere penali, per dire, capo della più grande e importante associazione sindacale di Avvocati, cosa prevedeva? Prevedeva che la corruzione e la concussione diventano la stessa cosa, se prendi soldi in cambio di un atto, lecito o illecito non importa, perché tu quell’atto come pubblico ufficiale lo devi fare gratis, senza prendere soldi da nessuno, è corruzione punto e basta e si punisce con tot anni, non ci può essere qualcuno che ti dà i soldi e puoi vieni a piangere dicendo: ah ma mi hanno costretto a pagare, no non ti hanno costretto a pagare, a meno che non sia la mafia, ma in quel caso allora voi sapete si chiama racket, è una cosa diversa, se ti puntano la pistola è un conto, se ti dicono: vuoi l’appalto, dammi i soldi, quello non è racket, sei tu che paghi consapevolmente per ottenere un favore illecito e non te la puoi cavare come vittima di concussione.
E poi dare un incentivo al primo che collabora tra il corrotto e il corruttore, così vedrete quanti corrotti e quanti corruttori correranno a collaborare, visto che siamo di nuovo in periodo di crisi come quello del 1992/1993, queste sono le minime norme che andrebbero fatte e che metteremo giù in forma aulica come si conviene a un progetto di legge, chiederemo a parlamentari di centro-sinistra e di centro-destra e di centro se lo vogliono fare proprio, lo mettiamo a disposizione del Parlamento visto che il Parlamento dice di voler fare una legge anticorruzione, ma sta partendo da un testo scritto da Berlusconi, da Ghedini e Alfano, quindi ve lo lascio immaginare!
Naturalmente poi se uno volesse anche far funzionare la giustizia, basterebbe aggiungere 3 o 4 altri accorgimenti per far durare meno i processi basterebbe bloccare la prescrizione dopo il rinvio a giudizio e nessuno avrebbe più l’interesse a tirare il processo in lungo, perché se è innocente esce prima, viene assolto prima, se è colpevole è inutile aspettare 20 anni per essere condannati se non c’è più la speranza di prescrizione, tanto vale che la condanna la prendi subito, anzi se sai di essere colpevole e di prenderti la condanna, il processo non lo fai neanche, patteggi la pena e così almeno ottiene uno sconto e non devi pagare l’Avvocato per anni e anni!
Se poi si facesse sì che quando io, imputato, condannato in primo grado, faccio appello, rischio che mi aumentino la pena in appello, ci penso due o tre volte prima di fare appello, magari patteggio e non faccio neanche il primo grado se so di essere colpevole.
Oggi ci sono imputati colpevoli che fanno appello e poi fanno anche ricorso per Cassazione, non perché pensino di essere innocenti e di essere assolti, ma perché vogliono perdere tempo per arrivare alla prescrizione del reato, se però la prescrizione finisce con il rinvio a giudizio, loro la speranza di prescrizione non ce l’hanno più e se rischiano facendo appello di vedersi aumentata la pena, in appello o in Cassazione, con il cavolo che fanno appello! Oggi non si può riformare in peggio la sentenza di primo grado su appello dell’imputato, ti possono aumentare la pena se fa appello il pubblico Ministero sul punto della pena, ma se vieni condannato a 5 anni in primo grado e fai appello, non te ne possono dare 6, te ne possono dare al massimo 5, quanti te ne hanno dati in primo grado, basterebbe introdurre la reformatio peius delle sentenze e chi fa appello soltanto per perdere tempo, non lo farebbe più, perché? Perché nessuno fa appello per beccarsi più anni di quelli che ha beccato in primo grado, anzi di solito semmai patteggia per non beccarsi troppi anni in primo grado, basterebbero pochissime normative di questo genere, a costo zero, non sono normative che costano più dipendenti, più magistrati, più strutture, più problemi, sono a costo zero, si tratta semplicemente di disincentivare i ricorsi, le liti, di sfrondare quindi questa marea di processi che in automatico vanno sui 3 gradi di giudizio, di disincentivare l’interesse addirittura a farli i dibattimenti, quindi incoraggiando la gente invece a fare il rito alternativo per non andare neanche a processo, in cambio di sconti e naturalmente mettendo anche una piccola cauzione per chi fa appello, se tu fai appello, almeno che non sia nullatenente, ci aiuti a pagarlo questo appello e così se non hai motivo per fare appello, il Cip ti costa e quindi magari decidi di non farlo l’appello se poi rischi anche che ti aumentino la pena, così magari lo Stato recupera anche qualche soldo negli appelli.
Queste sono le cose, per dirvi com’è facile far funzionare la giustizia e combattere la corruzione in un paese che voglia veramente recuperare soldi dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalle mafie, con una giustizia efficiente che non solo è efficiente perché fa condannare i colpevoli e assolvere gli innocenti, ma è efficiente anche perché produce soldi, ricchezza, la giustizia deve produrre ricchezza, soprattutto in un paese dote rubano soprattutto i ricchi, recuperando, mettendole a loro le mani nelle tasche, non ai soliti contribuenti ipertartassati che già pagano le tasse e continuano a essere colpiti sempre gli stessi, la domanda è: noi siamo veramente un paese con una classe dirigente, un governo e un Parlamento che può permettersi di recuperare i soldi mettendoli nelle tasche degli evasori, mafiosi e corrotti?


Sono 17 anni che fanno leggi a favore degli evasori, mafiosi e corrotti, quindi ho i miei dubbi che stavolta cambieranno registro, è anche vero che questa volta, Berlusconi in primis e tutti gli altri dietro, sentono il fiato sul collo di un’opinione pubblica sempre più indignata e quindi oltre alla mia solita raccomandazione di leggere Il fatto quotidiano e di passare parola, aggiungo questa, indignatevi e restatelo perché come vedete state preoccupando e spaventando il Presidente del Consiglio e quando lui è preoccupato e batte la testa contro il muro di Palazzo Grazioli, vuole dire che c’è ancora speranza, a lunedì prossimo!


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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI
17 Mag 2010

IL RATTO DEL COLOSSEO

Wikio






Buongiorno a tutti, oggi parliamo del Piano Casa che come ha scritto la Iena sulla stampa, è stato anticipato da Scajola per il solo Scajola e la sua famiglia, è un piano che risale già al 2004 e che è  stato scoperto soltanto adesso, 6 anni dopo, il piano è molto semplice: Scajola abita una casa pagata da altri, o almeno una cosa che altri l’hanno aiutato a pagare, si dirà amici, benefattori, una gara di solidarietà nei confronti di questo bisognoso?

Scajola e il mezzanino (espandi | comprimi)
No, pare, dopo vedremo il significato di questo “pare” perché poi i verbi attenuativi, oppure i condizionali si usano in televisione di solito per dire voci, qui non stiamo parlando di voci ma lo vediamo tra un attimo, che il costruttore Diego Anemone che era uno degli assi pigliatutto degli ultimi anni, degli appalti della protezione civile e prima del Ministero dell’Interno, abbia gentilmente fatto pervenire un’ottantina di assegni per coprire la gran parte del costo dell’appartamento che si affaccia sul Colosseo a Roma. 
Nell’ipotesi peggiore Scajola è un corrotto, perché ha fatto favori a Anemone in cambio di questi soldi oppure perché ha avuto questi soldi in cambio di favori, visto che era anche, fino al 2002, Ministro dell’Interno, nella più lieve delle ipotesi sempre che quel “pare” sia confermato, Scajola sarebbe un evasore fiscale perché ovviamente questa parte l’avrebbe pagata in nero, c’è anche la possibilità che tutto congiuri contro Scajola e cioè la testimonianza di 4 diverse persone implicate in quell’operazione finanziaria e immobiliare e soprattutto che anche questi 80 assegni di cui pare esistano le fotocopie, ma per questo date un’occhiata al sito del Fatto quotidiano e al Fatto quotidiano, anche gli assegni si siano messi a cospirare contro il povero Ministro dello sviluppo economico. 
Partirei però dalla fine, dalla sua intervista, l’altro giorno ha fatto interviste un po’ a tutti, la più divertente è quella rilasciata a Il Giornale al giornalista Nicola Porro, campione di controinformazione come ben sapete, prima domanda: Ministro Scajola si dimette un’altra volta? Si riferisce a quando definì Marco Biagi il giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse a Bologna, consulente del Ministro Maroni per la riforma del welfare un rompicoglioni avido di consulenze, alcuni giornali lo scrissero e Scajola dovette dimettersi anche perché persino in un governo Berlusconi dove praticamente si può fare e dire di tutto, sputare sul cadavere ancora caldo di una vittima del terrorismo, forse era sembrato eccessivo fino anche a questi. 
Naturalmente non è che finisce una carriera in Italia, anzi è appena all’inizio, da Ministro dell’Interno, Scajola diventò Ministro per l’attuazione del programma e adesso… poi fu promosso coordinatore nazionale di Forza Italia e adesso è Ministro delle attività produttive, il Ministro Scajola si dimette un’altra volta? Risposta: in questa occasione non faccio come nel caso di Biagi, non me ne vado, altrimenti sembra che mi hanno beccato con il sorcio in bocca, non ho colpe, non faccio decidere da una campagna mediatica, il ruolo che devo svolgere come Ministro della Repubblica, non scappo, è un atto di coraggio il suo, le dimissioni sarebbero una fuga. 
Nei giorni precedenti Scajola aveva detto: non posso parlare di questa questione perché è coperta dal segreto istruttorio e io sono rispettoso del lavoro della Magistratura, quindi non parlo, che è uno strano modo di comportarsi da parte di un Ministro, c’è un Ministro accusato di avere rubato e lui non è che risponde: non è vero, sono innocente, sono onesto, mi precipito, vi spiego tutto, no, dice, mi accusano di essere un ladro, è un segreto, non posso parlare! 
E’ veramente pazzesco come questi signori concepiscano il loro rapporto fiduciario con gli elettori e con il popolo italiano, visto che lui non deve rispondere soltanto ai suoi elettori, ma in quanto Ministro deve rispondere all’intero popolo italiano, ma anche dal modo con cui questi si difendono c’è da trarre sempre degli insegnamenti, c’è un bel libro appena pubblicato da Marco Belpoliti che si intitola “Senza vergogna” che è un po’ la fotografia dei nostri tempi, i senza vergogna. 
A questo punto il senza vergogna dice non ho alcun problema a raccontare la verità  e è molto semplice, sono assolutamente certo che nessuno può  avere detto questo – che lui si sia fatto dare 80 assegni per 900 mila Euro – anzi lui sostiene che la casa non costava, ma costava 600 mila Euro, quindi bastano i soldi che lui ha versato facendo il mutuo, gli altri 900 mila degli assegni di Anemone sono un’invenzione, sono una palla, dice: sono assolutamente certo che nessuno può avere detto questo perché non è vero! 
Gli risponde l’intervistatore: lo sostengono l’Arch. Zampolini che era un po’ il factotum del costruttore Anemone e le sorelle Papa che sono due sorelle che erano proprietarie dell’immobile che hanno venduto a Scajola. 
Le dico fin da ora che sono pronto a un faccia a faccia con chiunque insistente non questa tesi e sono certo che verrebbe confermata la verità  che sto dicendo, alla stesura del rogito ho pagato la somma pattuita, pari a 610 mila Euro con un mutuo acceso con il Banco di Napoli, quindi immaginate un appartamento di 180 metri quadrati con vista sul Colosseo al primo piano nel 2004 costava 600 mila Euro, pensate la fortuna di questo Ministro, è riuscito a pagare poco più di 3 mila Euro al metro quadrato una casa in una delle zone più prestigiose non solo della capitale d’Italia, ma dell’intero universo, la vista sul Colosseo, su uno dei monumenti più famosi al mondo, se non il più famoso al mondo, 610 mila Euro, pensate la botta di culo! 
Poco più  avanti è vero che le due signore Papa le hanno venduto un immobile vista Colosseo nel 2004? Risposta: l’appartamento è di fronte al Colosseo, zona Colle Oppio, si tratta di un ammezzato, a questo punto allibisce anche l’intervistatore e dice: un ammezzato? E lui: sì una bella casa ma non più di un mezzanino in uno stabile degli anni 60 in condizioni non ottimali e senza alcuna terrazza, un mezzanino di 180 metri quadrati, quando apri la finestra c’è il Colosseo, un mezzanino! Ripostiglio, questo è un Ministro della Repubblica. 
A questo punto la domanda è d’obbligo, com’è che è stato così fortunato che ha portato via questa roba? Sapete che la nostra classe politica ha sempre la fortuna di portare a casa degli appartamenti a prezzi stracciati, ma di solito ciò avveniva con enti pubblici oppure enti previdenziali di sindacati, di cose etc., sapete tutto lo scandalo di affittopoli, ma quelli sono favori ovviamente che vengono fatti da associazioni che hanno rapporti con la politica, quindi sono scambi di favori, qui invece è un acquisto di un appartamento da 2 private cittadine, possibile che queste due sorelle fossero così squinternate da non rendersi conto di avere in mano una fortuna e di averla regalata così, al primo Scajola che passa? Questo è il problema, quindi gli fa la domanda Porro sul fatto che il prezzo sembra un tantinello bassino e lui risponde: mi sono documentato in questi giorni, basta fare una rapidissima indagine sui prezzi degli immobili a Roma in quel periodo, nel 2004, e si vedrà come il prezzo da me pagato sia in linea con quello di mercato per un immobile di quel tipo in quella zona. 

Diego Anemone, il benefattore (espandi | comprimi)
Chi non ha comprato un appartamento vista Colosseo per 600 mila Euro nel 2004? Proprio li davano via così, te li tiravano dietro i mezzanini da 180 metri quadrati con vista sul Colosseo, anche a meno li portavi via, senza lui forse è stato tartassato dalle sorelle Papa, questa è la sua versione dei fatti, questa è un’intervista intitolata “Vi spiego tutto” quando uno ha finito di ridere, va a leggere gli atti giudiziari, perché gli atti giudiziari? Perché  ci sono già degli atti giudiziari, naturalmente appena un politico viene coinvolto in una vicenda come questa, tira fuori subito col pilota automatico alcune formule magiche, alcuni Mantra, alcuni luoghi comuni, alcune frasi fatte che servono sempre a depistare l’attenzione generale, tipo quella: è una vergogna che queste notizie coperte dal segreto, finiscano sui giornali, non c’è nessuna notizia coperta dal segreto, perché non c’è nessuna notizia coperta dal segreto? Perché queste notizie vengono fuori dalla richiesta d’arresto, poi respinta dal G.I.P.  di Perugia in quanto quest’ultimo è convinto che questa inchiesta non sia di competenza della Procura di Perugia dove l’aveva mandata la Procura di Firenze perché è coinvolto Achille Toro, l’ex Procuratore di Roma e quindi a Roma i magistrati e colleghi di Toro che fino a un mese fa sono stati suoi vicini di stanza e suoi diretti dipendenti, non possono indagare su quello che fino a pochi mesi fa era il loro ex  capo e questa è la legge per cui se c’è un Magistrato di Roma coinvolto, le indagini vanno a Perugia, invece c’è il G.I.P., adesso vedremo se il riesame riconfermerà o meno che sostiene che invece almeno una parte, questa parte di questa inchiesta, non è competenza di Perugia e quindi deve andare a Roma, quindi ha respinto le richieste di custodia nei confronti di alcune persone che sono state gli intermediari di questa vicenda tra Anemone e Scajola, quindi ecco per quale motivo la richiesta di arresto di questi signori da parte della Procura e poi il provvedimento di diniego da parte del G.I.P., sono diventati pubblici, non c’è nessun segreto istruttorio su questi atti, sono documenti non segreti, in quanto sono noti agli Avvocati e agli interessati, ok? Quindi i giornali li hanno lecitamente raccontati. 
Infatti nella legge sulle intercettazioni vogliono vietare di pubblicare sui giornali o di raccontare o di riassumere o di parafrasare anche i documenti che non siano più coperti dal segreto, tanto per essere chiari di questa storia con la nuova legge Alfano sulle intercettazioni, noi non potremmo neanche raccontare per 30 secondi, non potremmo neanche dire che ci sono 80 assegni da Anemone serviti per comprare la casa di Scajola, non potremmo neanche sentire Scajola, non potremmo dire niente, è vietato citarli testualmente, riassumerli o fare riferimento al contenuto di atti di indagine anche se non coperti dal segreto che è questo caso, quindi quando sentire dire a Scajola che c’è il segreto istruttorio, balle, quando Alfano dice: non c’è nessuna fuga di notizie, sono atti pubblicabili e raccontabili finora, finché non passa questa legge porcheria! 
Quindi da questi atti pubblicabili risulta che Anemone, che è quella specie di grande elemosiniere, quello che si occupava delle riparazioni dei cessi dei rubinetti che perdevano, di tutti i dirigenti della protezione civile che avrebbero dovuto controllarlo e che naturalmente non lo controllavano perché lui era a loro disposizione, forniva loro Mercedes nuove di zecca, autisti per guidare le loro Mercedes, automobili alle loro mogli, faceva lavori di riparazione – ristrutturazione nelle loro case, prestava loro personale di servizio extracomunitario, prestava loro l’idraulico nel caso saltasse qualche sanitario nel bagno, era a regolare disposizione di questi signori che erano i famosi “bertoladri”, quelli che sono il capo in realtà protezione civile Bertolaso, avevano il compito di controllare l’assegnazione di questi appalti molto rapida, molto segreta oltretutto e di volere poi che le cose andassero bene, erano quelli che infatti consentivano a questi pochi furbetti, impresari della cricca, di far lievitare i costi, oppure di accaparrarsi laute commesse in zone di terremoto di cui l’esultanza telefonica di quell’imprenditore che si fregava le mani perché a L’Aquila c’era da ingrassare sui morti. 
Anche quella telefonata mi pare superfluo ricordarlo per inciso, noi non l’avremmo mai potuta né riportare, né raccontare con parole nostre, nessuno saprebbe di questi sciacalli che la notte del terremoto esultavano per le scosse che stavano uccidendo decine e decine di persone. 
Cosa risulta? Anemone è naturalmente il proprietario in società con il figlio di Balducci, il già provveditore nazionale delle opere pubbliche etc., del Salaria Sport Village, quel centro sportivo massaggi etc., sulle rive del Tevere, in parte  allargato abusivamente grazie alle connivenze di questi signori, con la scusa dei mondiali di nuoto, infatti in questa storia è coinvolto anche il Claudio Rinaldi commissario ai mondiali di nuoto, dove Bertolaso andava a farsi i massaggi per curare questa cervicale, aveva una cervicale molto bassa Bertolaso, infatti dopo i massaggi c’era anche un addetto al rastrellamento dei profilattici, ma queste sono cose di contorno, l’importante è che sulle centinaia di posti dove uno può farsi i massaggi a Roma, guarda caso Bertolaso andava a farseli in un centro controllato da quello che vinceva gli appalti nella protezione civile da lui guidata e diretta e naturalmente quando arrivava Bertolaso si chiudeva il centro soltanto per lui e poi quando anche la figlia aveva bisogno di massaggi, mandava anche la figlia, faceva telefonare dalla segretaria d’ufficio, tutta una commistione tra pubblico e privato, quel sistema gelatinoso che nel diritto internazionale si chiama “traffico di influenze”. 
Questo è  Anemone, quest’ultimo è accusato, ricostruendo i percorsi dei denari, i magistrati di Perugia che hanno ereditato l’inchiesta da Firenze, hanno scoperto che anemone tra il 2004 e il 2006 ha usato enormi somme di denaro per comprare degli appartamenti, uno di questi appartamenti è stato poi intestato a Scajola e è quello con vista sul Colosseo, l'altro è un appartamento che sarebbe stato intestato a un Generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru che lavora all’Aisi, il servizio segreto civile, l’ex  Sisde perché un ufficiale dalla Guardia di Finanza doveva ricevere soldi o appartamenti da Anemone? Perché Anemone gli chiedeva di aggiornarlo sullo sviluppo delle inchieste sul suo conto, quindi funzionava come servizio segreto di Anemone, non dello Stato, era incaricato, adesso poi vedremo se lo ha fatto davvero o se era soltanto quello che si attendeva da lui l’Anemone, ma quello che ci si aspettava da lui è che spiasse la Guardia di Finanza e riferisse i risultati delle indagini a Anemone, è una specie di privatizzazione dei servizi segreti, non è l’unico caso, non è il primo e non sarà neanche l’ultimo, visti i servizi segreti che ci ritroviamo qua. 
Individuati i conti esteri sui quali sono transitati questi soldi per comprare questi due appartamenti, i magistrati chiedono l’arresto di alcune persone e poi interrogano i protagonisti del caso, il primo è Angelo Zampolini che è un architetto, una specie di sbriga faccende, braccio destro operativo di Anemone per queste operazioni immobiliari per conto terzi, Zampolini viene interrogato e dice che sul suo conto, come ha già ricostruito la Guardia di Finanza, quindi ammette ciò che non può negare, sono passati i soldi di Anemone, ma lui non sa perché furono comprati quegli immobili che sono stati poi intestati a Scajola e a Pitorro, quindi lui non sa cosa aveva dato Scajola e cosa aveva dato Pitorro in cambio dei rispettivi appartamenti a Anemone, si sa che hanno preso questi soldi e queste case, non si sa in cambio di cosa, sapete che per la corruzione bisogna dimostrare il favore illecito commesso dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio. 

Un giro di soldi milionario per Scajola (espandi | comprimi)
Quello che si sa è che il 6 luglio 2004 l’operazione si consuma, questo Zampolini riceve da Anemone 900 mila Euro in contanti e li versa, questi contanti, su un conto della Deutsche Bank di Roma, l’agenzia 582, immediatamente dopo la banca gli emette 80 assegni circolari dell’importo complessivo di 900 mila Euro che vengono ovviamente indirizzati all’ordine delle sorelle Papa, Barbara e Beatrice Papa per l’acquisto nell’interesse di Scajola dell’immobile con vista sul Colosseo. I Pubblici Ministeri naturalmente dicono che questa operazione di trasferimento e di trasformazione dei contanti in assegni circolari serviva per ostacolare l’identificazione della provenienza di questi fondi e soprattutto per nascondere il fatto che questi soldi arrivavano ovviamente da un reato, nel senso che non è che uno ha 900 mila Euro lì in contanti, è ovvio che questa roba sono fondi neri e che quindi derivano ovviamente da un’appropriazione indebita da parte di un imprenditore dalle casse della sua società, da un relativo falso in bilancio, ammesso che ancora si riesca a punirlo e a configurarlo e da un’evasione fiscale, commessa da chi ha questi fondi neri e ovviamente da chi li riceve. 
Quindi secondo la Guardia di Finanza la casa è costata 1,5 milioni di Euro e la somma che proveniva da Anemone che è stata intermediata dall’Architetto e poi versata per conto di Scajola alle Sorelle Papa è stata versata ovviamente in nero, questo sostengo i magistrati, in quel momento nel 2004 Scajola già si era dimesso da Ministero dell’Interno, era già diventato Ministro dell’attuazione del programma, ma fino al 2002 era stato Ministro dell’Interno e in quel periodo anche se Scajola dice che non glieli ha dati lui, sarà stato qualcun altro, ma il Ministro era indiscutibilmente lui, Anemone aveva ottenuto degli appalti da Quirinale. 
Questa è  la prima testimonianza, Zampolini conferma che le cose sono andate così, a questo punto prendo il mio punto di riferimento gli articoli di Fiorenza Sarzanini su Il Corriere della Sera, ci sono le altre testimonianze, sappiamo, l’abbiamo detto che… Zampolini quei soldi li aveva sparpagliati su 240 conti correnti, prima di ritirarli in contanti e trasformarli in assegni circolari, quindi pensate la complessità di questa operazione, quanto era delicata evidentemente, come dovevano camuffare bene, come dovevano sminuzzare questo capitale in modo da farne perdere le tracce, evidentemente dice l’accusa, sapendo a chi era destinato. 
L’accusa per tutti quelli che hanno intermediato questi soldi è corruzione e riciclaggio, perché si presuppone e credo che questa sarà poi l’accusa che verrà elevata nei confronti di Scajola, la corruzione si presuppone che lo pagassero in cambio di qualcosa, bisogna vedere, i magistrati lo stanno cercando, in cambio di che cosa, sempre che trovino il contraccambio, il riciclaggio è più difficile perché? Perché il riciclaggio presuppone che ovviamente tu sappia che i soldi che ti arrivano sono frutto di un reato commesso precedentemente da chi te li dà o da chi te li sta intermediando, quindi anche quello richiede una specie di prova diabolica, certo se si dimostrasse il riciclaggio, allora quello che ha detto Berlusconi l’altro giorno non sarebbe poi così vero, Berlusconi cosa ha detto? Finirà in una bolla di sapone, perché? Perché lui lo sa benissimo che con la legge ex  Cirielli la corruzione, non vi dico l’evasione fiscale che ormai è una burletta, si prescrive in 8 anni massimo, i fatti sono del 2004, siamo nel 2010, in fase di indagine bisognerebbe fare l’indagine, l’udienza preliminare, primo grado, appello e Cassazione in due anni, cosa assolutamente impossibile, altro che processo breve! 
Quindi è  evidente che con il reato di corruzione, evasione fiscale e quello che volete, non ce la si fa neanche credo con la ricettazione. Se invece, anzi sicuri neanche con la ricettazione, ci fosse un riciclaggio, beh allora con il riciclaggio la prescrizione è molto più lunga e qualche analogia con l’inchiesta milanese sul re delle bonifiche, il famoso Grossi che versava soldi sul conto di Montecarlo della moglie, la Signora Belli, Gariboldi, la moglie del vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, erano tutti innocenti, piagnucolavano, dopodiché hanno patteggiato, la Signora ha patteggiato e ha restituito i soldi e non c’è stato bisogno di dimostrare in cambio di cosa la Signora Belli e il marito che aveva la firma sul conto ricevessero questi soldi da Grossi, quindi non era importante il do ut des, la corruzione, è bastato contestare il riciclaggio e quelli per paura di essere condannati a una pena molto pesante e forse anche di dover restare ancora un po’ in galera, hanno patteggiato la pena e restituito un bel po’ di quattrini. 
Anche perché  il sequestro del conto era automatico, qui certo che se si contestasse il riciclaggio a Scajola, se si scoprisse che si può configurare un riciclaggio, per Scajola sarebbe un bel problema perché gli sequestrerebbero la casa, questo prevede la legge in caso di riciclaggio! 
Il processo potrebbe arrivare alla fine perché per il riciclaggio la prescrizione è molto più lunga, quindi questa è una fase molto importante delle indagini, perché bisogna configurare esattamente il reato, a naso è il classico caso di politico pagato da un imprenditore per tenerselo buono e per ricompensare i favori già ricevuti, oppure per propiziare i favori futuri, stiamo parlando del Ministro delle attività produttive, ovviamente, quindi stiamo parlando di un Ministro strategico per quanto riguarda gli interessi di un imprenditore del ramo edile, immaginate tutte le grandi opere che ci vengono continuamente annunciate, per non parlare delle centrali nucleari etc., delle nuove carceri che sempre bisognerebbe, dicono che costruiranno. 
Dicevamo quindi il 6 luglio, il 6 luglio dopo avere fatto quell’opera di sparpagliamento dei 900 mila Euro, di monetizzazione di trasformazione in banca, alla Deutsche Bank con 80 assegni circolari, cosa succede? Succede che da parte di Zampolini naturalmente, Scajola riceve le sorelle Papa al Ministero, dice Zampolini, avevo prelevato gli assegni circolari presso era Deutsche Bank e li portai al Ministro, quindi questa bella scenetta secondo Zampolini avviene al Ministero, casa nostra, in un ufficio pubblico ministeriale, si comprano e si vendono case private, secondo questa versione con soldi privati, ma di un altro, arrivano le venditrici, al Ministero ovviamente c'è il Ministro, fu proprio Scajola a prendere gli assegni, dicono le due venditrici, le sorelle Papa e a consegnarceli, Scajola riceve questo pacco di 80 assegni da Zampolini e li gira alle Signore Papa. 
Fu proprio Scajola a prendere i titoli e a consegnarceli, ma nell’atto non figura questo passaggio perché ci eravamo accordati per denunciare soltanto 600 mila Euro, quelli che Scajola infatti continua a dichiarare di avere pagato in seguito al mutuo con Banco di Napoli. 
Il notaio presente, anche lui viene interrogato, il Notaio Napoleone dai Magistrati e conferma che le cose sono andate così, se non che poi i Magistrati scoprono anche un altro passaggio di contanti ammesso già dalle Sorelle Papa, al momento di stipulare il preliminare, Scajola, dicono le due signore, ci consegnò 200 mila Euro che ci dividemmo in parti uguali, non si sa da dove vengano questi soldi, perché sono in più rispetto agli assegni, ci sono 900 mila Euro di circolari, 610 mila Euro provenienti dal mutuo che ha fatto Scajola e poi ballano ancora 200 mila Euro cash che le Sorelle Papa dicono di avere ricevuto dalle mani di Scajola, il che significa che in questo caso la casa sarebbe costata non 600 mila Euro, non 1,5 milioni di Euro, ma 1.710.000 Euro, siamo a quasi il triplo rispetto alla cifra che Scajola continua a dichiarare. 
Zampolini dice: Anemone mi incaricò di trovare un appartamento per Scajola, di questa vicenda era informato anche Angelo Balducci, il Provveditore alle opere pubbliche, inizialmente visionammo un immobile nella zona Gianicolo, poi Scajola ci disse che non gli piaceva, gli proposi quello del Colosseo, il famoso mezzanino e lui modesto com’è ha detto: ma sì, un mezzanino mi accontento, 180 metri quadrati una cosuccia! 
Questa è  la storia dell’appartamento, aggiungo che a un certo punto salta fuori e è notizia dell’altro ieri, un altro testimone, una specie di autista tutto fare di Balducci e di Anemone, ce l’avevano evidentemente in comproprietà, in condominio, d’altronde dice lo stesso autista, i due sembravano soci, figuratevi come faceva uno a controllare l’altro, quando erano praticamente pappa e ciccia, nella richiesta di arresto per l’Arch. Zampolini che il G.I.P. ha respinto dicendo che non è competente Perugia, ma è competente Roma, c’è anche allegato questo verbale, questo ragazzo interrogato già a Firenze a fine marzo, il tunisino Fati, in passato, scrivono i magistrati, è stato l’autista tutto fare, l’uomo di fiducia di Balducci e di Anemone e da loro ha ottenuto deleghe bancarie per operare sui conti correnti, lo mandavano anche in banca, nel 2004 aveva rotto con i due perché pare che si fosse fregato 200 mila Euro, poi è tornato, hanno rifatto la pace, nel 2006 è ricomparso. 
Lui, il tunisino, dice di avere portato all’Arch. Zampolini una somma di 500 mila Euro in contanti che prima aveva cambiato in banconote di più grosso taglio, nello studio Zampolini nei pressi di Largo Argentina, quindi praticamente è l’anello mancante tra Zampolini e Anemone, Anemone stanzia questa gigantesca somma di 900 mila Euro per la casa di Scajola, parte di questa somma se la carica in macchina in contanti il tunisino, la porta allo studio di Zampolini, quest’ultimo prende tutto il malloppo, lo porta alla filiale della Deutsche Bank, lo cambia in assegni circolari e con questi ultimi va al Ministero a rifornire, è una specie di Bancomat personale di Scajola!

La cricca, Lunardi e Matteoli (espandi | comprimi) 
Questo è  il racconto, voi capite che stiamo parlando di un racconto che ormai è circostanziato e confermato da 5 diversi soggetti: l’autista tunisino, l’Arch. Zampolini, le Sorelle Papa che sono due, Diego Anemone che ovviamente preso con il sorcio in bocca è costretto a dire quello che succede, poi naturalmente nessuno dirà, Zampolini naturalmente ha confermato che oltre al tunisino il resto dei contanti per arrivare da 500 mila a 900 mila, glielo avevano fatto avere altri autisti e la segretaria di Anemone e quelle operazioni naturalmente con tutti quei conti e tutti quegli assegni avevano destato anche l’attenzione dell’antiriciclaggio della Banca d’Italia che aveva fatto una segnalazione.Questo tunisino fa anche il nome del Ministro Lunardi, perché fa il nome del Ministro Lunardi? Perché anche Lunardi è oggetto di accertamenti per i suoi rapporti molto stretti con questa cricca, Lunardi era il Ministro delle infrastrutture nel precedente Governo Berlusconi, quindi si occupava delle grandi opere e un altro Ministro che era in grande confidenza con questi signori della cricca è l’attuale Ministro delle infrastrutture e cioè il Ministro Altero Matteoli che era finiano, adesso è diventato berlusconiano, è già imputato per un caso di favoreggiamento a un viceprefetto dell’Elba per averlo avvertito delle indagini a suo carico, bene emerge in questa inchiesta che anche lui aveva ottimi rapporti con questi signori, non solo aveva ottimi rapporti, ma accettava e inoltrava segnalazioni, adesso qualcuno dirà: ah beh ma così fanno tutti, le raccomandazioni, qui non stiamo parlando di raccomandazioni per far lavorare un ragazzo o una persona che abbia bisogno, cosa che già non si dovrebbe fare, no, qui stiamo parlando di un’altra cosa, qui stiamo parlando del fatto che Matteoli nel 2009 su richiesta di Denis Verdini, coordinatore primus inter pares del Popolo della Libertà, aveva promosso a Provveditore delle opere pubbliche per l’Italia centrale, l’Arch. De Santis Fabio che attualmente è in galera, De Santis non aveva titoli per diventare il Provveditore delle opere pubbliche dell’Italia centrale, infatti i suoi colleghi alla sede del Ministero protestarono, ma la nomina era importante, perché? Come ha scritto Peter Gomez su Il Fatto Quotidiano, De Santis nel nuovo ruolo di Provveditore alle opere pubbliche, doveva decidere su un appalto da 260 milioni di Euro che interessava al famoso Fusi, l’amico, l’imprenditore, forse socio occulto proprio di Verdini. 
E lo ha ammesso Matteoli di avere fatto quella nomina su segnalazione di Verdini, l’ha ammesso in un’intervista a Il Corriere della Sera, a Fiorenza Sarzanini ha detto: quando devo fare le nomine, le segnalazioni arrivano, non capisco cosa c’è di strano, certo non c’è niente di strano se arrivano le segnalazioni, c’è qualcosa di strano se le accetti, scavalcando le regole e nominando uno che non ha diritto a essere nominato per esempio! 
Invece lui dice: non capisco cosa c’è di strano se uno dei coordinatori del mio partito mi indica una persona, se qualcuno si scandalizza è davvero singolare! No, non è affatto singolare, singolare è che tu dica una roba del genere e resti ancora al tuo posto senza essere dimissionato all’istante! 
Quindi noi sappiamo che Lunardi, Dell'Utri, perché Dell'Utri c'entra sempre, Verdini, Matteoli erano tutti impegnati a far ottenere lavori a imprese in qualche modo collegate a questo giro, Lunardi si sarebbe fatto ristrutturare, lui dice di avere pagato, adesso i giudici vedranno, una casa dalle imprese di Anemone, poi avrebbe fatto da mediatore in una compravendita di terreni sui quali Anemone ha costruito l’ampliamento del circolo Salaria Sport Village, il famoso club dei massaggi alla cervicale bassa di Bertolaso, questa è la storia. 
Concludo dicendo: non so se si arriverà a un processo e devo dire l’aspetto penale di questa vicenda è l’ultima cosa che mi interessa, chi se ne importa se e quando e a che titolo verrà indagato, certamente i fatti sono piuttosto chiari o c’è un gigantesco complesso ordito dalle sorelle Papa, da Zampolini, da Anemone, dal tunisino e dagli assegni che si sono fabbricati da soli, oppure c’è un Ministro bugiardo che sta coprendo, come ho detto nel migliore dei casi un’evasione e nel peggiore dei casi una corruzione, forse finirà tutto prescritto in quanto la corruzione si prescrive tra due anni, forse no se riusciranno a dimostrare il riciclaggio, ma ricordate che qualche settimana fa, prima delle elezioni regionali si fece un gran parlare di una legge anticorruzione? Che il governo doveva promuovere una legge anticorruzione? Hanno partorito naturalmente un abortino ridicolo? Potrebbero fare una cosa utile? Potrebbero ratificare la convenzione del 1999, convenzione europea siglata a Strasburgo da tutti i paesi membri dell’Unione Europea e anche da qualcuno che sta fuori, ma che sta nell'Ocse e che poi i paesi membri avrebbero dovuto importare nel loro ordinamento, dopo averla firmata la dovevano ratificare e trasformare in legge nazionale, bene l’Italia è uno dei 4 che non l’ha fatto, l’ha ratificato perfino il Vaticano e perfino la Russia di Putin, ma noi no! 
Perché  noi no? Perché tutti questi comportamenti di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che prendono soldi da questo o da quel privato, sarebbero puniti gravemente come casi di traffico di influenza e che è una forma di corruzione, non è necessario che io dimostri che il Ministro in cambio di quegli assegni ha fatto qualcosa per favorire qualcuno o per sfavorire qualcun altro, ha abusato del suo ufficio e del suo potere, l’importante è dimostrare che ha preso dei soldi da un privato, perché un Ministro non deve prendere soldi da nessuno, se non il suo stipendio! 
Basterebbe questo per tagliare la testa a tutti i tori e dire: noi non vogliamo essere governati da gente che si fa pagare la macchina, la casa, il rubinetto che perde, l’idraulico, l’autista, la servitù, la segreteria, le mignatte, i massaggi etc., etc. da privati, perché? Perché può essere che lo facciano così per si vogliono bene, ma a noi non conviene che il controllore e il controllato si scambino favori in denaro o in natura, se noi dal 1999 avessimo questa convenzione, questa gente non l’avremmo più tra i piedi, invece questa convenzione non è mai stata ratificata, perché? Perché a ratificarla sono quelli che fanno queste cose e quindi giustamente per spirito di conservazione non la ratificano, ragione di più per auspicare al più presto un cambio in blocco di classe dirigente, un cambio che sarà più vicino e più probabile quando tutti gli italiani si renderanno conto di quanto ci costa proprio in termini di denaro sprecato o rubato un sistema basato su questo traffico di influenze, su questa commistione - identificazione tra controllori e controllati.

Continuate a seguire queste e le altre storie di questi giorni su Il Fatto quotidiano e passate parola, buona settimana!




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Categorie: PUNTATE PRECEDENTI, CONSIGLI PER VOI
04 Mag 2010




 





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